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Attualità | 29 gennaio 2019, 07:30

Multedo e Fegino, piani di emergenza tutti da rifare

Accolta all’unanimità in Sala Rossa la mozione presentata da Stefano Giordano (M5S): “La popolazione dev’essere coinvolta come prevede la normativa Seveso III”. Bucci: “La Giunta appoggia questa proposta”. Il senatore Crucioli (M5S) porta il caso depositi costieri a Palazzo Madama

Multedo e Fegino, piani di emergenza tutti da rifare

Piani di Emergenza Esterna per le zone a rischio di incidente rilevante: il Consiglio Comunale di Genova vota all’unanimità la mozione presentata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano, che si riferiva, con particolare attenzione, alle zone di Multedo e di Fegino. Si tratta di un atto importante perché impegna Sindaco e Giunta Comunale “a promuovere nei confronti del Prefetto e del Comitato Tecnico Regionale la redazione di protocolli operativi che recepiscano la nuova normativa e i documenti di indirizzo citati in premessa, al fine di predisporre un piano di sperimentazione dei PEE nelle zone di Multedo e Fegino”.

 

Il Piano di Emergenza Esterna (PEE) è un documento di protezione civile che organizza, con procedure condivise con le altre amministrazioni pubbliche e private locali, le risorse disponibili sul territorio per ridurre o mitigare gli effetti dannosi di un incidente industriale sulle aree esterne al perimetro di uno stabilimento industriale a rischio di incidente rilevante. Relativamente a Multedo, si tratta di documentazione che da anni attende di essere aggiornata. Gli stessi cittadini, per la maggior parte, sono completamente all’oscuro dei comportamenti da adottare in caso di incidente grave, e questo certamente non per colpa loro, ma perché non sono stati debitamente informati o perché i depliant in loro possesso sono ormai datati.

Giordano ricorda: “Genova è la seconda città italiana per numero di impianti pericolosi. Nell’area metropolitana ve ne sono ben quindici, di cui dodici nel solo Comune di Genova. Quasi tutti sono a breve, se non brevissima, distanza dalle abitazioni. Si tratta in maggioranza di depositi di prodotti chimici e petroliferi che arrivano qui dal porto e che vanno verso il Nord Italia attraverso oleodotto o con auto e ferro cisterne”.

Grazie alla mozione del Movimento 5 Stelle approvata da Tursi a inizio anno, “abbiamo impegnato il Sindaco e la Giunta a promuovere nei confronti del Prefetto e del Comitato Tecnico Regionale la redazione di protocolli operativi che recepiscano la nuova normativa. La mozione che riassume aspetti estremamente tecnici della normativa Seveso lll - spiega Stefano Giordano, primo firmatario del testo - stimola e attiva l’amministrazione comunale a predisporre con gli organi competenti lo svolgimento dei piani di emergenza esterni. Questo importante risultato apre un percorso di condivisione tra aziende ad alto rischio, organi competenti e cittadini per svolgere e nel contempo comprendere i piani di emergenza esterni. Questo percorso è indispensabile per l’incolumità pubblica e per far capire quali rischi esistono e quali azioni sono necessarie per la propria incolumità”.

Nel documento, Giordano osserva come “vadano rispettate le finalità previste dal decreto legislativo 105/2015, ovvero l’attuazione della Seveso III: controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, l’ambiente e i beni; mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze degli incidenti rilevanti; informare adeguatamente la popolazione e i servizi o le autorità locali competenti; provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante”. Viene inoltre ricordato che “quando si consultano i cittadini, le autorità competenti (Prefetto in primo luogo) devono predisporre un documento semplificato e non definitivo, in modo che i cittadini possano realmente incidere sul futuro contenuto del Piano. Inoltre, l’aggiornamento è obbligatorio ogni tre anni, ma dipende anche dai cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti”.

Il Prefetto ha diverse modalità di contatto con la popolazione: assemblee pubbliche; sondaggi; questionari; altre modalità idonee, compreso l’utilizzo di mezzi informatici e telematici. Vanno comunicate ai cittadini, in particolare: le fasi e il relativo cronoprogramma della pianificazione o della sperimentazione; le azioni previste dal piano di emergenza esterna concernenti il sistema degli allarmi in emergenza e le relative misure di autoprotezione da adottare.

Secondo Giordano, i vari parametri previsti dal decreto legislativo 105/2015 “sono perfettamente applicabili agli impianti di Multedo e Fegino, anche per quanto riguarda la loro vetustà”.

Il sindaco Marco Bucci, impegnato su un altro fronte per la delocalizzazione dei depositi costieri, afferma: “Sono soddisfatto di questa mozione, che la Giunta appoggia positivamente. L’argomento ci consente di parlare di due aspetti alla cittadinanza. Il primo: ricordo che i piani di emergenza interni alle aziende sono perfettamente in vigore e vengono osservati, altrimenti se aziende stesse non potrebbero aprire e lavorare. Il secondo: è giusto dare informative costruttive alla popolazione. La Giunta precedente, devo darne atto, nel 2017 ha fatto molti passi in questo senso e organizzato parecchie assemblee pubbliche. Il piano dell’area portuale è stato approvato. Quello dell’Iplom anche. Per quanto riguarda Multedo, il piano di emergenza esterno è in corso di approvazione. Noi come Comune abbiamo fornito tutti gli elementi tecnici che ci sono stati richiesti. È stata fatta un’assemblea preliminare, ora vediamo se ci sarà bisogno di farne una seconda. Io spero sempre di trasferire i depositi, ma intanto tutto deve essere in sicurezza. Stiamo lavorando per trovare la scelta migliore tra rischio e impatto economico e occupazionale”.

Del caso Multedo in particolare si è parlato anche a Roma, durante una recente seduta di Palazzo Madama. Il senatore del Movimento 5 Stelle Mattia Crucioli ha illustrato all’aula le varie problematiche: “Ben quattro industrie petrolchimiche si trovano nel Ponente genovese, all'interno del quartiere di Multedo, in cui abitano circa cinquemila persone; nel raggio di cinque chilometri da esse, si conta una popolazione di più di centomila abitanti. Questi stabilimenti movimentano sostanze chimiche e prodotti cancerogeni. In questi ultimi decenni sono stati numerosissimi gli esposti e le segnalazioni da parte della cittadinanza e dei comitati, per denunciare le criticità ambientali dovute all'inquinamento atmosferico o del suolo”.

Crucioli ricorda: “Dopo una serie di incidenti, alla fine degli anni Ottanta si giunse a un protocollo d'intesa che avrebbe dovuto portare alla cessazione o al ricollocamento di alcuni di questi impianti entro il 1991. L'anno successivo, nel 1992, la Regione approvò un piano territoriale con i medesimi obiettivi. Identici obiettivi furono quelli del comitato tecnico regionale nella seduta del 2015. Oggi, nel 2019, e negli ultimi trent'anni, la politica locale ha derogato e disatteso le stesse regole che si era data. Anche il nuovo sindaco, Marco Bucci, volendo, a suo dire, distaccarsi da un precedente modus operandi politico, ha dichiarato qualche mese fa che avrebbe, entro poco tempo, preso una decisione in merito a questi stabilimenti e che, di conseguenza, avrebbe risolto l'annosa situazione”. Di qui l’auspicio: “Personalmente spero che, dopo tutti questi anni, si possa finalmente tenere in conto le esigenze dei cittadini, che da anni si battono per il loro ambiente e il loro territorio. Sono certo che si debba arrivare, nel tempo che ci separa da una soluzione radicale di queste problematiche, a una capillare campagna di monitoraggio ambientale, che fino a oggi non è stata esercitata in maniera sufficiente, anzi, è stata assolutamente parziale e non continuativa nel tempo. La finalità dovrà essere quella di raccogliere, in maniera trasparente ed efficace, campioni e dati riguardanti la concentrazione di sostanze inquinanti nel territorio interessato. Da Roma saremo sicuramente attenti e faremo di tutto affinché gli enti locali garantiscano il diritto alla salute dei miei concittadini”.

 

Alberto Bruzzone

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