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Cronaca | 20 febbraio 2021, 17:43

Tanti fiori e centinaia di persone in via Colombo per l'estremo saluto all'ennesima donna uccisa da chi diceva di amarla

La manifestazione dopo l'efferato assassinio di Clara Ceccarelli è stato organizzata dal Centro Antiviolenza Mascherona

Tanti fiori e centinaia di persone in via Colombo per l'estremo saluto all'ennesima donna uccisa da chi diceva di amarla

Fiori e tanta commozione oggi davanti al negozio di Clara Ceccarelli, la donna uccisa ieri dal suo compagno a coltellate: più di 200 persone, in prevalenza donne, si sono ritrovate per un presidio organizzato dal Centro Antiviolenza Mascherona per tributare un ultimo saluto alla vittima e chiedere a gran voce che simili delitti no debbano più ripetersi

“Clara è stata uccisa dal suo ex compagno. Siamo sconvolte per quello che è successo a pochi passi da noi - afferma Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona in piazza Colombo - ma non siamo stupite. Sono già 13 le donne uccise nel nostro Paese da inizio anno. L’uccisione di Clara è un’ulteriore triste conferma di un fenomeno purtroppo sempre attuale e diffuso e che ci obbliga ancora una volta ad una riflessione e ad una assunzione collettiva di responsabilità. Gli ultimi dati Istat mostrano che, se da un lato il numero totale degli omicidi è diminuito, dall'altro sono cresciuti o rimangono costanti i casi delle donne uccise in ambito familiare da mariti, fidanzati o ex conviventi. Da uomini che non accettano il volere delle donne. La violenza maschile sulle donne è un fenomeno trasversale le cui cause sono da ricondurre ad uno storico squilibrio di potere tra uomini e donne e ad una concezione della relazione tra i generi che nega alla donna il diritto all’autodeterminazione. Il femminicidio non è causato da raptus di follia o momentanee perdite di controllo ma è preceduto spesso da un periodo più o meno lungo di violenze e maltrattamenti.

“Sono necessarie e improrogabili azioni politiche di sostegno e protezione delle donne in attuazione di quanto stabilito dalla Convenzione di Istanbul- Quanto è successo coinvolge tutti e tutte. - conclude Manuela Caccioni - Solo attraverso un lavoro di rete possiamo promuovere un concreto cambiamento culturale che possa contribuire all’avanzamento dei diritti delle donne".

Redazione

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