Continua l'ondata di proteste studentesche.
Questa mattina negli istituti Einaudi, Casaregis e Galilei gli studenti hanno occupato le rispettive scuole per manifestare contro i tagli all’istruzione, le spese per il riarmo e l’aumento del costo della vita. Una mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione sulle difficoltà delle nuove generazioni e sulle prospettive future di chi studia e si prepara a entrare nel mondo del lavoro.
Al centro della protesta c’è la richiesta di maggiori investimenti nella scuola pubblica, insieme alla contrarietà alle politiche del governo in materia di istruzione e sicurezza. Gli studenti contestano in particolare la riforma degli istituti tecnici denominata "4+2", ritenuta penalizzante per la formazione, perché, secondo i promotori della mobilitazione, ridurrebbe le ore dedicate ad alcune materie e rafforzerebbe il legame tra scuola e imprese a discapito della preparazione culturale.
Tra le questioni sollevate anche quella dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, oggi inseriti nei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO). Gli studenti chiedono maggiori garanzie sulla sicurezza, ricordando le tragedie che hanno coinvolto giovani durante esperienze lavorative e formative, e ribadiscono la necessità di mettere la tutela della vita e dei diritti al primo posto.
La protesta si inserisce in un quadro più ampio di contestazione delle politiche governative, che comprende anche l’opposizione al riarmo e alle misure considerate discriminatorie. "Vogliamo un futuro libero da precarietà, guerra e sfruttamento" è il messaggio lanciato dai promotori, che chiedono risposte concrete ai problemi quotidiani degli studenti.
La mobilitazione proseguirà domani, alle 17, con un’assemblea ai Truogoli di Santa Brigida. All’incontro sono invitati portuali, operai, vigili del fuoco, insegnanti, universitari e lavoratori della scuola, con l’obiettivo di costruire un fronte comune in vista dello sciopero generale proclamato per il 30 ottobre.
Lo slogan scelto dai manifestanti riassume il senso dell’iniziativa: "Soldi alla scuola, non alla guerra". Una richiesta che, attraverso l’occupazione degli istituti e il coinvolgimento di diverse categorie di lavoratori, punta a portare al centro del dibattito pubblico il tema delle risorse destinate all’istruzione, della sicurezza e del futuro delle giovani generazioni.










