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Cronaca | 07 agosto 2020, 14:00

Pontedecimo: un altro detenuto tenta il suicidio

L'uomo ha tentato di impiccarsi nella propria cella

Pontedecimo: un altro detenuto tenta il suicidio

Un altro detenuto ha tentato di suicidarsi nel carcere di Pontedecimo. Lo rende noto la segreteria Sappe dell’istituto genovese di Pontedecimo.

Erano le 8,30 circa quando un detenuto italiano con reati di deplorazione sociale (sex offender) con una pena di 14 anni ha tentato di impiccarsi nella propria cella.

Tentativo quasi riuscito salvato però in extremis dall’agente di turno il quale ha capito e facendo irruzione nella cella ed insieme ai rinforzi prontamente sul posto, sono riusciti a sciogliere il cappio che già stringeva in maniera eccessiva.

Il detenuto è stato rianimato dagli stessi agenti in attesa dell’arrivo dei sanitari dell’istituto.

"Un’altra vita salvata nelle carceri liguri che nel primo semestre di quest’anno gli angeli della Polizia Penitenziaria sono già intervenuti su ben 34 tentativi di suicidio – commenta Lorenzo, segretario regionale – mentre solo Pontedecimo ha registrato 12 tentati suicidi.

Numeri molto elevati – continua il SAPPe – che devono far riflettere ancora di più perché il poliziotto penitenziario non dispone di nessun mezzo tecnologico per poter intervenire con maggiore efficienza. Per fortuna che esiste la Polizia Penitenziaria, ma nessuno ancora comprende la sua importanza. Interpelliamo il Ministro della Giustizia Bonafede affinchè si pensi seriamente a ridurre la presenza dei detenuti nelle celle liguri mediante la costruzione del carcere di Savona. Il Carcere di Pontedecimo gestisce quasi 160 detenuti su una capienza massima di 96 posti. Non è possibile gestire un carcere con questi numeri.

Se quel detenuto fosse deceduto la colpa era da attribuire solo all’Amministrazione che consente una vita detentiva fuori da qualsiasi regola", conclude Lorenzo.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza ai poliziotti penitenziari di Pontedecimo: “l’ennesimo tentato suicidio di una persona detenuta, per fortuna sventato in tempo dalla professionalità ed attenzione dei poliziotti, dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 170mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”. E denuncia: “quel che è accaduto a Pontedecimo ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia difficile lavorare in un penitenziario. Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali.”

Comunicato stampa

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