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Cultura | giovedì 09 agosto 2018, 11:18

"Cercasi museo per collezione di strumenti musicali da record" a Genova

In Liguria non esiste un'altra raccolta etnomusicale come quella di Ida e Paolo Aldo Rossi: oltre 1100 strumenti provenienti da tutto il mondo e tenuti in casa, che cercano una collocazione museale. L'appello dei coniugi (VIDEO)

È come fare il giro del mondo e dell’umanità, viaggiando da un continente all’altro, tra suoni, colori e forme diversi. E anche epoche. Perché loro, Ida Livigni e Paolo Aldo Rossi, hanno un vero e proprio museo etnomusicale nella loro casa del Centro Storico.

Da anni, infatti, collezionano strumenti di ogni genere, anche molto curiosi e rari (dalla gironda, ai fischietti che in Puglia i ragazzi regalano alle fidanzate, dalla mascella d’asino messicana alle unghie di capra, dalle campane pitagoriche al bastone della pioggia amazzonico, per finire con la tibia umana suonata come un flauto). Sono appesi sulle pareti, in bella vista nelle vetrine, appoggiati a terra, esposti in libreria e perfino messi in bagno, come le bellissime conchiglie intarsiate. Si capisce, quindi, perché da anni i due coniugi cerchino una nuova collocazione per questi che sono diventati oltre 1100 strumenti tra quelli a fiato, a percussione e a corde. Hanno provato, qui a Genova, a offrirli gratuitamente, pensando anche di unire la collezione etnomusicale a quella di etnomedicina dell’Università, conservata in Via Balbi 4, curata dall'antropologo Antonio Guerci, e non visitabile.

Due collezioni davvero rarissime – quella di del Museo di Etnomedicina di Antonio Scarpa è unica al mondo, quella di Ida e Paolo è simile a quelle di Roma, Bologna e Venezia – che rischiano di essere trasferite in altre città. “È già successo con gli strumenti di ottica, tra lenti e telescopi, di Friz Raschuler, ottico in Via Roma – spiega Paolo, docente universitario di Storia del Pensiero scientifico – di cui ho fatto una mostra nell’84 e che ora è in Veneto: l’ha presa Luxottica, perché il Comune ha risposto che non sapeva cosa farsene. E Bologna si è interessata al Museo Scarpa”.

E il timore che questo accada di nuovo c’è, perché nessuno ha risposto all’appello di Ida e Paolo – “Abbiamo pensato ai Magazzini del Cotone, dove avevamo fatto una mostra circa venticinque anni fa, ma sembra che i costi siano troppo alti” -, mentre sembra che in provincia di Ancona, a Offanengo, dove Paolo è cittadino onorario, sarebbero disposti a ospitare gli strumenti.

“Ma noi preferiremmo restassero qui, sia perché Genova è la nostra città, sia perché per rivedere i nostri strumenti dovremmo fare parecchie ore di macchina”. Quindi l’offerta è sempre valida: la città può ricevere in dono una collezione di grandissimo valore antropologico, purché si faccia carico della manutenzione e dell’allestimento: “Vorremmo fosse interattivo – conclude Ida – con una campionatura di suoni, in modo che musicisti e studenti possano ascoltare, imparare ed eventualmente saperli ricreare”.

 

Medea Garrone

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