Last Train Home - Diario di un Pendolare | 03 aprile 2020, 17:00

2020: quali scenari all'orizzonte?

"Gli up & down" di questo periodo di quarantena

2020: quali scenari all'orizzonte?

Era il 10 gennaio quando nel mio post “2020: nuovi orizzonti sui binari”, dopo aver riconosciuto che si stavano vedendo piccoli ma confortanti segnali di miglioramento sulla tratta ferroviaria Genova-Milano usando l’espressione “Nuovi Orizzonti”, esternavo quelle che erano le aspettative relative alla mia sfera privata per l’anno appena incominciato scrivendo“… non mi prefiggo obiettivi particolari né a livello professionale né più in generale per quello che riguarda la mia vita privata: trovo, infatti, che sia un fattore di positività il solo fatto di vivere la propria vita, giorno per giorno, con la serenità e l’equilibrio necessari per affrontare le vicende più problematiche ma altresì per poter apprezzare anche le piccole situazioni di vita quotidiana che sono in grado di gratificarti.”

Sicuramente io, come milioni di altre persone, non mi sarei aspettato di vivere una situazione come quella attuale, nella quale moltissimi di noi peraltro stanno cogliendo l’opportunità di fare una sorta di riconsiderazione dei valori primari della loro esistenza e di tanti altri aspetti anche della ordinaria quotidianità. Non voglio occuparmi del vastissimo dibattito che a vari livelli - medico-scientifico, politico-istituzionale, socio-economico – si è aperto da settimane sul Covid19 e che talvolta trovo un po’ stucchevole: è fondamentale, come ho già scritto in altre occasioni, che da un lato i governanti (italiani e di tutto il mondo) sappiano gestire questa fase emergenziale e, a seguire, rivedere certi meccanismi e certi criteri di gestione di queste tematiche molto delicate e di rilevanza planetaria, e che dall’altro noi cittadini si tragga veramente insegnamento da quanto accaduto.

Mi voglio piuttosto soffermare su ciò che caratterizza la mia vita quotidiana da più di un mese, stillando una sorta di graduatoria delle cose che mi pesano maggiormente e di quelle invece nelle quali cerco di trovare dei risvolti positivi: insomma una sorta di up & down. Naturalmente alcuni o la maggior parte di essi possono essere comuni a tante altre persone e magari nulla di più facile che ciò che risulta positivo da altri venga vissuto negativamente e viceversa.

Partiamo dai “Down”:

L’isolamento dal mondo reale.

Su questo credo di condividere lo stato d’animo di milioni di altre persone. Io non sono una persona che, in condizioni “normali”, ha una vita mondana particolarmente vivace e ciò è prevalentemente, se non quasi del tutto, ascrivibile alla mia vita da pendolare. Iniziare la propria giornata lavorativa prima dell’alba e concluderla rientrando a casa non prima delle otto di sera, rende assai problematico ritagliarsi degli spazi per fare uscite serali con amici o anche semplicemente per andare al cinema o a teatro: tutto si concentra nelle 48 ore dei weekend durante i quali quasi sempre devo attendere ad attività non ludiche (spesa, etc). Ciò detto, il contatto con le persone sia in ufficio che sul treno e con il mondo reale che ci circonda sono elementi che fanno oramai parte integrante del mio vivere quotidiano. Insomma, sono aspetti della mia vita ordinaria che mi fanno star bene pur nella loro essenzialità.

L’intasamento mediatico “virtuale”.

Potrà sembrare contraddittorio ed incoerente manifestare una certa insofferenza nei confronti di quegli strumenti offerti dall’informatica e dall’elettronica che ci consentono, soprattutto in un momento difficilissimo come questo, di fruire di una serie importante di servizi e di svolgere delle attività (es: smartworking) che fino ad alcuni anni fa erano accessibili a poche persone. Ma come sempre non è lo strumento in sé che è discutibile o problematico quanto l’utilizzo che se ne fa. Sia attraverso gli apparti mobili che i personal computer siamo costantemente connessi sulla Rete, utilizzando i social per comunicare con gli altri e consultando i media per informarci, e se ciò può fornirci delle opportunità sicuramente valide da molti punti di vista, tuttavia presenta dei risvolti che denotano quello che si potrebbe definire un uso “distorsivo” degli strumenti offerti dalla moderna tecnologia, come ebbi modo di scrivere nel post del 7 febbraio scorso “To be (Disconnected) or not to be (Disconnected): this is the question”. E in presenza di un fenomeno di così vastissimo e pesantissimo impatto come il Covid19 il profluvio di commenti, discussioni, polemiche diventa a volte veramente stucchevole e praticamente fine a sé stesso, tanto che ciò che ho segnalato come “down” precedentemente) potrebbe avere anche i suoi risvolti positivi se, almeno ogni tanto, ci si disconnettesse dalla Rete per riflettere più in profondità.

La mancanza dell’attività fisica all’aria aperta.

E’ in un qualche modo collegato al punto 1) poiché, per i miei personalissimi gusti, è proprio il fatto di fare un po’ di sano sport all’aperto una delle cose che mi gratifica maggiormente. Per non dire poi del fatto che avendo la consuetudine di andare in piscina una volta alla settimana, questa per me piacevole e rilassante attività fisica è difficilmente sostituibile. Tuttavia sono dell’avviso che, analogamente a quello che accade per l’utilizzo dei social e più in generale della Rete, anche nell’ambito delle attività sportive cui dedicarsi nel nostro tempo libero, si corre il rischio di esasperare il concetto di fare “un po’ di sano sport”. Faccio riferimento in particolare a quella sempre più folta schiera di persone che mi permetto di definire “sport addicted”, che pur di non rinunciare, per esempio, alla loro consueta attività di jogging hanno assunto in queste settimane di restrizioni legate al virus atteggiamenti letteralmente irresponsabili. Per non dire poi di quei soggetti che, a giudicare dal fisico non certo molto atletico, hanno improvvisamente scoperto la bellezza dell’attività fisica all’aperto proprio in questo periodo: ho visto, in tv o dalla finestra di casa mia, persone di entrambi i sessi che scompostamente si affannavano a fare un po’ di corsetta. Vabbè!


Ed eccoci agli “Up

Avere più tempo da dedicare ai miei interessi personali.

Faccio riferimento in particolare ad attività molto stimolanti e gratificanti come la lettura e l’ascolto della musica. Ora se è vero che, in considerazione del fatto che abitualmente trascorro circa 4 ore della mia giornata sul treno, cerco di fruire di questi piaceri anche durante le mie normali giornate lavorative, è indubbio però che dovendo rimanere in casa ho maggiori opportunità di coltivare queste mie passioni, soprattutto riscoprendo libri e riviste che, da buon collezionista “seriale” di documentazione cartacea, avevo messo da parte e quasi dimenticato. A tal proposito ho colto anche l’occasione per fare una sorta di “repulisti” di quei dossier cartacei (bollette e ricevute vecchie, altri “reperti”, etc) sui quali da tempo mi ero prefissato di intervenire e che la clausura forzata mi sta consentendo di fare con calma.

Smartworking.

Su questo aspetto non posso far altro che ribadire che esso, diventato una forma necessaria ed obbligata di lavoro per milioni di persone per via della situazione emergenziale, in futuro sarà probabilmente un modus operandi sempre più ordinario nel mondo del lavoro. Per me ciò rappresenterebbe sicuramente un notevole salto di qualità nella mia vita lavorativa, potendo alternare a giornate di lavoro in ufficio a Milano altre in cui lavorerò da Genova: in tal modo coniugherei l’opportunità di presidiare adeguatamente alcune mie attività avendo un contatto diretto coi colleghi, anche se non quotidiano, alla possibilità di non dover viaggiare per 4 ore tutti i giorni feriali avendo conseguentemente maggiori spazi da dedicare ai miei interessi personali e ai miei hobby. E, naturalmente, in questo caso potrei risparmiarmi, qualche volta alla settimana, certe levatacce pur non essendo io un dormiglione, anzi.

In conclusione, tornando all’interrogativo posto dal titolo del blog odierno, quali scenari vedo all’orizzonte di questo 2020?

Certamente non ho gli strumenti né le competenze per fare delle valutazioni in prospettiva e tanto meno delle previsioni e pertanto mi astengo dal fare analisi e riflessioni su questi temi epocali; certo, ho le mie personalissime idee e i miei convincimenti. Ma in questo momento, come cittadino comune e come abitante di questo Pianeta, mi sento più che altro di formulare l’auspicio (peraltro già espresso nei post precedenti) che questa drammatica vicenda insegni veramente qualcosa all’umanità intera da un lato facendo crescere la consapevolezza della nostra fragilità a dispetto delle certezze consolidate che troppo spesso diamo per scontate (la natura che ci circonda, animale e vegetale, non è totalmente governabile secondo le nostre regole, affatto!) e che dall’altro facendoci sentire veramente ed autenticamente più solidali gli uni con gli altri.

E nel mio piccolo tornare ad essere gratificato da quelle tante piccole situazioni, anche facenti parte della mia quotidianità ”ordinaria”, che mi fanno star bene con me stesso e col prossimo



Egomet

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Mi chiamo Andrea Di Cesare, sono nato a Genova, dove vivo, anche se dal 2002 lavoro a Milano e dal 2011 ho iniziato la mia esperienza di pendolare tra Genova e Milano viaggiando tutti i giorni lavorativi in treno sul quale trascorro mediamente tra le 3 e le 4 ore circa.

La vita del pendolare in Italia non è affatto semplice: viaggiare quotidianamente in treno per raggiungere il tuo posto di lavoro, peraltro con frequenti ritardi e disagi di varia natura, sottrae molto tempo alla giornata e spesso ti ritrovi a pensare a come potresti impiegare in modo più gratificante tutte quelle ore trascorse sul treno. E proprio le problematicità che caratterizzano il trasporto su rotaia dei pendolari in generale, e in particolare sulla tratta Genova-Milano, mi hanno portato ad accogliere, circa due anni fa, l’invito di un caro amico ad entrare, con il ruolo di portavoce, nel Comitato Pendolari “GenovaMilano-Newsletter”, convinto del fatto che difendere e tutelare i propri diritti di cittadino e di utente implica, nei limiti delle proprie possibilità, un impegno concreto.

 “Il Diario di un Pendolare” vuole essere un modo per raccontare, anche con un briciolo di piacevolezza, le esperienze di chi utilizza tutti i giorni il treno per recarsi al lavoro, offrendo al contempo spunti di riflessione su un fenomeno importante quale è quello del pendolarismo ferroviario.

Per qualunque domanda e segnalazione relative alle tematiche del pendolarismo sulla tratta Genova-Milano potete scrivere al seguente indirizzo mail: newsletter@genovamilano.it

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