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Cultura | 30 dicembre 2020, 13:50

La Chiesa al tempo dei due Papi: il libro inchiesta del vaticanista genovese Marco Ansaldo

L’inviato di ‘Repubblica’ ha pubblicato con Rizzoli il suo ultimo lavoro dedicato agli anni recenti del Vaticano, a partire dalla storica data delle dimissioni di Joseph Ratzinger; e tutto si conclude con una visione in prospettiva

La Chiesa al tempo dei due Papi: il libro inchiesta del vaticanista genovese Marco Ansaldo

“Ormai i Papi devono viaggiare. Anche con Giovanni Paolo II è stato così. E io non sono più in grado di farlo. È giusto che ora lo faccia un altro. C’è il modo di fare un altro Papa”.

Queste frasi le pronunciò effettivamente, in lingua tedesca, Benedetto XVI, quando comunicò per la prima volta al suo segretario personale, monsignor Georg Gänswein, la sua intenzione di dimettersi dal Pontificato e di ritirarsi a vita privata, scrivendo una pagina tra le più importanti di sempre nella storia della Chiesa.

Lo sapevano in pochissimi, “meno delle dita di una mano”, prima che Joseph Ratzinger, l’11 febbraio del 2013, ne desse l’annuncio ufficiale in latino (a capirlo tra i primi fu una bravissima giornalista dell’Ansa) ai vari cardinali, riuniti in Vaticano in vista della canonizzazione dei martiri d’Otranto uccisi dai turchi più di mezzo millennio prima.

Lo sapevano il confessore del Papa, monsignor Georg, il fratello del Papa, Georg Ratzinger, e il cardinal Tarcisio Bertone, allora Segretario di Stato. Ora quelle frasi sono finite su un libro, un prezioso volume che ripercorre in maniera fedele e puntuale gli ultimi sette anni di storia della Chiesa: lo ha scritto Marco Ansaldo, giornalista genovese tra i vaticanisti più noti e stimati nonché corrispondente in Medio Oriente e inviato speciale per la politica internazionale per il quotidiano ‘la Repubblica’.

Il libro s’intitola ‘Un altro Papa. Ratzinger, le dimissioni e lo scontro con Bergoglio’ ed è pubblicato da Rizzoli. È un lavoro di cui c’era bisogno, perché racconta i fatti al di là dei sensazionalismi e perché rimette un po’ di ordine e ristabilisce la verità di quanto accaduto, in maniera sobria e analitica, molto distante quindi da alcune pubblicazioni già uscite e che hanno suscitato molto scalpore per il loro essere eccessivamente ardite.

Ansaldo, invece, si conferma un inviato ‘alla vecchia maniera’, il che gli consente di mantenere inalterata la stima e il rispetto di cui gode anche nelle alte sfere del Vaticano, per aver sempre lavorato con impegno e con amor di verità. Il volume fa perno su tre colloqui privati che il giornalista ha avuto nel corso degli anni con monsignor Gänswein, la figura più centrale e rappresentativa nella Chiesa dei due Papi, in quanto da sempre anello di collegamento tra il Monastero di Mater Ecclesiae e Casa Santa Marta, ovvero le residenze di Ratzinger e di Bergoglio.

“Ma poi - racconta l’autore - ci sono moltissime altre fonti che non ho citato, ma che sono state molto utili per ricostruire le varie vicende. In Vaticano nessuno parla ufficialmente, ma poi sono tanti quelli che hanno voglia di parlare. E il mestiere dell’inviato, secondo me, è proprio quello di raccontare ciò che non si vede, ciò che rimane segreto e nascosto”.

Quando rinunciò al Pontificato, Ratzinger fu al centro di moltissime ipotesi: erano gli anni dello scandalo di Vatileaks, ma non fu per questo che Benedetto XVI scelse di ritirarsi. Semmai, furono solo ed esclusivamente motivi di salute: questo è quanto sostiene Marco Ansaldo, suffragato dalle testimonianze che ha potuto raccogliere.

“Per il resto, non credo ci sia bisogno di sensazionalismi, anche perché le vicende degli anni recenti della Chiesa sono talmente clamorose che basta raccontarle così come sono. Non da ultima, la decisione più recente di Papa Francesco, ovvero quella di svuotare di tutti i fondi la Segreteria di Stato e di trasferire tutte le risorse all’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica”.

In ‘Un altro Papa’, il giornalista genovese parte dalla storica data dell’11 febbraio del 2013, quando un fulmine colpì la cupola di San Pietro, poche ore dopo l’annuncio delle dimissioni di Ratzinger. Poi, ci si sofferma sulla questione dei preti omosessuali, sul famigerato attico del cardinal Bertone, sul ciclone dei ‘Corvi’ e, nel finale, sul recentissimo siluramento del cardinale sardo Angelo Becciu.

Sullo sfondo di tutto, lo scontro permanente tra conservatori da una parte e riformisti dall’altro: “Uno scontro che c’è sempre stato, all’interno della Chiesa, ma mai in maniera così evidente. E questo è causato anche dalla presenza di due Papi all’interno delle stesse mura. Io credo che Benedetto e Francesco si stimino e si vogliano bene, a livello personale, ma le loro distanze sul futuro e sulle prospettive della Chiesa sono piuttosto chiare e marcate. Non sono mancate le occasioni in cui, attraverso scritti, prefazioni e interventi, il Papa Emerito è entrato a piedi uniti nelle questioni attuali, nonostante il suo impegno a ritirarsi a vita privata. Ma, evidentemente, ha una personalità talmente forte da non poter tacere. Questo scatena la ‘battaglia’ tra i due entourage. Francesco risente di tutta questa pressione e per lui non è semplice avere dentro alle mura vaticane un altro uomo vestito di bianco. Grazie a Ratzinger l’ala conservatrice continua a essere molto forte. Non è un male che ci sia una posizione di contrasto, seppur sempre all’insegna del dialogo, anzi. In una monarchia piccola come quella del Vaticano è persino salutare che ci sia. E, secondo me, gli attacchi da parte dei conservatori si ripeteranno e diventeranno ancora più forti nel momento in cui Papa Francesco si ritroverà da solo”.

E qui, Marco Ansaldo apre alla sua prospettiva: “Commentando le dimissioni di Ratzinger, durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa il 26 maggio del 2014, Francesco ha detto: ‘Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione. Ha aperto una porta, quella dei Papi Emeriti. La porta è aperta, ce ne saranno altri o no, Dio solo lo sa. Io credo che un vescovo di Roma, se sente che le forze vanno giù, deve farsi le stesse domande che si è fatto Papa Benedetto’. Di fatto, anche Bergoglio ha aperto a una decisione che, in futuro, potrebbe essere simile. Ma non lo farà certamente sinché Benedetto sarà in vita, altrimenti ci sarebbero tre Papi. Però, non è escluso che lo faccia quando Benedetto non ci sarà più. E allora mi immagino un Bergoglio che, andando in controtendenza come sua abitudine, tornerà a vestirsi di nero e tornerà magari nella sua Argentina, a viaggiare sulla metropolitana”.

E chi ci sarà dopo? Ansaldo nel libro fa la sua previsione: il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, ovvero “la sintesi perfetta di quel che, almeno per una volta, sia Benedetto sia Francesco intravedono per il futuro della Chiesa cattolica”. Ancora una volta, la firma del grande inviato è di peso. E questo suo lavoro merita moltissimo.

Alberto Bruzzone

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