/ Sanità

Sanità | 10 settembre 2025, 18:29

A Genova sedici consultori e solo sei professionisti in campo: faccia a faccia a Palazzo Tursi, gli assistenti sociali disertano il vertice con il Comune

Si chiede una ricostruzione, oltre alle risorse. L’assessora Lodi punta sulle criticità più urgenti, come la presa in carico dei minori segnalati dal tribunale

A Genova sedici consultori e solo sei professionisti in campo: faccia a faccia a Palazzo Tursi, gli assistenti sociali disertano il vertice con il Comune

Un sistema in sofferenza, fatto di professionalità preziose, risorse inadeguate e tensioni crescenti. È questo il quadro emerso oggi in Sala Rossa a Palazzo Tursi, durante la settima commissione consiliare, chiesta dalla consigliera Maria Luisa Centofanti (Riformiamo Genova) e  interamente dedicata al futuro dei consultori genovesi. Presenti il Comune, la Regione (rappresentata dall’assessore alla Sanità, Massimo Nicolò), Asl 3, sindacati e ordini professionali. Assenti, per scelta simbolica, gli assistenti sociali: una decisione voluta per segnalare un disagio profondo, prima ancora che professionale.

A Genova i consultori sono 16, distribuiti sul territorio e nati per offrire servizi pubblici, gratuiti e accessibili in materia di salute familiare, tutela dei minori, prevenzione e supporto psicosociale. Un presidio di prossimità che, secondo molte delle voci intervenute oggi, rischia di svuotarsi dall’interno: carenza di personale, scarso riconoscimento delle competenze, difficoltà di dialogo con la direzione aziendale, e un generale depotenziamento del ruolo stesso del consultorio nel sistema socio-sanitario.

Il segnale di allarme era arrivato già in mattinata, con una nota firmata dal Sunas (Sindacato Unitario Assistenti Sociali) indirizzata ai consiglieri comunali. Un documento che rivendica un principio semplice e dimenticato: il consultorio familiare non può essere ridotto a un centro di prestazioni medico-sanitarie. È invece un presidio territoriale essenziale, dove medici, psicologi, ostetriche, assistenti sociali, assistenti sanitari ed educatori lavorano insieme per rispondere a bisogni complessi, spesso legati a condizioni di fragilità. La sua efficacia, avverte il sindacato, dipende dalla capacità di operare in équipe, in ambienti adeguati, con una direzione capace di valorizzare le diverse competenze e in integrazione costante con i servizi del Comune, i presidi sanitari e il Tribunale.

Il documento sottolinea come il buon funzionamento del consultorio riguardi direttamente anche l’amministrazione comunale. Comune e Asl, infatti, condividono ampi tratti del percorso di tutela minorile e familiare, e se uno dei due pilastri cede, tutto il sistema rischia di inclinarsi. Per questo, come evidenziato nel documento, serve una vera riflessione strategica: non limitarsi alla riduzione del danno, ma investire sull’integrazione operativa come forma di prevenzione.

Durante la commissione, Maria Alessandra Giribaldi (Sunas) ha spiegato i motivi dell’assenza dell’Ordine degli assistenti sociali. Un gesto meditato, che vuole dare visibilità a un malessere diffuso. Tra le criticità segnalate: carichi di lavoro eccessivi, clima percepito come autoritario, e una direzione poco propensa al dialogo con i professionisti. Il rischio è che il sistema della tutela si trasformi da strumento di prevenzione a mera gestione emergenziale del danno.

La direttrice sociosanitaria di Asl 3, Isabella Cevasco, ha ammesso le difficoltà di integrazione tra le varie figure professionali, ma ha ricordato anche alcune iniziative già attivate. Tra queste, il progetto di “home visiting” nato durante l’emergenza Covid e oggi in fase di consolidamento, pensato per offrire supporto diretto a mamme e neonati. È stata inoltre annunciata una nuova azione dedicata alle comunità sinti, per favorire l’accesso allo screening neonatale e intercettare fragilità sanitarie spesso invisibili.
Sul fronte del personale, però, le difficoltà restano. Oggi nei consultori della città operano appena sei professionisti, un numero giudicato insufficiente. Cevasco ha assicurato la volontà di intervenire, anche se il reperimento di alcune figure specialistiche, come psicologi e ostetriche, resta complicato.

Dal Comune è arrivato un segnale preciso. L’assessora al Welfare, Cristina Lodi, ha messo l’accento su un nodo particolarmente urgente: la presa in carico dei minori segnalati dal tribunale. In città ci sono 146 situazioni in attesa di essere attivate. L’obiettivo è costruire un protocollo che eviti l’istituzionalizzazione forzata e favorisca, ove possibile, percorsi di sostegno familiare. In questa direzione va anche l’arrivo di sette nuovi psicologi, assunti direttamente dal Comune per rafforzare il sistema.

Un rafforzamento che, secondo Alessandro Fasciani, direttore della struttura consultoriale Asl 3, potrebbe anche ridefinire i ruoli. Ha spiegato che gli psicologi comunali potrebbero assumere una funzione di filtro, lasciando ai consultori un ruolo più terapeutico e integrato. Troppo spesso, infatti, le relazioni psicologiche si chiudono senza che ne scaturisca un vero percorso di cura.

In relazione alle tematiche di carattere sociosanitario, abbiamo immediatamente avviato un lavoro condiviso con Regione Liguria e ASL 3 - ha detto l’assessora Lodi - volto al consolidamento dell’integrazione sociosanitaria, attraverso la condivisione di processi operativi ad ampio spettro che interessino minori, adulti con disabilità, anziani, formalizzati in protocolli operativi che supportino l’azione comune nonostante i diversi ambiti di competenza. Lo richiede la maggiore complessità delle situazioni che le famiglie devono affrontare. In relazione alle attività dei consultori familiari, particolarmente impegnativo l’intervento volto alla tutela dei minorenni e delle famiglie; regolato da uno specifico protocollo operativo condiviso con l’Autorità Giudiziaria. Importante l’esperienza del progetto ‘Crescere insieme’, che vede la costituzione di una equipe socio sanitaria integrata a favore di neo genitori fino ai primi mille giorni dei bambini, con interventi di supporto a domicilio. Tali azioni, tra le altre, sono oggetto di una costante interlocuzione con Regione Liguria e ASL3 volta ad affrontare congiuntamente le priorità e definire le risorse utili. Si intende confermare  l’impegno al lavoro comune, basato sull’evidenza dei dati quale elemento essenziale per la definizione di obiettivi chiari e condivisi, e base di una effettiva e persistente integrazione sociosanitaria”.

Resta una domanda: cosa rimane oggi dell’idea originaria di consultorio? L’impressione frutto delle preoccupazioni espresse dagli operatori, è che oggi, oltre alle parole e ai fondi, serva una ricostruzione.

Pietro Zampedroni

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium