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Attualità | 11 gennaio 2026, 08:00

Comuni montani, in Liguria sessantuno rischiano il declassamento, con perdita di risorse

Pierluigi Vinai, direttore generale di Anci Liguria: “Ci batteremo sino alla fine”. Il 13 gennaio il ministro Calderoli comunicherà l’elenco definitivo, in un clima di grande contestazione

Comuni montani, in Liguria sessantuno rischiano il declassamento, con perdita di risorse

La Liguria, e in particolare diversi centri del Levante, rischia di trovarsi fortemente penalizzata dalla nuova classificazione dei comuni montani, un percorso legislativo attualmente allo studio del Governo e che potrebbe avere pesanti ripercussioni su tante zone italiane. 

Il prossimo 13 gennaio Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, comunicherà l’elenco definitivo di chi potrà rimanere dentro i parametri e di chi invece sarà declassato. Essere considerati comuni montani comporta diverse agevolazioni fiscali e benefici molto importanti, la cui presenza è spesso vitale non solo per i bilanci delle amministrazioni locali, ma anche per il popolamento stesso. 

A fornire il quadro della Liguria, alla vigilia di un appuntamento così importante, è il direttore generale di Anci LiguriaPierluigi Vinai“Nella nostra regione ci sono in tutto 234 comuni, di cui 231 sono classificati come montani o come parzialmente montani. Va da sé quindi come le novità in arrivo dal Governo potranno incidere fortemente su tutta la Liguria”. 

La nuova classificazione è stata fin da subito oggetto di scontro: “Noi - prosegue Vinai - abbiamo 64 comuni parzialmente montani e 167 interamente montani. Su quelli parzialmente montani non ci sono ormai più margini di trattativa. L’obiettivo rimane adesso quello di salvare completamente i 167 comuni montani”. 

Percorso non semplice, “perché sia Anci che Uncem, ovvero l’Unione nazionale comuni comunità enti montani, sono stati esclusi da tutti i tavoli ministeriali. A trattare con il Ministero per gli Affari Regionali sono state solamente le regioni, il che ha reso impossibile, di fatto, ogni tipo di confronto”. 

Le proposte di Calderoli sono già state respinte due volte: “Prima i pareri contrari sono arrivati da Anci e da Uncem, proprio per la mancata condivisione, poi i no sono giunti pure dalla Conferenza delle Regioni. E a contestare il percorso governativo non sono soltanto le amministrazioni di centrosinistra, ma anche alcune di centrodestra, come Abruzzo,Lazio e Piemonte. Segno che tutto questo non è solamente un discorso politico, bensì un discorso prettamente pratico e di sopravvivenza di molti comuni che, senza fondi adeguati e dedicati, rischiano di sparire”. 

In tutto questo percorso, “Regione Liguria ha dato parere favorevole. Io mi trovo nel non semplice ruolo di dover difendere i piccoli comuni di fronte a questa situazione estremamente complicata. Allo stato attuale, dovremo rinunciare ai 64 comuni parzialmente montani e abbiamo invece salvato 106 comuni montani sui 167 totali. Ma è assolutamente fondamentale evitare il taglio dei restanti 61, ed è per questo che non ci daremo per vinti”. 

Il nuovo criterio adottato dal Ministero è “nessun taglio se si è inclusi all’interno di un parco regionale. Ma ci sono zone che vanno tutelate ugualmente, anche se non rispondono a queste condizioni. Proveremo ancora una volta a far ragionare il Governo, anche se l’esser rimasti fuori dai tavoli non ci agevola”. 

La mappa, per il momento, è ufficiosa, “mentre il 13 gennaio ne avremo una versione definitiva, a quanto ci è stato detto”. Anci è quindi pronta alla battaglia, mentre Uncem denuncia con i suoi vertici nazionali: “Da vent’anni diciamo che il paese non ha bisogno di nuove classificazioni. Togliere oggi Roma e vedere inserite Reggio Calabria o Varazze, Cuneo o Biella, ha veramente poco senso. Avere univoci parametri per Alpi Appennini, per mezzogiorno e settentrione è assurdo. Come è assurdo e dannoso considerare la ‘vera montagna’ nelle Alpi e ‘aree interne’ gli Appennini. Abbiamo sentito anche questa cosa stupida. Togliendo di mezzo ogni banalità, Uncem ribadisce un concetto istituzionale: sulla classificazione dei comuni montani occorre evitare ogni scontro, frammentazione, divisione. Non possiamo permetterci rotture, difficoltà di dialogo, muri”. 

Uncem negli ultimi tre mesi “non è stata coinvolta nella stesura del decreto sui comuni montani. Grave errore voluto da alcuni. Forse perché da un anno e mezzo diciamo che non va fatto quell’elenco. E così, meglio escluderci. Noi i ponti e le reti le facciamo. Le stendiamo oggi verso il Ministero e chiediamo alle forze politiche di lavorare insieme, all’opposizione in Regione di agire con l’Assessorato per trovare nuove soluzioni alla classificazione, per investire ancor meglio le risorse economiche, per evitare scontri e incomprensioni. Dialogo sempre. È la regola di un buon sindacato, quale prova a essere Uncem”. Appelli che, però, stanno cadendo tristemente nel vuoto. Hai voglia poi a parlare di spopolamento delle aree interne, se non si mettono in atto le condizioni per evitarlo.

Alberto Bruzzone

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