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Economia | mercoledì 16 maggio 2018, 09:41

Mare&Mosto: vivacità e passione per il vino ligure, quarta edizione di successo

Le vigne sospese della Liguria che incanta

“Non abbiamo più nulla da invidiare alle più blasonate aree vitivinicole nel nostro Paese”; queste le parole di Livia Merlo, vice Delegato AIS Genova, che confermano la vivacità e passione che si respirano a Mare&Mosto.

Giunta alla sua quarta edizione, la kermesse dedicata alla promozione dei vini liguri continua a crescere e conquista un pubblico sempre più eterogeneo e giovane, che nel vino cerca, e trova, molto più di una squisita bevanda.

“Il vino è la più alta espressione dell’amore fra la terra e l’uomo che la coltiva, con dedizione e rispetto” dice Marco Rezzano, Relatore AIS, introducendo la degustazione dedicata alle zone emergenti della Liguria, quelle ancora poco conosciute, ma che si stanno distinguendo per la qualità e ricercatezza della produzione, come Colline di Levanto e Golfo del Tigullio - Portofino nel levante, il Valpolcevera nel Genovesato, il Moscatello di Taggia e l’Ormeasco di Pornassio della Riviera Ligure di Ponente.

Conoscere e apprezzare il vino vuol dire intraprendere un viaggio nella storia del territorio. Un legame, quello dell’uomo con la sua terra, che in Liguria assume una valenza eroica. L’espressione “vigne sospese” non è solo un’immagine suggestiva per presentare al mondo la viticoltura ligure, ma una realtà.

Pensiamo alle Cinque Terre, alle terrazze che scivolano a mare. Talvolta con declivi più morbidi, altre volte a strapiombo, come avessero fretta di buttarsi nell’abbraccio salmastro. Non è molto diverso a ponente. 

Quando si parla di qualità, i vini liguri hanno tanto da offrire. “La maggioranza dei nostri vini è prodotta da vitigni autoctoni, pensiamo al Pigato, alla Bianchetta, allo Scimiscià, al Rossese e al Moscatello di Taggia. E anche quando si esprime con Vermentino, Bosco e Albarola lo fa sempre mantenendo il carattere peculiare del territorio” dice Livia Merlo.

Tra gli autoctoni recentemente riscoperti e che sta facendo tanto parlare di sé, c’è lui, il Moscatello di Taggia. 

“Nel ‘400 era il vino del Papa. Paolo III Farnese, raffinato conoscitore di vini, lo preferiva a quelli più in voga e non era il solo. Il Moscatello di Taggia era apprezzato in tutta Europa e particolarmente amato dai londinesi” racconta Augusto Manfredi, Vice Presidente Ais Liguria.  

Poi per una serie di sfortunate vicissitudini cade nell’oblio fino a quando, non molti anni fa, viene tenacemente riportato alla luce e alla terra da un gruppo di ostinati studiosi, appassionati e viticoltori di Ceriana nell’imperiese, supportati dalle ricerche scientifiche di Anna Schneider del CNR di Torino.

Oggi il Moscatello di Taggia dell’Associazione Produttori è una realtà che possiamo portare sulle nostre tavole.

“Quando l’ho messo al naso per la prima volta mi sono venuti i brividi dal piacere: non avevo mai sentito dei profumi così!",  si emoziona Augusto Manfredi. 

I composti odorosi del Moscatello di Taggia sono particolarissimi e diversi da quelli del Moscato di Asti tradizionale.

Inoltre è uno dei pochi Moscato bianco che può essere vinificato a secco e fatto invecchiare perché mantiene un’ottima acidità senza diventare amarognolo, come invece accadrebbe con la maggior parte degli altri Moscato.

Una scoperta entusiasmante che insieme alle tante produzioni di vino e olio in tutta la Liguria sta attirando turisti attenti e interessati al nostro territorio nella sua interezza, e non solo alle spiagge a al mare. 

L’enoturismo è una grande risorsa che non possiamo lasciarci scappare, come dimostra l’affluenza di tanti turisti stranieri a Mare&Mosto.

cs

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