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Cronaca | 04 luglio 2020, 16:06

Il Multedo non molla: “La scuola calcio si farà, eventualmente anche su un altro impianto”

La società granata tira avanti con il suo progetto: “Secondo noi l’accordo bonario con l’altro sodalizio è da non ritenersi più valido perché venuto a cadere in altre parti di natura economica”. Ma rivedere l’intesa pare l’unica strada

Il Multedo non molla: “La scuola calcio si farà, eventualmente anche su un altro impianto”

La scuola calcio si farà. E su questo non si arretra. Il Multedo 1930 va avanti per la sua strada, nonostante il rapporto di convivenza con l’altra società cui spetta la gestione dell’impianto sportivo ‘Sandro Pertini’, nel quartiere, sia alle volte non troppo facile.

“Se non potremo insegnare ai ragazzi sul campo di Multedo, lo faremo da un’altra parte, però la scuola calcio partirà e questa è la nostra ferma intenzione”. A ribadirlo sono la vicepresidente della società granata, Caterina Medicina, e il dirigente del settore calcio, Giuseppe Verde. Secondo il consiglio direttivo del sodalizio di via Ronchi, infatti, il cosiddetto ‘gentlemen agreement’, ovvero l’accordo bonario fissato qualche anno fa con la Levante C, è già stato disatteso in più punti dall’altra società contraente, quindi non è più da considerarsi valido.

In quel documento, che porta la data del 24 giugno 2017, si prevedeva che “nel centro sportivo ‘Sandro Pertini’ di Multedo l’attività calcistica della scuola calcio e del settore giovanile sarà programmata, organizzata e gestita solo ed esclusivamente dalla Levante C, mentre il Multedo 1930, che non eseguirà più la propria scuola calcio e settore giovanile, gestirà totalmente la propria prima squadra, iscritta alla Prima Categoria, e la leva Juniores”.

Com’è possibile, quindi, che il Multedo possa pensare di ripartire con la scuola calcio? A rispondere sono i dirigenti granata: “Se fino ad ora noi abbiamo sempre rispettato questa parte dell’accordo, ci sono molte altre parti che non sono state rispettate dall’altra società, soprattutto questioni di natura economica. Quindi, se l’accordo viene a cadere per una parte, viene a cadere anche per tutte le altre”.

Di mezzo tra il ‘gentlemen agreement’ e questa situazione ci sono stati due momenti cruciali: la comparazione da parte dell’Autorità di Sistema Portuale, al seguito della quale si è deciso di assegnare alla Levante C la gestione dell’intero arenile e di metà del terreno di gioco, con l’altra metà spettante al Multedo; e una sentenza del Tar che vede come parte soccombente la società granata. Un quadro molto ingarbugliato, insomma.

Il Multedo punta a riaprire la scuola calcio per avere maggiori introiti, proprio ora che è riuscito, attraverso molti sacrifici, ad abbattere gran parte del suo debito, “ma ci manca la linfa, se tutti gli accordi non vengono rispettati”. Quello che la società granata vuole rappresentare, insomma, è uno stato di strozzamento: ha pochissime entrate, non può fare attività e subisce il peso di due decisioni di segno contrario.

Ma i dirigenti sono intenzionati ad appigliarsi a tutto ciò che non sta funzionando. Le posizioni, a guardarla da fuori e in maniera neutra, paiono piuttosto distanti. Viene da dire che, se non è più valido in toto l’accordo bonario del 2017, che sta alla base di tutto il resto, probabilmente sarebbe il caso di rinegoziare un secondo accordo, attraverso il ricorso a un arbitrato. Perché, quello che è certo e che non fa piacere a nessuno, è il fatto che andare avanti in questo modo è assolutamente controproducente.

Ai tempi della comparazione, fu il sindaco di Genova, Marco Bucci, a indicare la strada del compromesso, lasciando il campo ‘Pertini’ a metà e metà. Fu un’opzione per non scontentare nessuno ma che, alla fine, andò a scontentare tutti. È un incaglio che va assolutamente superato, con la ragionevolezza e con onestà intellettuale. Se al Multedo viene qualcosa, è giusto che questo sia riconosciuto: perché sarebbe davvero uno smacco che una società che tanto ha dato al quartiere, in novant’anni di attività, venisse lasciata a morire. La buona volontà  e  la voglia di ripartire vanno premiate. Una strada ci dovrà pur essere, nel pieno rispetto delle specificità.

Alberto Bruzzone

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