La rubrica Testimonial del dialetto torna con un’intervista a Fabio Farina, insegnante e traduttore che da qualche mese si è avvicinato al genovese con un obiettivo chiaro: dimostrare che questa lingua non è solo adatta alla commedia, ma può affrontare anche temi profondi e drammatici. Un lavoro frutto di passione e ricerca che sogna di portare presto a teatro.
“Più che scrittore, sono un traduttore - precisa Farina all’inizio della nostra chiacchierata - Ho iniziato a tradurre i testi in genovese quest’anno, a gennaio, ma il lavoro di riflessione e studio è cominciato prima. Poi mi sono lanciato e questa attività mi ha subito entusiasmato. Per fortuna ho trovato persone che mi hanno aiutato, come Enrico Carlini, il professor Franco Bampi e Giorgio Oddone, presidente della Consulta Ligure”.
Farina è già autore di cinque traduzioni e presto presenterà il suo ultimo lavoro in un evento dedicato. Il punto chiave del progetto di Fabio Farina è chiaro: “In genovese si può scrivere tutto. Mi inchino dinnanzi a Gilberto Govi, che ci ha portato nel mondo, ma non esiste solo la commedia comica. Si può parlare e scrivere in genovese di qualsiasi argomento. Siamo stati i dominatori del Mediterraneo per settecento anni: la nostra lingua era utilizzata nei documenti, negli atti notarili e in tutte le comunicazioni marittime. Col tempo l’abbiamo persa, ma oggi possiamo recuperarla, farla rivivere”.
La prima traduzione di Farina è stata “Casa di bambola” di Henrik Ibsen, un classico della letteratura moderna che affronta la condizione femminile. “Un testo drammatico, attualissimo: guardando i telegiornali, ci accorgiamo di quanti pochi passi avanti abbiamo fatto rispetto a quei tempi”.
Con l’intento di dimostrare la versatilità del genovese, Farina ha lavorato su altri autori impegnati come Irène Némirovsky – “mi sono innamorato delle sue parole” – e Rachel Carson, pioniera dell’ecologia moderna. “Carson è stata la prima a denunciare, negli anni ’60, l’abuso di pesticidi e fertilizzanti. Ho tradotto una sua opera breve che trasmette la meraviglia per la natura ai giovani: un tema perfetto per chi, come me, cerca di riscoprire il genovese con lo stesso senso di meraviglia”.
La “normalizzazione linguistica” del genovese
Farina porta con sé un’esperienza di vita fondamentale: gli anni vissuti in Catalogna, dove ha assistito al processo di “normalización lingüística”. “Dopo il franchismo, negli anni ’80, il catalano era proibito, ma con la democrazia è tornato nelle strade, nei negozi, nella vita quotidiana. Quando è arrivata la democrazia si è ricominciato a parlare il catalano e a utilizzarlo quotidianamente in strada. Questo processo è stato chiamato ‘normalización lingüística’. Allo stesso modo la normalizzazione del genovese affinché sia normale parlare il genovese”.
Normalizzare il genovese, per Fabio, significa renderlo di nuovo normale. Una lingua che possa tornare nei teatri, nei libri e nella quotidianità delle persone, senza forzature ma con naturalezza.
Oltre alla passione, c’è anche un gesto concreto dietro le traduzioni di Farina: tutto il ricavato delle vendite è devoluto al canile di Rapallo. “Tradurre in genovese è la mia passione, ho già un lavoro che amo. Non voglio soldi per me, voglio che questi lavori siano utili alla gente e, in questo caso, anche agli animali. Se bisogna lasciare un segno in questo mondo, io lascerò queste traduzioni”.
Il sogno nel cassetto è portare una delle sue traduzioni su un palcoscenico. Un teatro che, attraverso il genovese, riesca a trasmettere emozioni universali. Con impegno e passione, Fabio sta costruendo un percorso che dimostra quanto il genovese sia vivo, pronto a tornare protagonista non solo nelle risate, ma anche nelle storie che fanno riflettere.
I VOLTI E LE STORIE CHE CELEBRANO IL DIALETTO LIGURE
La nostra rubrica Testimonial del Dialetto ha portato ai lettori tante storie appassionanti, che continuano a tracciare il profilo di una Liguria viva e pulsante. Ecco i protagonisti che ci hanno accompagnato:
- Gilberto Volpara, giornalista e divulgatore della cultura e delle tradizioni locali.
- Anto Enrico Canale, conoscitore della lingua ligure e membro dell’Associazione O Leûdo.
- Francesco Pittaluga, autore di testi sulla storia e cultura locale.
- Mike fC, rapper genovese che mescola il dialetto con le sonorità contemporanee.
- Rita Bruzzone, consigliera comunale e promotrice della tradizione orale ligure.
- Andrea Di Marco, comico e attore che ha saputo reinterpretare con ironia la cultura locale.
- Giampiero Cella, profondo conoscitore del folklore ligure.
- Marco Carbone, in arte "U Carbun", cantastorie moderno che mantiene viva l’oralità ligure.
- Ennio Cirnigliaro, storico e archeologo appassionato di cultura locale.
- Bruno Gattorno, autore e interprete di classici rivisitati della tradizione genovese.
- Vladi Zullo, leader de I Trilli, storica band dialettale genovese.
- La compagnia teatrale “Quelli de na votta”, che porta in scena il dialetto ligure con passione.
- Davide Cabona, cantautore che racconta storie liguri con una vena poetica unica.
- I Demueluin, musicisti che mescolano modernità e tradizione nel loro repertorio dialettale.
- Vinicio Raso, figura chiave nella celebrazione del centenario della stazione di Sestri Levante.
- Franco Po, cuore organizzativo della storica Sagra del Bagnun di Riva Trigoso.
- Il mitico Tipo Mustopo, leggenda popolare della comicità genovese.
- Franco Casoni, scultore e artista che rende omaggio alla Liguria attraverso le sue opere.