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Attualità | 07 giugno 2020, 14:59

Immuni, il parere sull’app da parte di un esperto informatico

Marco Lanata della società Virtual: “Bene sul rispetto della privacy, ma rimangono molti limiti dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Non tutti i telefonini hanno lo stesso tipo di Bluetooth, e molto dipenderà pure dal volume complessivo dei downloads”

Immuni, il parere sull’app da parte di un esperto informatico

Dopo una lunga fase preparatoria, nella quale non sono mancate polemiche e discussioni, il Ministero della Salute ha rilasciato ufficialmente, sia sull’App Store che su Google Play (e quindi utilizzabile sia sugli smartphone con sistema operativo iOS che su quelli con sistema operativo Android) l’applicazione Immuni, che dovrebbe essere uno strumento prezioso per fornire un tracciamento dei contagi di Covid 19 e che punta, tra i suoi obiettivi, a contenere il più possibile la diffusione del Coronavirus isolando gli infetti e le persone entrate in contatto con essi.  

Da alcuni giorni, sulle piattaforme, l’app è scaricabile, ma non è ancora operativa. Lo diventerà a partire da domani, lunedì 8 giugno, e proprio la Liguria, insieme ad Abruzzo, Marche e Puglia, è stata scelta per una sperimentazione che dovrebbe durare una settimana, prima che lo strumento entri in funzione su tutto il territorio nazionale.  

L’utilizzo è facoltativo, e questo è il primo dato da segnalare, mentre il secondo - ovvero l’aspetto che ha suscitato le maggiori perplessità - è che nessun dato personale verrà tracciato e condiviso con altri. È un funzionamento complesso, anche solo da essere spiegato, ma fondamentale per non incorrere in violazioni della privacy.  

Abbiamo così chiesto un parere a un esperto informatico, per una valutazione d’insieme. A parlare è Marco Lanata, Ceo di Virtual, la società del Gruppo Duferco che si occupa di tecnologie dell’informazione e della comunicazione.  

Secondo Lanata, “dal punto di vista della tutela della privacy, dopo una prima partenza un po’ in salita, alla fine è stato fatto un buon lavoro: perché i dati personali non vengono condivisi e i codici di tracciamento restano sui rispettivi device e non vengono mai caricati sul server, a meno che non ci si trovi di fronte a casi di positività”.  

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di Immuni, “personalmente vedo un paio di criticità. La prima è di tipo quantitativo: questa app, per funzionare bene e fornire risultati statisticamente attendibili, dovrebbe essere installata da almeno il 70% degli italiani e la cosa mi sembra molto difficile. La seconda è di tipo qualitativo: per misurare la distanza tra un telefonino e l’altro, è stata scelta la tecnologia Bluetooth. Questo è il ‘metro’ per stabilire la soglia di contatto. Il problema è che non tutti i telefonini hanno lo stesso hardware. Mi spiego meglio: ci saranno modelli più recenti con un Bluetooth più potente e modelli meno recenti con un Bluetooth meno potente. Quindi la misurazione può variare e, in questo caso, si potrebbero generare molti falsi positivi, così come molti falsi contatti prolungati. Questa differenza di potenza del segnale Bluetooth non consente di essere precisi rispetto alle effettive distanze di sicurezza”.  

Lanata prosegue: “Diverso, ad esempio, è il caso di alcune fabbriche: dove tutti sono forniti di un bracciale, ma tutti hanno lo stesso modello e, in questo caso, la tecnologia che rileva le distanze ed evita gli assembramenti funziona alla perfezione. Ma è chiaro che non poteva essere applicato questo sistema a livello italiano. Restano quindi questi due limiti, che comunque, è bene precisarlo, non sono legati all’app Immuni in sé e per sé: ma il primo è legato alla volontà o meno di scaricarla, il secondo è legato al tipo di hardware del proprio telefonino”. 

Immuni è l’app ufficiale per le notifiche di esposizione del Governo italiano, sviluppata dal Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid 19 in collaborazione con il Ministero della Salute e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione. L’app è sviluppata e rilasciata nel pieno rispetto della protezione dei dati personali dell’utente e della normativa vigente, incluso il decreto-legge del 30 aprile 2020, n. 28. 

Nella lotta all’epidemia di Covid 19, l’app aiuta a notificare gli utenti potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando sono asintomatici. Questi utenti possono poi isolarsi per evitare di contagiare altri, con l’effetto di minimizzare la diffusione del virus e velocizzare il ritorno a una vita normale per la maggior parte della popolazione. Venendo informati tempestivamente, inoltre, gli utenti possono anche contattare il proprio medico di medicina generale, riducendo così il rischio di complicanze. 

Il sistema di notifiche di esposizione di Immuni si basa sulla tecnologia Bluetooth Low Energy, creata per essere particolarmente efficiente in termini di risparmio energetico, e non utilizza alcun tipo di dato di geolocalizzazione, inclusi quelli del Gps. L’app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato che identifichi l’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati.

Alberto Bruzzone

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