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Cultura | 21 novembre 2020, 09:00

Giuseppe Mazzini, il patriota nato a Genova, alla ricerca della grande insurrezione per l’unità d’Italia

Filosofo e politico, esponente del patriottismo risorgimentale, pluricondannato e costretto alla latitanza fino alla morte, fu decisivo per la nascita del Regno d’Italia

Giuseppe Mazzini, il patriota nato a Genova, alla ricerca della grande insurrezione per l’unità d’Italia

Genova, 22 giugno 1805. Nasce il terzogenito del Dott. Giacomo e di sua moglie, Maria Giacinta Drago, di Genova Pegli; si chiamerà Giuseppe, Giuseppe Mazzini, ma in famiglia lo chiameranno tutti "Pippo".  

Nel 1820 a soli quindici anni viene ammesso all'università di medicina, per poi passare a “legge” e laurearsi sette anni dopo. «La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo»; Secondo Mazzini, l’unico modo per arrivare all’unità d’Italia sarebbe stato un grande moto insurrezionale, organizzato attraverso una fitta rete di attività cospirative in Italia, che però nei fatti ha scarso successo. Mentre aderiva alla Carboneria attivamente, il 13 novembre 1830 viene arrestato per la sua attività e portato in carcere a Savona. Dopo un paio di mesi viene condannato all'esilio per poi partire per Ginevra.  

Nel 1832 inizia la pubblicazione della Rivista "La Giovine Italia" fondata precedentemente e un anno dopo si registrano le prime condanne a morte degli aderenti all'Associazione. Lo stesso Mazzini viene condannato a morte in contumacia il 26 ottobre. Si trovava a Ginevra, quando assieme ad altri italiani e alcuni polacchi, organizzava un'azione militare contro lo stato dei Savoia. Fallito, fu costretto a rifugiarsi in Inghilterra dopo essere stato espulso dalla Svizzera, ma continuò la propria azione politica attraverso discorsi pubblici, lettere e scritti su giornali e riviste, aiutando a distanza gli italiani a mantenere il desiderio di unità e indipendenza. Anche se l'insuccesso dei moti fu assoluto, dopo questi eventi la linea politica di Carlo Alberto mutò, temendo che reazioni eccessive potessero diventare pericolose per la monarchia.  

Giunto a Londra privo di mezzi economici collabora con alcuni giornali inglesi e nel 1840 riorganizza la "Giovine Italia". Un anno dopo fonda una scuola gratuita e scrive al Pontefice Pio IX. Nell’agosto dello stesso anno raggiunge Garibaldi a Bergamo e su invito di Goffredo Mameli, giunge a Roma dopo la proclamazione della Repubblica Romana.  

Costretto a ripartire per l'esilio, nel 1851 Mazzini fonda la Società "Amici d'Italia". Torna a Genova solo nel 1857 e tenta di organizzare con Carlo Pisacane la rivolta della città, basandosi sulle teorie secondo cui le masse lavoratrici sarebbero state la chiave per l’indipendenza nazionale. Fallito, il moto popolare riesce a fuggire venendo però nuovamente condannato a morte in contumacia.  

Sempre a Londra, un anno dopo fonda "Pensiero e Azione" e nel 1860, Mazzini ritorna a Genova per poi spostarsi a Napoli e a Caserta dove, con Garibaldi, il 5 novembre redige lo Statuto dell'Associazione Unitaria Italiana. La sua elezione a deputato viene annullata dalla Camera a causa delle precedenti condanne e nel 1870 viene arrestato e portato in carcere a Gaeta, ma l'amnistia per la presa di Roma ne permette la scarcerazione ed il ritorno a Londra. Mazzini appoggiò moralmente la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, che egli considerava una valida opposizione a Cavour.  

Il 6 febbraio 1872 è nuovamente in Italia sotto falso nome di Brown. Muore a Pisa il 10 marzo e la salma viene seppellita al Cimitero di Staglieno. La dimora natale di Giuseppe Mazzini è tutt’ora visitabile, al suo interno oltre ad esserci molti effetti personali di Mazzini si trova il Museo Del Risorgimento. Le teorie mazziniane furono di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l'affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato. 

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Dario Rigliaco

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