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Eventi | 27 luglio 2020, 16:37

Balasso ad Arena Live Festival: "La verità è celata: pensiamo in modo indipendente"

Domani l'attore veneto sarà in scena a Cuneo con il monologo "Velodimaya"

Balasso ad Arena Live Festival: "La verità è celata: pensiamo in modo indipendente"

Una mappa del pensiero contemporaneo, dove si naviga incerti procedendo a tentoni senza trovare mai una verità certa e definita. E' questo il microcosmo in cui si muove Velodimaya, atto unico di Natalino Balasso in scena domani sera, martedì 28 luglio, ore 21.30, a Cuneo, per Arena Live Festival

"Come possiamo raccontare i drammi del contemporaneo senza cedere allo sconforto? - si chiede l'attore e autore veneto -. Solo il teatro può farlo, attraverso la commedia, attraverso l’arte della risata". E così lo spettatore è chiamato in causa come interlocutore diretto, in un gioco in cui le carte appaiono truccate e il nostro affannarci e annaspare, visto da lontano, risulta un quadretto grottesco. 

Natalino Balasso, Velodimaya si rifà alla filosofia di Schopenauer. Perché questa scelta? Cosa vuole trasmettere lo spettacolo?

Schopenhauer prende “in prestito” la teologia degli antichi indiani, secondo i quali una sorta di velo ci avvolgerebbe fin dalla nascita impedendoci di vedere la realtà così com’è. Ciò che questa visione comunica è l’impossibilità di cogliere la verità. Soltanto i saggi sono in grado di fare qualche piccolo squarcio nel velo, ma lo strappo di sutura subito dopo. Ho scelto quindi questa immagine, nel mio spettacolo, per parlare del nostro sistema di comunicazione. Quello che vediamo al di fuori non è la realtà autentica, ma soltanto ciò che noi vogliamo capire. Il racconto di quanto ci circonda è confuso. Basta leggere un giornale o andare sui social e vedere come la gente commenta i fatti, e come la nostra visione ne viene influenzata. Il mio intento è parlare quindi dei continui travisamenti della realtà, illustrandoli tramite le diverse età dell’uomo a partire dall’infanzia, passando per l’età matura e arrivando all’età adulta. 

E tutto questo a cosa porta? C’è una soluzione?

L’artista non è fatto per dare risposte. Quelle al massimo le dà la religione; è un racconto non comprovabile. L’arte si avvicina di più alla filosofia, pone delle domande. Credo che uno spettacolo comico debba sempre essere pieno di quesiti. E spero a mia volta che la gente se ne ponga degli altri, anziché credere ai racconti inculcati da fonti esterne. Purtroppo già a scuola non ci insegnano a farci un’opinione personale, trasmettendoci al contrario nozioni e modi di pensare altrui. Se riflettiamo un momento, la storia stessa ci viene insegnata tramite un punto di vista singolare e ristretto. Moltissime menzogne ci gravitano attorno. Non siamo così indipendenti e autonomi come crediamo. Dovremmo invece avere coscienza che i racconti che ci fanno gli altri sono incompleti, mentre spesso li prendiamo per definitivi. 

Lo spettacolo è nato diversi anni fa, ma in questi ultimi mesi si è arricchito di ulteriori spunti, partendo dall’attualità?

In realtà non parlo mai propriamente di fatti di cronaca, non mi interessa quanto accade oggi. Lo spettacolo è datato, ha sei o sette anni. Quest’anno dovevano essere le ultime repliche, le nuove date sono soltanto dei recuperi degli eventi annullati a causa del Coronavirus. 

Ha parlato prima del ruolo dei social nel diffondere contenuti tendenziosi o notizie false. Ma la sua pagina Facebook è molto attiva ed è stata seguita ancora di più proprio durante il lockdown, grazie a certi suoi post piuttosto provocatori. Qual è quindi il suo personale rapporto con quel mondo?

Credo in realtà di usare o social in modo normale. Sicuramente, pur nella loro limitatezza, considero molto più interessanti i giornali, anche se spesso riportano gli stessi contenuti diffusi sui social. Ho fatto dei video, i primi tempi del lockdown, per me durato cinque mesi, come per tutti gli artisti; poi mi sono allontanato anche dal web. Non vorrei incappare nell’equivoco che l'artista debba intrattenere le persone come obbligo, perché le cose non stanno così. La gente pensa che il nostro non sia un vero mestiere. In questo siamo una nazione molto limitata. Bisogna invece che le persone comincino a capire che nulla è dovuto. I prodotti artistici sono frutto di un lavoro molto intenso e vanno pagati. Fare un video divertente viene spesso equivocato; e poi mi ritrovo certi utenti che mi scrivono chiedendomene degli altri…

E adesso quali sono le prospettive per il suo lavoro e, in generale, come vede il mondo dello spettacolo?

Quest’estate farò solo cinque spettacolo, non di più, poi riprenderemo la stagione in forma ridotta. Facendo molti monologhi e contando sulla presenza di pubblico, in quanto produzione privata, non posso permettermi di andare in scena con soli 300 spettatori. Le mie prospettive attuali sono legate unicamente al teatro, ma nessuno saprò cosa succederà domani. Se chiuderemo tutto un’altra volta in autunno, sarà il segno evidente che dovremo cambiare mestiere. Non ho altri introiti. Sto coltivando il progetto di un nuovo monologo, ma abbiamo questa spada di Damocle che ci pende sulla testa.

Redazione

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