Attualità | 29 ottobre 2026, 13:05

Investita e uccisa sulle strisce nel 2023 a Cornigliano: condannato il camionista, oltre un milione di euro ai familiari

Accolte le richieste dopo la tragica morte della 50enne Maria Mercedes Huayamave Moran. Per il conducente del tir pena superiore ai tre anni per omicidio stradale e omissione di soccorso. Il mezzo non doveva neppure transitare in quella fascia oraria

Immagine di repertorio

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Più di tre anni di reclusione e un risarcimento che supera il milione di euro per i familiari della vittima. Si chiude così il capitolo giudiziario legato alla tragica scomparsa di Maria Mercedes Huayamave Moran, la cinquantenne di origine ecuadoriana che nel maggio 2023 fu travolta e uccisa da un autoarticolato mentre attraversava sulle strisce pedonali a Cornigliano.

Il giudice ha condannato in rito abbreviato il responsabile dell’incidente, A.S., camionista 46enne di nazionalità marocchina. La pena complessiva è di 2 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio stradale, a cui si aggiungono 8 mesi di carcere per omissione di soccorso, oltre alla revoca della patente di guida. Parallelamente, è stato riconosciuto ai fratelli e alle sorelle della donna un risarcimento economico complessivo pari a un milione di euro. La famiglia è stata assistita e tutelata nel percorso legale da Giesse, società specializzata nel risarcimento danni da incidenti mortali.

I fatti risalgono alla mattina del 10 maggio 2023. A.S., alla guida di un tir Mercedes Benz, si trovava incolonnato nel traffico lungo via Cornigliano. Quando i veicoli hanno ripreso la marcia, l'uomo non si è accorto che la cinquantenne stava attraversando la carreggiata sulle strisce pedonali insieme a un'altra persona, travolgendola in pieno. Per la donna non ci fu purtroppo nulla da fare: le lesioni riportate nell'impatto si rivelarono immediatamente fatali.

Un quadro reso ancora più grave dalle violazioni emerse durante le indagini, come sottolinea Ivan Marinangeli di Giesse:

"Per la famiglia Moran si chiude un capitolo doloroso. Questa tragedia non solo poteva, ma doveva assolutamente essere evitata. Dalle verifiche è emerso che il conducente del mezzo pesante aveva superato i tempi di guida consentiti dalla legge, accumulando una stanchezza incompatibile con la sicurezza stradale. Ma soprattutto, il tir percorreva una strada su cui vigeva il divieto di transito per gli autoarticolati nella fascia oraria tra le 9 e le 17".

A pesare profondamente sulla vicenda è stata anche la condotta tenuta dall'uomo subito dopo lo schianto:

"Ciò che fa più male e aumenta il dolore dei familiari – conclude Marinangeli – è che il camionista, dopo l'impatto, è sceso dal mezzo e si è allontanato senza prestare soccorso e lasciando la vittima incastrata sotto il veicolo. La speranza è che questa tragedia serva da monito: il rispetto dei divieti e dei tempi di riposo non è una formalità, ma un dovere per tutelare la vita. Un ringraziamento va anche al Consolato Generale dell'Ecuador per il supporto costante fornito alla famiglia dal 2025 ad oggi".

Redazione

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