Vuxe de Zena di Zenet | 24 maggio 2020, 14:00

Riflessioni sul coronavirus con i caruggi nel cuore

Entrare in contatto con se stessi, forzatamente, ai tempi del coronavirus, non è un gioco per tutti!!!

Riflessioni sul coronavirus con i caruggi nel cuore

Entrare in contatto con se stessi, forzatamente, ai tempi del coronavirus, non è un gioco per tutti!!!

Un po’ come perdersi in un labirinto nei caruggi di Genova per uno straniero, sbattacchiato qua e là tra l’odore del mare e quello dei frisceu che esce da qualche trattoria segreta ruspante e allegra, un angolo dopo inciampare in una prostituta, nascondere l’imbarazzo, sentire l’odore di marcio che viene dalla strada, aver paura di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato... 

Poi sentire una musica in lontananza, inseguirla per trovarsi all’improvviso in una strada più larga, non sapendo nemmeno come ci si è sbucati, sentirsi nudi di fronte a tanta bellezza, tra i palazzi di Via Garibaldi, poi cadere di nuovo negli inferi, in un vicoletto angusto umido e puzzolente, vagamente inquietante, e trovarsi di nuovo impreparati senza una guida o una mappa senza sapere che tutti, ma proprio tutti i vicoli, portano al mare.

Il momento attuale impone l’agilità di saper stare dove non sappiamo a che punto e cosa siamo. Di rinominare le strade che pensavamo di conoscere. Di prendere in mano una cartina una volta per tutte per sbrogliare la matassa.

Viviamo nell’epoca della distrazione. Siamo distratti dalle nostre azioni, da ciò che mangiamo, da ciò che ascoltiamo, da ciò che vedono i nostri occhi, dai media. Siamo distratti dal telefonino, dalla pubblicità alla tv, dal tablet, dalla lista delle cose inutili che avevamo pensato di fare o acquistare. Siamo distratti dai nostri affetti, siamo distratti da noi stessi. Tutto nell’illusione assurda e paradossale di conquistarci la salvezza”. E mentre cerchiamo di “salvarci”, ci siamo dimenticati completamente delle priorità, stiamo inseguendo qualcosa di buono per noi e per chi ci sta intorno o stiamo fuggendo ancora, anche ora?

Credo non sia facile restare per tutti e troppo a lungo senza anestetici di ogni tipo. Quello del nostro tempo per eccellenza credo sia la fretta. Siamo tutti di fretta. Ce l’abbiamo dentro. Si nasce di fretta si cresce e si fa tutto di fretta oggi. Persino i vecchietti sono di fretta.

Credo che se vogliamo sopravvivere ancora un pochino come specie umana, (al di là di ogni disagio possibile e alle volte inimmaginabile che stiamo vivendo) questa sia un ‘ottima occasione per rallentare un pochino.  E almeno nella misura in cui questo è possibile iniziare ad accorgersi. A smettere di dare per scontate tante cose piccole e grandi che costituivano le nostre certezze. Smettere di aver la presunzione di voler avere tutto sotto controllo. Accorgersi che a volte basta alzare lo sguardo, cambiare postura, per guardare le nuvole, anche da una piccola finestra di un minuscolo appartamento si può fare. E tra i panni stesi colorati e multiformi come un carnevale, sorprendersi, ecco si, sorprendersi a guardare uno stormo di gabbiani, afferrare un po’ della loro libertà, anche noi da qualche parte possiamo volare!

Pensiamo presuntuosamente di conoscere già tutto ciò che abbiamo intorno. Abbiamo trascurato spesso i particolari, dimenticando che una grande opera è fatta di infiniti minuscoli e minuziosi dettagli. Sono i dettagli appartenenti alla realtà (ammesso che ne esista una!) e quelli prodotti dalla nostra immaginazione che danno forma alle cose per davvero, a noi stessi, che ci cambiano lentamente, da dentro.

Allora possiamo immaginare di tornare a casa (anche se siamo restati quasi sempre qui ultimamente), e giocare a ritrovare qualcosa che avevamo dimenticato. Un odore, un colore. Ecco il riflesso del sole che si posa su una farfalla dipinta su una tazzina di porcellana dove hai appena bevuto il caffè, la farfalla ora si sposta dalla tazzina e vola verso di te. Poi scappa via per posarsi altrove. Attimi.

Attimi: di questo è fatta la nostra gioia.

Credo che la creatività possa salvarci ed esserci di grande aiuto in questo momento. Tutti come umani ne possiamo disporre in qualche misura. Dobbiamo essere creativi per ricominciare diversamente, per costruire qualcosa di nuovo. A volte per aiutarci a farlo basta cambiare il proprio punto di vista. E se non possiamo spostarci fisicamente , almeno servirci dell’immaginazione.

Allora dai vicoli stretti e bui ecco che riemergo di nuovo e sbuco di fronte a un ascensore , lo prendo e mi trovo davanti a uno spettacolo mozzafiato e guardando Genova dall’alto mi accorgo che anche io posso fare molto e faccio parte di tutta questa bellezza, fatta anche di puzze e di spacciatori, e sorrido e non me ne vergogno.

Stamattina ero agitata nervosa sentivo il fastidio addosso e il tempo. Cercavo la sensatezza nel pensare ossessivamente a cosa potevo aver fatto di buono i giorni scorsi. Stavo entrando in una spirale di giudizio fuori dal tempo e senza senso, lontano da tutto. Poi mia figlia (tre anni e mezzo di saggezza come tutti i bambini) mi osserva e mi dice  guardando fuori dalla finestra il temporale: “sei sempre lì mamma… ascolta, il tuono parla e la pioggia canta”, di fronte a tanta bellezza è impossibile non fermarsi.

Che diventare portatori di bellezza, inseguirla, cercarla, possa muoverci nel mondo e nella vita, in casa nostra, con fiducia, e possa  questa breve lettera accompagnarvi a trovare una buona ragione per farlo se siete vivi.

 

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Zenet / Raissa Farazi

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