Ai confini della Liguria dove l’Appennino si insinua tra Piemonte e genovesato, il dialetto assume sfumature particolari, mescolando influenze e storie. A Masone, paese di poco più di 3.200 abitanti nell’entroterra ligure, il dialetto locale conserva tracce del genovese ma anche sonorità piemontesi, testimoni di una storia di scambi e contaminazioni linguistiche.
“Abbiamo qualche parola mescolata con il piemontese - ci racconta Laura Ottonello, la nuova protagonista della nostra rubrica Testimonial del dialetto - Ho conosciuto il direttore di Wikipedia Lìgure, Lorenzo Lentini, che viene da Borghetto di Borbera (Alessandria) e se è meravigliato per le tante parole in comune tra il nostro dialetto di Masone e il suo di Borghetto. Ci capiamo benissimo”.
Ma se il dialetto masonese mantiene una propria identità, il rischio che vada perduto è sempre più alto. “Purtroppo si sta perdendo - ammette Laura - Non c’è nessuno che lo parla, a parte qualche coetaneo ma sono pochi. Forse resiste tra le persone più anziane. Ragazzi pochi, ne ho trovato due per caso per registrare un pezzo di filastrocca natalizia per il progetto di Filippo Noceti”.
La passione di Laura per il dialetto nasce fin dall’infanzia. “A casa mia parlavano tutti in dialetto - ricorda - I miei nonni, i miei genitori, tutti. Così l’ho imparato senza nemmeno accorgermene, prima ancora di andare a scuola.
Sono nata nella zona della cascata del serpente, poi mi sono spostata all’Autra, una delle parti più antiche di Masone. Mi chiamavano la girovaga perché ero sempre in giro, e spesso incontravo anziani che mi chiamavano per insegnarmi parole in dialetto stretto”.
Oggi il dialetto, per quanto meno parlato, resiste ancora nei piccoli momenti quotidiani. Nel suo lavoro al supermercato in Piemonte, capita di sentirlo tra gli anziani clienti. “Quando cercano i soldi o si innervosiscono per il bancomat, ecco che escono le parole in dialetto piemontese - racconta con un sorriso - Le capisco benissimo, perché il nostro dialetto ha molte somiglianze con il piemontese”.
Dalla passione alla scrittura
Negli ultimi tempi, Laura si è dedicata alla scrittura in dialetto, grazie a un progetto nato quasi per caso. “Il presidente della Consulta Ligure, Giorgio Oddone, mi ha chiesto se avessi voglia di scrivere qualcosa su Masone per Wikipedia Lìgure. Ho provato, e gli è piaciuta molto la mia parlata”.
Ma scrivere in dialetto non è stato immediato. “Mi hanno detto che taglio le parole, come se me le mangiassi ed è una caratteristica del nostro dialetto. Ho raccolto i racconti che sentivo dire in casa da mio padre, mia madre e mia sorella e li ho messi su carta”.
Per perfezionarsi, ha chiesto aiuto ad Aurelio Pastorino, ex sindaco di Masone e autore di libri e di un vocabolario sul dialetto masonese. “Mi ha detto: sarebbe bello se imparassi a scriverlo, perché ormai non c’è più nessuno che lo fa - racconta - Mi ha incoraggiato a scrivere da sola, per poi correggermi. Così ho imparato”.
Nel suo percorso di ricerca, Laura ha raccolto parole che differiscono dal genovese classico, ma che sono profondamente radicate nella parlata di Masone.
“Abbiamo termini particolari, come msée (mio nonno), ratauřàuřa (pipistrello), giřoduřa (trottola) – che usiamo anche per dire che un bambino non sta mai fermo – oppure numřåggi (soprannomi) e scařavnun (calabrone). Sono parole che hanno suoni particolari, modi di pronuncia che ci caratterizzano”.
Un patrimonio linguistico che rischia di perdersi, ma che grazie a Laura sta trovando nuova linfa. La storia di Laura Ottonello dimostra che il dialetto non è solo un ricordo del passato ma può diventare uno strumento di riscoperta e identità. Anche se il suo uso quotidiano è sempre più raro, iniziative come Wikipedia Lìgure e i progetti di valorizzazione linguistica rappresentano una speranza per il futuro.
“Imparare a scriverlo è stato fondamentale - conclude Laura - Perché parlare una lingua è importante, ma metterla su carta significa conservarla per sempre”.
I VOLTI E LE STORIE CHE CELEBRANO LA LINGUA LIGURE
La nostra rubrica Testimonial del Dialetto ha portato ai lettori tante storie appassionanti, che continuano a tracciare il profilo di una Liguria viva e pulsante. Ecco i protagonisti che ci hanno accompagnato:
- Gilberto Volpara, giornalista e divulgatore della cultura e delle tradizioni locali.
- Anto Enrico Canale, conoscitore della lingua ligure e membro dell’Associazione O Leûdo.
- Francesco Pittaluga, autore di testi sulla storia e cultura locale.
- Mike fC, rapper genovese che mescola il dialetto con le sonorità contemporanee.
- Rita Bruzzone, consigliera comunale e promotrice della tradizione orale ligure.
- Andrea Di Marco, comico e attore che ha saputo reinterpretare con ironia la cultura locale.
- Giampiero Cella, profondo conoscitore del folklore ligure.
- Marco Carbone, in arte "U Carbun", cantastorie moderno che mantiene viva l’oralità ligure.
- Ennio Cirnigliaro, storico e archeologo appassionato di cultura locale.
- Bruno Gattorno, autore e interprete di classici rivisitati della tradizione genovese.
- Vladi Zullo, leader de I Trilli, storica band dialettale genovese.
- La compagnia teatrale “Quelli de na votta”, che porta in scena il dialetto ligure con passione.
- Davide Cabona, cantautore che racconta storie liguri con una vena poetica unica.
- I Demueluin, musicisti che mescolano modernità e tradizione nel loro repertorio dialettale.
- Vinicio Raso, figura chiave nella celebrazione del centenario della stazione di Sestri Levante.
- Franco Po, cuore organizzativo della storica Sagra del Bagnun di Riva Trigoso.
- Il mitico Tipo Mustopo, leggenda popolare della comicità genovese.
- Franco Casoni, scultore e artista che rende omaggio alla Liguria attraverso le sue opere.
- Filippo Noceti, l’autore del “belìn” che unisce i liguri
- Il cantautore Gioacchino Costa torna con l’album ‘Miserie’ e ricorda il maestro Armando Corsi
- La magia del Natale in lingua ligure con la piccola Bianca Maria
- Alessandro Guasoni, autore dell' Insultario genovese-italiano.
- Giorgio Novello, Ambasciatore d’Italia nei Paesi Bassi: un incontro unico tra veneto e ligure
- Fulvio Lumachi risponde alla chiamata del Comune di Genova: “Voglio insegnare il genovese a scuola”