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Cronaca | 05 marzo 2024, 08:37

Martina Rossi, Albertoni e Vanneschi fuori dal carcere. Concesso l’affido in prova

L’amarezza dei genitori della vittima: “Non hanno mai chiesto scusa. Il minimo era che scontassero la pena in cella”

Martina Rossi, Albertoni e Vanneschi fuori dal carcere. Concesso l’affido in prova

Affidamento in prova per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, condannati a scontare tre anni per il tentato stupro di Martina Rossi, la ragazza genovese precipitata dalla .finestra della camera di albergo di Palma di Maiorca il 3 agosto del 2011, mentre si trovava in vacanza.

Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha concesso ad Albertoni e Vanneschi, detenuti nel carcere di Arezzo, l’affidamento ai servizi sociali, inizialmente negato dopo la sentenza definitiva emessa proprio dallo stesso tribunale. Nel luglio 2023 a Vanenschi, per motivi personali, era stato concesso un primo affidamento. A metà del febbraio di quest’anno, anche Albertoni ha ottenuto lo stesso.

I due svolgono volontariato in un’associazione di Castiglion Fibocci, paese in cui abitano con le rispettive famiglie. Di notte, però, hanno l’obbligo di rimanere a casa.

La fine della pena è fissata per il 2025 ma, secondo i difensori, con la buona condotta potrebbe esserci qualche sconto.

Fino alle scorse ore, non era stata data notizia della scarcerazione dei due aretini

Alla notizia dell’affidamento in prova, Bruno Rossi e Franca Murialdi, genitori di Martina, hanno espresso amarezza per la sentenza: “Non hanno mai chiesto scusa, il giudice ha sbagliato a concedere l’affido perché è venuto a mancare, proprio per questo, il principio di resipiscenza necessaria in questi casi”. Ancora: “Così si dà solo il cattivo esempio ai giovani, non si sono mai pentiti”; “Nessuno mi ridarà più mia figlia. Ma questi ragazzi non si sono mai degnati nemmeno di chiedere scusa. Il minimo era che scontassero la pena in carcere”.

Albertoni e Vanneschi hanno sempre negato di aver provocato la morte di Martina Rossi. La Cassazione, nell’ottobre 2021, ha confermato durante il processo che Martina morì mentre scappava dal loro tentativo di stupro. Cercò di scavalcare la balaustra per raggiungere il balcone a fianco e mettersi in salvo ma cadde.

La polizia spagnola, all’indomani dell’accaduto, avevo sostenuto si trattasse di suicidio. È stata la battaglia dei genitori di Martina, durata dieci anni, a far riaprire il caso.

Redazione

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