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Attualità | 28 marzo 2021, 16:00

Tutta la storia dell’‘Albergo dei poveri’ in un libro ampio e documentato (FOTO)

Il lavoro porta la firma di Annamaria de Marini, attuale sovrintendente, ed è pubblicato da Stefano Termanini editore: si tratta della più completa opera esistente sulla struttura

Tutta la storia dell’‘Albergo dei poveri’ in un libro ampio e documentato (FOTO)

È un'opera che onora Genova storica e culturale quella scritta da Annamaria de Marini, storica, ricercatrice ed attuale sovrintendente del cosiddetto ‘Albergo dei poveri’ che narra storia, funzione e vicende anche inedite di uno dei palazzi più pregevoli e ricchi di storia e cultura del capoluogo ligure: ‘Emanuele Brignole e l'Albergo dei poveri’ è il titolo, circa duecento le pagine, edito da Stefano Termanini; costituisce la più completa pubblicazione esistente sulla struttura creata dall'illustre genovese, filantropo ed altruista.

De Marini, nella prima parte del volume che spazia dalle origini fino all'attuale uso come università, traccia una sorta di affresco storico sulla Genova del '600 dedicando particolare attenzione al sistema assistenziale ed ospedaliero dell'epoca. In origine l'istituto era un reclusorio dal quale gli ospiti non potevano uscire ma usufruivano di un programma d’avviamento sociale al lavoro, alternato peraltro anche a momenti di preghiera; forti di tale preparazione, una volta lasciata la struttura potevano essere più facilmente inseriti nel mondo del lavoro.

Il libro dedica poi ampie pagine alla biografia dell'ideatore dell'iniziativa caritatevole e solidaristica: nato nel 1617 era finanziere e fu uno degli uomini più ricchi della Genova dell'epoca; ma il libro ha la specificità importante di narrare un inedito non conosciuto in città: l'autrice, attraverso ricerche e documenti di prima mano, informa che Emanuele s’ammalò e su questo male vennero scritti quattro trattati; un caso clinico particolare visto che si trattò di depressione a causa delle pesanti critiche cui fu sottoposto proprio per la sua opera altruistica.

Genova ingrata con lui, decise allora di andarsi a curare a Piacenza dove si ristabilì dal grave malessere tornando nel capoluogo ligure guarito dove poi morì per influenza nel 1678; le critiche che lo fecero ammalare e gli toccarono l'animo erano rivolte a quella struttura, secondo i detrattori troppo grandiosa e ricca d’opere d'arte, peraltro pagate di tasca sua dal finanziere che amava quel palazzo e lo voleva particolarmente bello. La tradizione dell’‘Albergo dei poveri’ proseguì fino al '900 per diventare infine sede universitaria; nel libro non manca la descrizione persino puntigliosa della giornata, come si svolgeva all'interno, e della vita che conducevano i circa 2.600 ospiti seguiti da quattrocento persone di servizio. L'ultima parte del libro è dedicata ad una sorta di visita guidata che descrive le opere d'arte che contiene e l'iter da seguire per poterle ammirare.

Nelle pagine del volume l’autrice fornisce altre utili nozioni sulle ‘Brignoline’, inizialmente laiche e facenti parte di quella chiamata ‘Opera di Nostra Signora del Rifugio’ e quindi diventata ordine monastico delle Brignoline così chiamate dal loro benefattore; ed a questa Brignole donò anche una bella villa che diventò casa madre ma venne poi demolita per fare posto alla stazione ferroviaria di Brignole, così chiamata perché era proprietà di Emanuele, particolare che forse tanti genovesi non conoscono.

Dino Frambati

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