Scade alla mezzanotte di oggi, domenica 8 novembre, il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l'acquisizione dell'ex Ilva. Un passaggio decisivo per il futuro del gruppo siderurgico, che arriva in una fase segnata dallo spegnimento degli impianti dell'area a caldo di Taranto e dalla richiesta di estensione della cassa integrazione straordinaria a oltre 8.600 lavoratori. Una partita che interessa direttamente anche Genova, dove resta aperta la questione delle prospettive industriali e occupazionali dello stabilimento di Cornigliano.
Tra i potenziali acquirenti figurano il gruppo indiano Jindal, interessato all'intero complesso siderurgico, e il fondo statunitense Flacks, che nei giorni scorsi ha confermato la volontà di proseguire nella procedura. Più incerta la posizione della cordata italiana promossa da Federacciai, che ad agosto aveva manifestato interesse per gli impianti, ma che al momento appare lontana dalla presentazione di una proposta vincolante.
Nelle ultime ore, tuttavia, è emersa anche l'ipotesi di un'iniziativa autonoma del gruppo Arvedi, già coinvolto nella cordata italiana. L'industriale Giovanni Arvedi starebbe valutando la possibilità di presentarsi da solo, con un possibile sostegno del Governo. Si tratta, al momento, di uno scenario non confermato ufficialmente.
Il gruppo cremonese, specializzato nella produzione siderurgica e nelle tecnologie di trasformazione dell'acciaio, aveva già tentato di acquisire l'Ilva nel 2016, insieme a Jindal e Cassa Depositi e Prestiti. Negli anni successivi ha inoltre ampliato la propria presenza industriale attraverso operazioni che hanno interessato gli stabilimenti di Trieste e Terni.
A rendere particolarmente complessa questa nuova fase della vendita è la situazione produttiva dello stabilimento di Taranto. La pronuncia della Cassazione del 29 ottobre, che ha confermato il provvedimento della Corte d'Appello di Milano, ha portato alla fermata dell'area a caldo, modificando significativamente le condizioni nelle quali i potenziali investitori dovranno valutare l'acquisizione del gruppo.
Parallelamente, Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ampliamento della cassa integrazione straordinaria dagli attuali 4.450 lavoratori fino a un massimo di 8.622. L'ultimo confronto tra azienda e organizzazioni sindacali al ministero del Lavoro si è concluso senza un accordo.
Per lo stabilimento di Cornigliano, la richiesta interessa fino a 870 dipendenti sui 917 complessivi, secondo i numeri illustrati nell'ultimo confronto ministeriale. Una situazione che alimenta le preoccupazioni sul futuro del sito genovese, già alle prese con le difficoltà di approvvigionamento e con l'incertezza sulla continuità produttiva.
La procedura di vendita era stata avviata nel luglio 2024, dopo l'ingresso di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria. Da allora la gara ha conosciuto diversi rinvii, l'ultimo dei quali ha spostato la scadenza dal 15 ottobre all'8 novembre. Con la chiusura dei termini sarà possibile verificare quali soggetti abbiano effettivamente formalizzato un'offerta e su quali basi industriali intendano rilanciare il gruppo.










