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Cronaca | 02 marzo 2021, 11:45

Le mani della 'ndrangheta sullo spaccio nei vicoli

Dalla relazione annuale della DIA emerge un quadro preoccupante: la criminalità organizzata starebbe mettendo sempre di più i tentacoli sul business della droga tramite forme di collaborazione con la delinquenza straniera

Le mani della 'ndrangheta sullo spaccio nei vicoli

Il Centro Storico di Genova quale luogo di connessione tra delinquenza straniera e criminalità organizzata. Al centro dell’impianto criminoso, ancora una volta, finisce il business legato allo spaccio di droga.

È quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, che ha evidenziato come la 'ndrangheta (ma anche la mafia e la camorra) stiano mirando a mettere le mani sul ricco giro d’affari nei vicoli.

Il quadro che emerge parla di quella che per adesso può essere definita come una mera collaborazione ma che, in futuro, si teme possa trasformarsi in qualcosa di ben più strutturato. Uno stretto controllo del territorio che inevitabilmente preoccupa e non poco gli investigatori della DIA.

“Il Centro Storico è frequentato da bande irregolari che lo hanno fatto diventare una piazza privilegiata per lo spaccio - scrivono i detective coordinati dal colonnello Mario Mettifogo - che qui è in mano a gruppi di marocchini, senegalesi, nigeriani, albanesi e tunisini. Sebbene allo Stato non risultino relazioni stabili e strutturate tra delinquenza straniera e criminalità organizzata, si riscontrano sempre più frequenti forme di collaborazione proprio nel settore del narcotraffico”.

Secondo la Dia, “il territorio della Liguria ha nel tempo originato una forte attrattiva per le varie organizzazioni criminali in ragione sia della sua posizione geografica, quale crocevia tra Versilia, Costa Azzurra, regioni del nord Italia e nord Europa, sia dei collegamenti verso gli altri continenti offerti dall’importante sedime portuale di Genova. Le risultanze investigative vedono la ‘ndrangheta quale principale attore di tipo mafioso che agisce anche in forma strutturata, con articolazioni territoriali autonome ma strettamente collegate sia con la casa madre, sia con analoghe formazioni attive nelle regioni limitrofe. La criminalità calabrese ha progressivamente adottato un prudente ridimensionamento dei comportamenti violenti, tipici del suo modus operandi nelle aree d’origine, al fine di infiltrare in modo silente il territorio di proiezione”.

Gli investigatori ricordano che “gli esiti giudiziari recenti, taluni ormai definitivi, hanno consentito di definire una mappatura geo-criminale delle strutture periferiche della ‘ndrangheta attivi nel territorio ligure, confermata anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in particolare sulla presenza di neoformazioni a Genova, Lavagna, Ventimiglia e Bordighera. Secondo un’importante ricostruzione investigativa, non ancora passata in giudicato, nell’ambito della macro area ‘ndranghetista denominata Liguria, influente anche nel basso Piemonte, il locale di Genova rivestirebbe anche il ruolo di camera di controllo regionale”.

Giacomo Grassi

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