Last Train Home - Diario di un Pendolare | 10 aprile 2020, 17:00

Interstellar: là fuori qualcuno ci osserva

Cosa dirà chi ci vede da lassù...?

Interstellar: là fuori qualcuno ci osserva

The Artist: Cé, come stai? Che ci fai da queste parti?

Cé: Che ci fai tu, piuttosto. Te ne eri andato di soppiatto, come sempre nel tuo stile e adesso ti ritrovo qua. Che mi dici?

The Artist: Io tutto bene. Qui si sta veramente bene, tranquilli, senza troppo rumore e chiacchericcio.

Cé: Io l’ho sempre saputo che tu non amavi troppo stare in mezzo alla folla e fare troppi discorsi. Non a caso ti eri scelto un posticino nascosto nella campagna in quel di Volpeglino per startene isolato e in tranquillità.

The Artist: Certo, se qualcuno pensava di venire in una casa tradizionale con tanto di salotto e divano annesso nonché di essere servito pure con un caffè, se ne poteva stare pure a casa.

Cé: Ah, io personalmente non ho mai avuto questo tipo di aspettativa quando venivo a trovarti. Anzi, mi faceva piacere veramente staccare un po’ dal solito contesto cittadino medio-borghese e venire a respirare un’atmosfera decisamente più particolare. E poi parlare con te ed imparare sempre nuove cose oltre che ammirare la tua arte, la tua pittura astratta ma così densa di umanità e di autenticità.

The Artist: Sai che ti dico, Cè? Io ho sempre provato una certa insofferenza per i formalismi e quelle forme retoriche di galateo prive di autentico rispetto del prossimo….

Cé: Ah questo si capiva benissimo! E per questo siamo andati sempre d’accordo, trovando anche io insopportabili certi modi comuni di pensare e di agire, totalmente privi di autenticità.

The Artist: Cé, fammi proseguire.

Cé: Prego

The Artist: ... stavo dicendo, che poi non ho mai digerito quegli eventi pubblici e cerimonie dove le persone facevano a gara a dire cose apparentemente di un certo spessore anche se poi in effetti non avevano nulla da dire di particolarmente interessante ed intelligente. Non ne parliamo quello che vedevo nelle gallerie d’arte, per carità! Tutta 'sta gente intorno che parlava con quel tono di voce fastidioso per non dire poi di quelli che chiedevano di farmi fotografare a fianco di uno dei miei quadri o mi domandavano quale era il senso ed il significato della mia pittura….ma per favore! Questo volersi mettere in mostra a tutti costi, uffa!

Cé: Mettersi in mostra? Beh, d’altronde eravamo o no in una galleria d’arte?

The Artist: Che battutona, Cé! Non cambierai mai. Comunque, a parte queste situazioni legate alla mia attività artistica, di quegli anni passati laggiù ho dei bei ricordi. Certo, c’erano tante situazioni problematiche, a livello economico e sociale, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale che entrambi abbiamo vissuto molto da vicino, anzi in prima linea, tu soprattutto. Ma forse c’era più autenticità e più genuinità, anche nei rapporti umani. Adesso, almeno per quello che si riesce a vedere da qua, mi sembra tutto più costruito, meno spontaneo. Ma poi lo vedi come in questi anni si sono inventati tutti quei sistemi per comunicare anche a distanza… Mah?! Mi sembra tutto così virtuale.

Cé: Stai facendo riferimento ad una delle cose che ha rivoluzionato il mondo e la vita di milioni di persone: internet. E pensare che quando c’eri tu non era ancora in commercio il cellulare, figurati! Ma da quando è entrata nella vita comune della gente la Rete, come la chiamano, non sai come sono cambiate le abitudini delle persone, i loro modi di fare. E da quando me ne sono andato anche le innovazioni in campo tecnologico sono state ancora maggiori, quasi da fantascienza rispetto ai tempi che abbiamo vissuto noi. E’ diventato tutto informatizzato e gestito dai computer.

The Artist: Ma allora laggiù adesso è tutto più sicuro, allora? Se tutto viene gestito dalla tecnologia e dai computer - che io mai ne ho visto uno da vicino in vita mi - adesso avranno una vita più sicura, più tranquilla, non certo come noi che abbiamo vissuto la Guerra. O no?

Cé: Sai una cosa? Lo pensavo anche io prima ma da quello che sto vedendo da qua mi sembra che in questi anni non è che siano sempre così tranquilli e sereni. E poi se pensi a quello che sta succedendo adesso, ancora di più. 'Sto Coronavirus pare che stia mettendo a soqquadro tutto il Mondo. Molti pensavano forse che certi fenomeni naturali potessero essere più facilmente prevedibili e gestibili con la tecnologia e con l’informatica ma mi pare che non se la stiano passando proprio bene. Il progresso va benissimo, per carità, ed in parte l’abbiamo vissuto anche noi due in prima persona, ma non va mai dimenticato che anche tutta questa tecnologia deve essere governata dall’Uomo il quale, se non la gestisce con il necessario buon senso, rischia di sottovalutare i rischi che sono insiti in un pianeta stupendo ma non “fa’ sconti” a nessuno se non lo tratti con rispetto.

The Artist: Ah però! Cé, quasi non ti riconosco. Ti ho sempre stimato come persona ma non ricordavo questa tua capacità di fare analisi così articolate….Bravo!

Cè: Ma figurati, dai. Sono sempre io. E’ solo che quando puoi guardare le cose “da fuori” sei in grado di capire meglio come va la vita sul nostro Pianeta. E mi sa che se gli esseri umani non cambiano “registro” e non mutano il loro approccio alle cose della vita terrena situazioni simili a questa potrebbero ripresentarsi più frequentemente di quanto si creda. Chissà, forse l’Uomo dovrebbe iniziare a pensare concretamente anche a cercare possibilità di vita su un altro pianeta.

The Artist: E in che modo scusa? Non mi sembra che sia una cosa di facile e prossima realizzazione.

Cé: Sicuro. Però non è detto che tra qualche decennio (terrestre) non vengano realizzati i mezzi di trasporto adeguati per fare un viaggio interstellare e trovare nuove opportunità di vita altrove, soprattutto se la situazione sulla Terra diventasse più critica. Certamente non sarà una cosa che potrà realizzarsi a breve. Rimanendo coi piedi per terra, in tutti i sensi, forse sarebbe già positivo che quando si devono percorre non tantissimi chilometri per andare, per esempio, da casa al lavoro, non ci si impieghi il non poco tempo che ancora è necessario. Per esempio fare il pendolare, sia in auto che in treno, non è in molti casi propriamente una passeggiata di salute: lo vedo anche in base all’esperienza che racconta Andrea sul suo blog dovendo viaggiare tutti i giorni tra Genova e Milano dove c’è il suo ufficio.

The Artist: Scusa… ma chi è Andrea?

Cè: E’ mio figlio, te lo ricordi, sì? Tante volte veniva con me quando ti venivo a trovare nel tuo studio-abitazione o nelle gallerie dove allestivamo le tue mostre.

The Artis: Ma sì, certo che me lo ricordo! E come sta il ragazzo?

Cé: Oddio, ragazzo, ha quasi 58 anni ma direi bene, per quello che vedo. Ovviamente anche lui in clausura forzata in questo periodo così difficile; tra l’altro vedo che la sua stanza è arredata con i tuoi dipinti che peraltro gli sono sempre piaciuti molto.

The Artist: Bene, mi fa piacere! Beh, adesso ci andiamo a fare un bicchierino, che ne dici Cè?

Cé: Va bene, dai! Intanto non devo guidare… quassù non serve.



The Artist (Aldo Gentilini: 7 febbraio 1911 – 10 agosto 1982) e Cè (Nicola Di Cesare: 26 gennaio 1924 – 6 aprile 1998), due persone legate da un’intensa amicizia e che, pur nella diversità caratteriale e di cultura nonché di esperienze personali, hanno saputo instaurare un legame profondo e sincero. Accomunati da un approccio alle cose della vita semplice ma mai banale, caratterizzato dal piacere di vivere e di condividere sempre nuove esperienze gratificanti, senza fermarsi mai davanti alle apparenze, hanno lasciato entrambi un segno nel cuore e nella mente di chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscerli e di apprezzarne l’autenticità. Anche se non più fisicamente qui con noi, la loro presenza si sente ancora, eccome!



 



 



 

 



 

Egomet

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Mi chiamo Andrea Di Cesare, sono nato a Genova, dove vivo, anche se dal 2002 lavoro a Milano e dal 2011 ho iniziato la mia esperienza di pendolare tra Genova e Milano viaggiando tutti i giorni lavorativi in treno sul quale trascorro mediamente tra le 3 e le 4 ore circa.

La vita del pendolare in Italia non è affatto semplice: viaggiare quotidianamente in treno per raggiungere il tuo posto di lavoro, peraltro con frequenti ritardi e disagi di varia natura, sottrae molto tempo alla giornata e spesso ti ritrovi a pensare a come potresti impiegare in modo più gratificante tutte quelle ore trascorse sul treno. E proprio le problematicità che caratterizzano il trasporto su rotaia dei pendolari in generale, e in particolare sulla tratta Genova-Milano, mi hanno portato ad accogliere, circa due anni fa, l’invito di un caro amico ad entrare, con il ruolo di portavoce, nel Comitato Pendolari “GenovaMilano-Newsletter”, convinto del fatto che difendere e tutelare i propri diritti di cittadino e di utente implica, nei limiti delle proprie possibilità, un impegno concreto.

 “Il Diario di un Pendolare” vuole essere un modo per raccontare, anche con un briciolo di piacevolezza, le esperienze di chi utilizza tutti i giorni il treno per recarsi al lavoro, offrendo al contempo spunti di riflessione su un fenomeno importante quale è quello del pendolarismo ferroviario.

Per qualunque domanda e segnalazione relative alle tematiche del pendolarismo sulla tratta Genova-Milano potete scrivere al seguente indirizzo mail: newsletter@genovamilano.it

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