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Attualità | 21 dicembre 2020, 15:55

La didattica a distanza ai tempi del Covid secondo le famiglie: un quadro in chiaroscuro

I primi risultati dell'indagine condotta su un campione di oltre 19.000 famiglie con figli in età scolare

La didattica a distanza ai tempi  del Covid secondo le famiglie: un quadro in chiaroscuro

La scorsa primavera l’Istituto per le tecnologie didattiche (Itd) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Genova ha proposto un’indagine alle famiglie con figli in età scolare volta a comprendere il modo in cui è stata accolta l’esperienza della didattica a distanza (Dad) in termini di organizzazione, gestione familiare, dimensione tecnologica e benessere psico-fisico degli studenti: l’obiettivo era provare a comprendere quanto tale modalità sia stata percepita nei contesti familiari, quali sono stati i problemi incontrati, le soluzioni adottate e le difficoltà emerse.

Oggi l’Itd rende noti i primi risultati dell’indagine alla quale hanno partecipato oltre 19.500 famiglie sparse su tutto il territorio nazionale: il questionario è stato compilato quasi unicamente da famiglie di cittadinanza italiana (97%) che hanno riportato l’esperienza di 31.805 studenti compresi tra la scuola dell’infanzia e la scuola secondaria di secondo grado; di questi, 25.563 sono stati coinvolti in attività di didattica a distanza; il campione di famiglie era composto in prevalenza da genitori lavoratori (79%) di cui poco meno della metà (46%) con almeno un genitore in smart working.

Fino allo scoppio della pandemia la Dad risultava essere per lo più sconosciuta alle famiglie: solo il 5% ha affermato d’avere avuto esperienze di didattica a distanza prima dell’emergenza, ciononostante le attività sono state avviate dalle scuole piuttosto celermente e le famiglie dichiarano in maggioranza d’essere state adeguatamente informate dalla propria scuola di riferimento sulle modalità di svolgimento.

Gli impatti a livello di organizzazione familiare sono stati significativi: il 73% delle famiglie ha avuto necessità d’integrare le dotazioni di tecnologie di casa e l’86% ha dovuto implementare la connessione; ma l’impatto s’è fatto sentire anche relativamente alla condivisione degli spazi, alla condivisione della strumentazione tecnologica nonché sul regolare svolgimento delle attività lavorative in smart working risultate molto difficili per il oltre il 20% degli intervistati.

Varia, a seconda dell’età e del grado di autonomia degli studenti, l’impegno della famiglia a supporto dei figli nel corso dell’attività scolastica in remoto, con un andamento chiaramente decrescente al crescere del livello scolare. Nella scuola dell’infanzia la percentuale di genitori che dichiara d’aver svolto un ruolo di supporto per tutta la durata dell’attività remoto arriva al 66%; percentuale che cala al 29,4% per gli studenti del primo ciclo della scuola primaria e addirittura all’8% per gli studenti del secondo ciclo. Passando alle scuole medie l’88,2% dei genitori sostiene che i propri figli non hanno avuto bisogno di nessun supporto mentre nella scuola secondaria di secondo grado sale al 97,3% la percentuale di genitori che afferma che i figli non hanno fatto nessuna richiesta di supporto genitoriale.

Diverso il discorso in presenza di figli con disabilità: in questi casi infatti il 49% dei genitori ha dichiarato difficoltà da parte dei figli a seguire l’attività, il 40% ha riscontrato problemi nelle fasi d’avvio delle lezioni e nella gestione della strumentazione, e il 35% dichiara d’aver dovuto svolgere un supporto continuo per tutta la durata della lezione; difficile anche il coinvolgimento degli studenti disabili durante le lezioni in remoto, soprattutto per la scarsa possibilità d’offrire attività individualizzate e di creare momenti d’interazione e socializzazione.

Controversi anche i pareri sull’efficacia e sulle ricadute a livello d’apprendimento: mentre il 71% dei genitori afferma che la didattica a distanza ha permesso d’accrescere le competenze digitali, solo il 41% ha visto in essa un’opportunità di crescita. Oltre l’80% inoltre non ha rilevato novità in termini di contenuti o metodi d’apprendimento. Emergono tuttavia aspetti positivi circa gli atteggiamenti riscontrati nei propri figli nei confronti della Dad: oltre il 50% delle famiglie ha rilevato curiosità, collaborazione ed interesse. Alcuni genitori infine hanno dichiarato preoccupazione per le conseguenze sull’organismo legate all’utilizzo protratto dei dispositivi: il 36,2% ha rilevato nei propri figli affaticamento visivo, il 29,4% irrequietezza, il 20% disturbi all’apparato muscolo-scheletrico e il 17,1% cefalea.

L'indagine "La famiglia e la scuola ai tempi del Covid" è stata sviluppata da Cnr-Itd (gruppi di Genova e Palermo) nell’ambito delle azioni sviluppate nel contesto dell'emergenza; i risultati definitivi saranno oggetto di una pubblicazione scientifica e saranno presentati nel corso di un evento online in programma all’inizio del prossimo anno.

Comunicato stampa

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