Dopo il grande successo del tour invernale, Michele Zarrillo torna sui palchi italiani con una serie di nuove date primaverili che celebrano uno dei suoi brani più iconici: Cinque giorni. Il 29 maggio sarà la volta del Politeama Genovese, una tappa molto attesa e sentita dall’artista. “Ho un legame con Genova che purtroppo si è un po’ distanziato – racconta –. Sono tanti anni che non vengo e ho trascurato il pubblico genovese, cosa che mi duole molto: ora sto cercando di riconquistare il pubblico, di avvicinarmi di nuovo a chi mi è stato sempre affezionato”.
Il concerto genovese, i cui biglietti sono disponibili sui principali circuiti di prevendita, sarà un’occasione per riascoltare dal vivo i grandi successi del cantautore romano. Sul palco, Zarrillo sarà accompagnato da un team di musicisti d’eccezione: Roberto Guarino, Andrea Valentini, Andrea Rongioletti, Danilo Fiorucci, Pino Vecchioni, Andrea De Luca. Alla produzione musicale, insieme a lui, Alessandro Canini. Lo spettacolo si preannuncia ricco ed emozionante: oltre due ore di musica che attraversano quarant’anni di carriera, tra brani storici e più recenti.
Il tour celebra i 30 anni (anzi, 31) di Cinque giorni, brano diventato un classico della musica italiana, scritto insieme a Vincenzo Incenzo e presentato al Festival di Sanremo del 1994, dove si classificò quinto tra i Campioni. Fa parte del suo quarto album Come uomo tra gli uomini e nel tempo ha conquistato una popolarità trasversale, anche grazie alle cover di Fiorello (1995) e Laura Pausini (2006). Recentemente è tornato virale su TikTok, soprattutto tra i giovanissimi, e ha ottenuto l’ennesimo Disco d’Oro.
“È una cosa che mi fa sentire davvero bene – racconta Zarrillo –. Ragazzi di 15, 18, 20 anni mi mandano video in cui cantano le mie canzoni su TikTok. Da L’elefante e la farfalla a Cinque giorni, mi arrivano continuamente versioni e messaggi. È un momento speciale, quasi una rinascita”.
Anche Una rosa blu, altro brano simbolo della sua carriera, ha ricevuto un nuovo Disco d’Oro lo scorso ottobre, a 40 anni dalla sua prima pubblicazione. “È una fortuna che non capita a tutti. Alcuni titoli sembrano spariti, ma poi tornano, magari sulle labbra di un bambino. È qualcosa che mi commuove”.
Zarrillo riflette anche sul senso del tempo che passa, e su quanto la musica resti. “Sono andato a vedere una mostra di Munch e mi sono commosso. Ho pensato alla vita delle persone, alle sofferenze, agli incidenti. Anch’io ho avuto un problema fisico molto serio circa 12-13 anni fa, e ne sono uscito bene. La musica, come l’arte, diventa parte della vita degli altri. A volte mi scrivono: ‘Per me sei come uno di famiglia’".
L'artista racconta anche il significato di Cinque giorni: “È la canzone del fatidico momento dopo una rottura. Quando non ti ha chiamato il primo giorno, il secondo nemmeno… e al quinto pensi: forse non mi chiamerà mai più. È lì che arriva la disperazione totale”.
Alla domanda su cosa direbbe oggi al se stesso di trent’anni fa, risponde con sincerità: “Forse avrei dovuto essere un po’ più presente, farmi sentire di più. Caratterialmente non sono intraprendente, non ho mai cercato i riflettori a tutti i costi. Mi piace scrivere canzoni, e da vent’anni, avendo messo su famiglia, la mia vita è cambiata. Però ora sto ritrovando il desiderio di lavorare seriamente come facevo prima. È l’unica cosa che mi fa sentire bene, che mi fa fare pace con me stesso”.
Il repertorio live non si limita ai brani più celebri: “Chi viene ai concerti si accorge di quante canzoni fanno parte dell’immaginario collettivo, anche se a volte se ne dimentica. Inizio con Strada di Roma, Il sopravvento, Ragazza d’argento, Non arriveranno i nostri, Il canto del mare, L’acrobata… ce n’è per tutti”. E nel futuro? “Stiamo progettando un tour per l’anno prossimo – anticipa –. Sarà qualcosa di importante. Non voglio dire troppo per scaramanzia, ma sarà un tour interessante”.