Si è aperta oggi, mercoledì 7 gennaio, la prima commissione consiliare del 2026, interamente dedicata all'analisi dei Progetti di Comunità del centro storico. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di tracciare un bilancio di un modello nato per migliorare la qualità della vita, stimolare l’economia locale e rafforzare la coesione sociale attraverso la partecipazione attiva di residenti e terzo settore.
I numeri del successo e le peculiarità dei Sestieri
I dati di monitoraggio presentati, relativi ai primi nove mesi del 2025, evidenziano un modello in forte crescita: il Sestiere del Molo guida la partecipazione con 114.051 accessi, seguito da Prè (47.460) e dalla Maddalena (12.077).
Ogni quartiere ha sviluppato una propria identità progettuale: il Molo si conferma polo dinamico con i Giardini Luzzati (fino a 3.000 presenze nel weekend), il progetto medico "Camici nei Vicoli" e l'Emporio Solidale. Prè punta sull'integrazione con l'Hub Carmine e le lezioni di italiano per stranieri, oltre ai centri di coworking dell'Hub Archivolto. La Maddalena focalizza l'attenzione su infanzia e sostenibilità con la Biblioteca KORA e la biciofficina BOOM.
Le voci dei protagonisti: la "riapertura" dei vicoli
Durante la commissione, gli interventi degli auditi hanno permesso di andare oltre le statistiche. Sabrina Napoleone (Associazione culturale Lilith) ha rivendicato con orgoglio la nascita di 14 presidi in due anni, di cui 11 creati riaprendo serrande abbassate da tempo. "Ogni spazio è inteso come un bene comune," ha dichiarato, sottolineando la restituzione di luoghi dimenticati alla cittadinanza.
Federica Scibetta, Presidente della Cooperativa il Ce.Sto, ha invece posto l’accento sulla dimensione umana della sicurezza: la presenza quotidiana in strada crea fiducia. Ha citato l’esempio dell’Artroom in Piazza Ferretto, dove il semplice gesto di mettere due sedie all’aperto ha permesso agli anziani di tornare a popolare la piazza, portando quello che ha definito un "welfare basilare" e una "rassicurazione emotiva".
Per il Sestiere di Prè, Emanuela Sciutto del Circolo Vega ha illustrato la strategia degli Hub di quartiere: cinque spazi diffusi che fungono da "Case di Quartiere". Sciutto ha rivendicato il ruolo delle associazioni come "facilitatori" o "corpi intermedi" capaci di connettere istituzioni e residenti, sottolineando l’importanza del Festival dell'Infanzia come strumento per parlare di diritti.
Lavoro e inclusione: l'esperienza di StartUp
Un capitolo significativo è stato dedicato all’occupazione. Manuel Sericano della Cooperativa Sociale Agorà ha presentato i risultati del progetto Start Tappe: nell’ultimo anno 6069 persone hanno trovato lavoro e sono state attivate collaborazioni con oltre 1.669 imprese. Tra i fiori all’occhiello, le “Case dei Rider” alla Maddalena e in via dei Cebà, nate per dare dignità e supporto logistico a lavoratori spesso invisibili.
Marco Montoli, coordinatore dei Progetti di Comunità, ha ribadito la necessità di passare da un approccio "riparativo" della fragilità a uno preventivo. Pur definendo il modello genovese un'innovazione studiata a livello nazionale, Montoli ha avvertito che "il Terzo Settore non può risolvere tutto da solo: la regia pubblica resta decisiva".
Cultura e partecipazione: le "luci" accese nei vicoli
Davide Mazzanti ha ricordato il successo della biblioteca per bambini Kora (13.000 presenze in tre anni), mentre Federica Fioredda (Pandora) ha spiegato come iniziative come il Carnevale Sociale o l’apertura di 24 chiese con "Dai Vicoli al Cielo" non siano semplici feste, ma "processi di coinvolgimento" per innescare relazioni durature tra abitanti e territorio.
Le criticità: la Maddalena e la richiesta di una regia forte
Nonostante l’entusiasmo, la commissione ha dato spazio a voci critiche. Christian Spadarotto (Associazione Via del Campo e Caruggi) ha lamentato ritardi nei pagamenti e una gestione burocratica complessa, definendo il "Piano Caruggi" una sommatoria di interventi talvolta scoordinati e privi di una visione strategica su sicurezza e degrado.
Ancora più duro l’intervento di Luca Curtaz (Associazione AMA - Abitanti Maddalena), il quale ha denunciato una discrepanza tra le slide e la realtà quotidiana: "In via della Maddalena le serrande restano abbassate e i commercianti scappano". Curtaz ha criticato la "turistificazione selvaggia" e ha chiesto massima trasparenza sui dati e una regia pubblica che non agisca "a macchia di leopardo", ma che affronti commercio, sicurezza e sociale come un unico corpo.
L'intervento dell'assessora ai Servizi Sociali Cristina Lodi
"Tengo a chiarire che non sono l’assessora con delega specifica al centro storico: la delega esiste, è formalmente attribuita ed è in capo all’assessora Coppola, con la quale lavoro in modo sinergico, così come con tutti gli altri colleghi. Oggi ho portato in aula quanto mi è stato richiesto da una consigliera, e l’oggetto specifico della discussione era il progetto di comunità.
Personalmente non credo nei cosiddetti “minestroni”: più si riesce a essere specifici e chiari su ciascun ambito, più i diversi aspetti possono poi integrarsi in modo efficace. Questo ragionamento potrebbe essere fatto per ogni quartiere, non solo per il centro storico. Se, ad esempio, si convoca una commissione sul progetto di comunità in Valpolcevera, qualcuno potrebbe legittimamente chiedere di parlare anche della cantierizzazione della metropolitana. È evidente che l’approccio ai territori deve essere integrato, ma per lavorare bene è necessario che ogni assessore operi nell’ambito delle proprie deleghe, interagendo poi con gli altri per garantire dialogo e integrazione.
Venendo al centro storico, è indubbiamente un’area complessa e varicentrica rispetto alla città, ma è bene ricordare che ogni quartiere presenta criticità articolate, talvolta anche più marcate, di cui però si parla meno. Ci sono territori con forti problemi di marginalità e abbandono che raramente entrano nel dibattito pubblico. Per questo l’obiettivo dei progetti di comunità è estenderli progressivamente: vogliamo che in ogni municipio ce ne sia almeno uno, e infatti anche i municipi del Levante e del Medio Levante sono già stati coinvolti.
È utile, inoltre, sfatare un luogo comune: incrociando gli indicatori ISTAT, i quartieri con le maggiori criticità non sono quelli del centro storico, ma Canova e alcune aree della Valpolcevera. Il centro storico non rientra tra le zone con i più alti livelli di complessità sociale secondo dati nazionali, non comunali. Questo non significa negare i problemi, ma collocarli correttamente. Proprio la valutazione di impatto, che riguarderà un arco temporale di cinque anni, potrà dirci se questo percorso ha prodotto, nel tempo, anche piccoli passi avanti.
Voglio ringraziare chi ha sollevato temi di complessità. Colgo sempre, da parte di chi lavora nei progetti sociali, un forte entusiasmo, che considero meritorio: lavorare oggi nel sociale è faticoso, spesso frustrante, le risorse sono limitate e le risposte non sono mai semplici. Per questo ringrazio per l’attenzione e la puntualità degli interventi.
È emersa però una percezione importante: quella di un coinvolgimento non sempre sufficiente della cittadinanza. Anche se la percezione non corrispondesse pienamente alla realtà, resta un dato da ascoltare. Quando parlo di continuità tecnica della direzione delle politiche sociali, lo faccio consapevole che questo valore ha retto nel tempo, al di là dei diversi assessori che si sono succeduti. Tuttavia, rivendico una differenza nell’impostazione politica di questo mandato quinquennale.
La prima proposta concreta riguarda la cabina di regia. Alla domanda se i cittadini possano essere coinvolti di più, la risposta è sì. All’interno dei progetti di comunità esistono già comitati e forme di rappresentanza, ma evidentemente non è sufficiente. La rappresentanza è un tema complesso: spesso i comitati non sono percepiti come realmente rappresentativi, e la proliferazione di micro-comitati è un segnale che qualcosa non funziona nel rapporto tra amministrazione e cittadini.
In questo senso, una delle proposte della riforma dei municipi riguarda l’istituzione dei forum: spazi strutturati di confronto con la popolazione. Dovremo capire come costruirli e con quali modalità, perché immaginare i cittadini direttamente in una cabina di regia richiede criteri chiari di rappresentatività. Questo è un punto su cui iniziare a lavorare seriamente.
Accanto alla rappresentanza, è necessario approfondire ulteriormente la differenziazione territoriale anche all’interno del centro storico: quartiere per quartiere le percezioni e le criticità cambiano radicalmente. L’esperienza dei Giardini Luzzati dimostra che interventi mirati e contestualizzati possono funzionare. Su questa strada il progetto di comunità può e deve fare un salto di qualità.
Le problematiche emerse, come negozi chiusi, criminalità, sono complesse e multifattoriali. Si è parlato poco, ad esempio, di tratta di esseri umani e prostituzione, temi che non sono affatto marginali. Il fatto che in queste aule si sia tornati a parlarne è già un segnale importante: per anni questi argomenti erano scomparsi dal dibattito istituzionale.
Parlare del passato non significa evitare il futuro. Affrontare i problemi, nominarli e discuterli apertamente è già un cambiamento sostanziale. Le commissioni consiliari sono uno strumento fondamentale, così come il lavoro sui territori. In sette mesi ho già convocato quattro conferenze dei presidenti di municipio: alcuni partecipano attivamente, altri meno, ma l’obiettivo resta quello di fornire strumenti a tutti.
Il coinvolgimento delle comunità non passa necessariamente da assemblee generiche. Il lavoro con i municipi è per me centrale, perché la comunità locale trova lì la sua espressione istituzionale. Stiamo già costruendo, ad esempio, una rete di incontri sulle dipendenze, affrontando il tema municipio per municipio, perché ogni territorio vive problematiche diverse e ha una propria percezione del fenomeno.
Sul centro storico, inoltre, intendiamo rafforzare i servizi di bassa soglia: non per concentrare problemi, ma per intercettare le persone e, quando necessario, accompagnarle anche fuori dal centro storico. Parallelamente, stiamo lavorando per riorganizzare i servizi esistenti, senza aumentarne indiscriminatamente il numero, ma attribuendo loro funzioni più complesse e integrate.
Quanto al Piano Caruggi, i dati verranno resi pubblici nelle sedi competenti. Ricordo però che progetto di comunità e Piano Caruggi sono due strumenti distinti, con impostazioni profondamente diverse, e vanno tenuti separati nell’analisi.
Un altro punto cruciale è la comunicazione: come amministrazione vogliamo informare in modo capillare sui servizi esistenti, perché oggi esiste un forte disorientamento. Se i servizi non sono conosciuti, è come se non esistessero. Rendere accessibili e visibili le opportunità è una responsabilità politica e istituzionale.
Le ricerche internazionali dimostrano che le politiche di riduzione del danno e di presa in carico sociale aumentano anche la percezione di sicurezza. Raccontare ciò che si fa, rendere trasparente l’azione pubblica, rassicura la popolazione. In sette mesi questa amministrazione ha prodotto più comunicazioni sul welfare che nei tre anni precedenti, non per autocelebrazione, ma per favorire l’accesso e, se necessario, il potenziamento dei servizi.
Infine, la valutazione di impatto: questa amministrazione avvierà in modo sistematico sia la coprogettazione sia la valutazione degli esiti dei servizi. Stiamo partendo con una formazione interna proprio su questo tema. Tra cinque anni non voglio solo poter dire di aver lavorato, ma di saper spiegare, dati alla mano, che cosa è stato fatto e con quali risultati".














