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Attualità | 19 aprile 2021, 18:14

Il commissario Foscari ed un mistero da risolvere all’ombra della Lanterna

La Genova degli anni Sessanta è protagonista del nuovo giallo di Sandro Antonini, uno scrittore molto apprezzato anche per i suoi saggi storici; pubblica l’editore Internòs di Goffredo Feretto

Il commissario Foscari ed un mistero da risolvere all’ombra della Lanterna

Sandro Antonini è una personalità eclettica, in gergo moderno si potrebbe dire che ha una sensibilità ed uno spirito crossmediale, spiegato meglio: Antonini è una risorsa oltreché una bellissima testa perché accanto alla passione, allo scrupolo e alla meticolosità dello storico sa affiancare una splendida ed efficace verve da narratore, soprattutto nel campo del giallo; ed è proprio qui che diventa crossmediale, perché la sua competenza e le sue conoscenze storiche diventano spesso lo sfondo per le sue vicende romanzesche.

C’è sempre uno scenario vero, c’è sempre un’ambientazione di vita reale, e poi ci sono i personaggi e le vicende che lo scrittore originario di Sestri Levante riesce sempre così abilmente a dipanare. È il caso del suo terzo romanzo, che arriva in questo 2021 dopo i primi ‘Il pappagallo rosso. 1968: delitti a Milano’, uscito nel 2018; e ‘La luce sporca’, uscito nel 2019. A pubblicare, anche in questo caso, l’editore Internòs, ovvero la casa editrice portata avanti con immensa passione ed intramontabile amore da Goffredo Feretto e da sua figlia Ester, e che proprio nel levante genovese a Chiavari ha la sua sede.

Goffredo, che ha sempre avuto fiuto per il talento (come non ricordare il caso di Bruno Morchio e di Raffaella Romagnolo, due degli autori che a lui devono tanto, quando lavorava come editor per la Fratelli Frilli), si tiene Antonini stretto e molto caro: perché l’autore di Sestri è prolifico, ma nel suo essere prolifico è anche sempre incredibilmente ispirato e bravo a non calare mai di livello. E come i saggi storici di Antonini, dedicati specialmente al Novecento e al periodo della Seconda guerra mondiale (ma sono molto godibili anche i testi incentrati sulla riviera di levante, come gli ultimi ‘Tigullio giorno e notte’ e ‘I magnifici a Sestri Levante’), sono ormai diventati un punto di riferimento, altrettanto piacciono i gialli.

L’ultimo della serie, il terzo, s’intitola ‘Omicidio al bacino n. 2’: si tratta della seconda indagine del commissario Foscari, personaggio ideato proprio da Antonini. Seconda come pubblicazione, ma prima in senso cronologico: perché mentre ne ‘Il pappagallo rosso’ eravamo nella Milano del 1968, qui siamo nella Genova del 1960. Quello che non cambia sono la cura verso il particolare, l’attenzione verso gli ambienti, lo sguardo sempre approfondito rispetto a quello che è stato. Antonini è stato bravissimo a narrare la Milano degli anni Sessanta nei primi due romanzi, ora è altrettanto bravo a narrare la Genova dello stesso periodo: situazioni che ha studiato sui libri e negli archivi, ma che ha anche vissuto di persona, grazie ai suoi trascorsi lavorativi e di vita quotidiana.

Così il porto di Genova narrato da Antonini diventa un posto crepuscolare, dove può succedere di tutto. Un luogo dei misteri, nel quale accade che sul fumaiolo di un cargo svedese, l’Oedipus Rex, venga trovato, appeso a una trave metallica, il cadavere di un uomo impiccato. Suicidio o omicidio? Le mani legate dietro alla schiena, non lasciano alcun dubbio: si tratta sicuramente di omicidio. Ma chi è questo personaggio? E come mai è stato commesso questo efferato delitto? A dare le risposte viene chiamato il commissario Foscari, capo della polizia del porto. Un personaggio d’altri tempi, un poliziotto all’antica, di quelli tanto meticolosi nelle indagini quanto pieni d’umanità: scoprirà che il defunto si chiamava Heinz Meyer, e che era un tedesco di Amburgo. E, soprattutto, scoprirà come mai nella sua stiva vengano rinvenuti tre libri insoliti per uno stivatore, scoprirà che cosa ci faceva su quella nave un tedesco, quindici anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. A dare le chiavi di tutto ecco spuntare un professore di germanistica dell’università. Antonini ci cala in una realtà affascinante, cita il ‘Corriere Mercantile’, ma anche ‘Il Secolo XIX’ e ‘Il Lavoro’. Cita una città che forse non esiste più, e alla quale guarda ora con occhio nostalgico, ora con occhio disincantato. Il tutto con un ritmo avvincente e avvinghiante, che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Il poter variare dal saggio storico (sempre redatto con grande professionalità) al romanzo d’invenzione (anche se non troppo) rappresenta per l’autore di Sestri Levante un geniale sfogatoio: al suo pensiero, alla sua capacità di affabulare, alla sua prosa che scorre piacevole come un flusso ininterrotto. Per gli amanti del giallo che affonda le radici nel ‘come eravamo’, ecco una lettura da non perdere. Ci troverete un po’ di Leonardo Gori, un po’ di Marco Vichi, un po’ della coppia formata da Giovanni Cocco e Amneris Magella. Soprattutto, ci troverete Genova, sempre lei, ancora lei: quanto fascino nei tempi che furono. Quanto fa piacere vederli riproposti.

Alberto Bruzzone

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