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Cultura | 16 settembre 2020, 11:00

Masone, ritorna la mostra fotografica con due importanti firme

Domani si apre la ventiquattresima edizione della rassegna internazionale, presso le sale del Museo Civico. Espongono Mario Vidor e l’argentino di origini masonesi Esteban Pastorino Diaz. Luca Borzani (già a Palazzo Ducale) scelto come curatore

Masone, ritorna la mostra fotografica con due importanti firme

La fotografia va avanti, la fotografia è emozione, la fotografia non si può fermare. Infatti, anche in questo periodo di emergenza sanitaria, il Museo Civico di Masone, attraverso l’associazione Amici del Museo, da sempre molto attiva e appassionata, organizza - pur avendola slittata un po’ più in avanti - l’ormai tradizionale rassegna fotografica, che ha come grande ‘regista’ l’instancabile animatore culturale Gianni Ottonello.

In questo 2020 siamo giunti alla ventiquattresima edizione, il respiro è sempre internazionale e il titolo scelto è ‘Sguardi sul mondo’. L’inaugurazione è prevista per domani pomeriggio (giovedì 17 settembre) alle ore 16, la location sono le sale espositive del Museo Civico ‘Andrea Tubino’, noto anche come museo del ferro, e i protagonisti saranno l’argentino di origine masonesi Esteban Pastorino Diaz e il cittadino onorario di Masone Mario Vidor. In considerazione del suo particolare significato e pregio, la mostra ha ottenuto il patrocinio di Regione Liguria, chiesto ante pandemia.

“L’edizione 2020 della rassegna - racconta Gianni Ottonello - è presentata da Luca Borzani, per molti anni presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale a Genova, in qualità di coordinatore artistico. Gli autori interpretano le suggestioni della metropoli in base alle rispettive esperienze. Con straordinaria capacità, propongono allo stesso tempo due diverse scuole di pensiero, divise tra loro da oltre diecimila chilometri e un grande oceano. Per un piccolo comune come Masone, che si conferma sede privilegiata per l’arte della fotografia, l’occasione è molto particolare: infatti, oltre al valore culturale dell’esposizione, i due artisti sono legati e collegati con il nostro centro e con la Valle Stura”.

La mostra che inaugura domani resterà allestita sino al prossimo 14 febbraio, con i seguenti orari: sabato e domenica dalle 15,30 alle 18,30; dal 23 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021, in concomitanza con il grande presepe meccanizzato, tutti i giorni dalle 15,30 alla 18,30. C’è inoltre la possibilità di visite infrasettimanali per scuole e gruppi, contattando il numero 347 1496802 e/o la mail museomasone@gmail.com.

Mario Vidor non è nuovo rispetto alle sale espositive del Museo di Masone, dove ha già mostrato parecchi suoi lavori. Nato nel 1948 a Farra di Soligo, in provincia di Treviso, ha iniziato con esperienze pittoriche negli anni Ottanta, quindi la sua attenzione si è in seguito focalizzata sulla fotografia.

Dal 1982 la sua personale ricerca - partendo dalla lezione dei maggiori maestri dell’immagine di questo secolo - si sviluppa in due direzioni: l’indagine storico-scientifica e il linguaggio creativo. Alla sua prima pubblicazione ‘Sulle terre dei Longobardi’ (1989), sono seguiti numerosi altri volumi di fotografia, e alcune singolari cartelle foto-litografiche. A Pontremoli nel settembre del 1992, con il libro ‘Semplicemente Italia’, ha ricevuto il Premio Bancarella. Altri premi da menzionare: a Padova per la miglior fotografia veneta (1996) il Premio ‘Carlo Goldoni’; a Macerata il Premio ‘Territorio Odissea 2000’ (1998), per il libro ‘Le torri di Babele’; e a Orvieto nel marzo 2002, con il libro ‘Pagine Bianche’, si è classificato primo nella categoria ‘Fotografia Creativa’. Ha tenuto numerosissime mostre personali (oltre 350) nelle principali città italiane e all’estero. A Masone, in questo 2020, presenta ‘Periferie urbane’.

Quanto a Esteban Pastorino Diaz, durante la sua infanzia e l’adolescenza è rimasto affascinato dal lavoro manuale necessario alla realizzazione di modelli di aerei, il suo hobby per diversi anni. Interessato alla meccanica, ha deciso di frequentare Escuela Técnica Otto Krause a Buenos Aires. Nel 1993 si è laureato come tecnico meccanico e, dopo tre anni di studi di ingegneria meccanica, si è interessato alla fotografia. Dopo aver fatto un breve corso di base nel mezzo, ha deciso di rinunciare ai suoi studi formali e di concentrarsi sulle immagini. Durante il 1995-1996 ha seguito un corso di due anni di fotografia pubblicitaria mentre lavorava come assistente del fotografo.

Attraverso questa esperienza, si è reso conto che il mondo della fotografia commerciale non era il suo posto. Nel 1997 ha incontrato Juan Travnik, un noto fotografo/curatore argentino, e ha frequentato i suoi laboratori per più di due anni. Si è poi concentrato sui propri progetti, che attingono al suo background tecnico. Per esempio, la serie ‘KAP’ comprende immagini aeree scattate da un aquilone, e la sua serie panoramica è stata realizzata con una telecamera a strisce panoramiche che ha progettato e costruito.

Nel 2001 ha ricevuto il Premio Fotografo dell’Anno assegnato dall’Associazione Argentina dei Critici d’Arte. A Masone propone la sua personale ‘y = t’.

Alberto Bruzzone

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