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Attualità | 07 agosto 2025, 08:00

“Non è una guerra ai tossici, il problema è il sistema”: Andrea Piccardo denuncia il degrado nel centro storico di Genova

Spaccio diffuso, consumo di sostanze in aumento, silenzi complici e un’assenza di politiche serie: “Otto anni di gestione fallimentare. Qui c’è un sistema da smontare, e finché non lo si guarda in faccia, non si risolverà nulla”

“Non è una guerra ai tossici, il problema è il sistema”: Andrea Piccardo denuncia il degrado nel centro storico di Genova

Ore 11.10 del mattino, sul retro di Palazzo Spinola. Una donna sdraiata a terra, lo scooter a pochi passi, i lucchettoni che chiudono l’ennesimo portone blindato in via della Maddalena. “È questa la fotografia di questi ultimi otto anni”, dice Andrea Piccardo, figura di riferimento in zona, da sempre impegnato in prima linea. “È fondamentale osservare il fenomeno senza farsi incantare dai pifferai che vorrebbero solo allontanare il problema per non vederlo più”.

Il punto di partenza, secondo Piccardo, è chiaro: “Il consumo di sostanze devastanti è aumentato. Ma c’è una ‘piazza di mercato’ dello spaccio che in questi anni è stata negata e si è allargata: geograficamente, economicamente e qualitativamente. Continuare a ignorare chi rifornisce, trasforma e distribuisce è un errore enorme. Questi individui per lavorare hanno bisogno di appoggi, di connivenze, di vendere a fasce ricattabili e sensibili. E qui trovano tutte le condizioni favorevoli”.

Il centro storico d’estate, spiega, diventa più abitato, “non solo da tossici, spacciatori o ubriaconi, ma da tutti noi. Apri le finestre per il caldo e ti entra il frastuono, l’odore acre, il disagio. Ma quello che denunciano i comitati, come è successo a fine giugno in piazza del Roso, non riguarda solo una piazza: riguarda tutta la città”.

Negli ultimi otto anni i servizi alla persona sono stati depotenziati - accusa Piccardo -. E intanto chi vive o lavora qui, raccatta persone da terra almeno una volta alla settimana. L’ultima volta che ho chiamato il 118 mi hanno salutato per nome”.

Ma per Piccardo non è una questione solo di emergenza. È anche una questione di strumenti e volontà politica: “La legge vieta la somministrazione di alcolici a chi è già alticcio. È una norma dello Stato che la polizia locale può far rispettare, ma va fatta conoscere e applicata. Non basta prenderli per strada quando sono in coma etilico, bisogna intervenire prima. Ed è anche un modo per responsabilizzare i gestori di bar, pub e minimarket”.

Non ce l’ho con i tossici, non è una guerra morale- precisa -. Non vogliamo allontanare il disagio sociale, non siamo bacchettoni. Spostarli da un’altra parte non risolve il problema, lo nasconde. Il centro storico, da questo punto di vista, è un territorio tutelante: noi cerchiamo di prenderci cura anche di chi è fragile, ma senza strumenti e senza un cambio di rotta, è tutto inutile”.

E sul fronte dello spaccio? “Gli spacciatori non finiscono mai: li rimpiazzano con migranti reclutati dalle organizzazioni. Appena uno cade, ne arriva un altro. È il mercato il problema. E il mercato esiste perché c’è un’organizzazione che lo tiene in piedi. Si spaccia sempre negli stessi punti, perché lì ci sono i basisti, ci sono accordi, ci sono protezioni. Ma senza indagini serie, senza andare oltre la piccola quantità, non si becca mai la filiera”. 

Ma la responsabilità non è solo delle organizzazioni criminali: “Il dramma è che molte persone del quartiere conoscono gli spacciatori. E tacciono. Per omertà, per paura o perché significherebbe denunciare un conoscente, un collega, un vicino. E così il sistema si autoalimenta”.

Piccardo non risparmia critiche alla giunta uscente: “Per otto anni non hanno fatto nulla, anzi. Nessuna indicazione politica alle forze dell’ordine, solo pasticci. Ora però c’è un cambio di passo possibile. Ho fiducia in Cristina Lodi: è competente, ha a cuore queste persone, ha lavorato nel sociale. Serve tempo, ma so che farà bene”.

La sfida, conclude, è duplice: “Da una parte lo Stato, che deve indagare, presidiare, agire. Dall’altra i cittadini, che devono smettere di voltarsi dall’altra parte. Perché finché il problema non lo guardiamo in faccia, continuerà a marcire davanti ai nostri occhi”.


 

Chiara Orsetti

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