Non sarebbe stato lo schiacciamento né le ustioni a provocare la morte di Emanuele Galeppini, promessa del golf genovese vittima della tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera.
Questo è quanto emerge dalle prime risultanze dell’autopsia eseguita oggi dai periti romani Sabina Strano Rossi, Fabio Di Giorgio e Antonio Oliva, alla presenza della consulente di parte della famiglia, la dottoressa Francesca Fossati.
Secondo il primo quadro tracciato dagli accertamenti medico-legali, il giovane sarebbe morto per asfissia provocata dall’inalazione di sostanze tossiche sprigionate dai fumi all’interno del locale Le Constellation, dove si trovava insieme ad altri ragazzi. Nei prossimi giorni verranno effettuati ulteriori esami per individuare con precisione quali sostanze siano state respirate e abbiano causato la morte di Galeppini e degli altri giovani presenti.
Resta aperto uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta: il luogo esatto del decesso. A questo quesito potranno rispondere solo le conclusioni della perizia autoptica completa, per la quale i periti si sono riservati un termine di 60 giorni.
Alessandro Vaccaro, avvocato della famiglia Galeppini, ha confermato che queste sono le prime anticipazioni circa l’esame condotto oggi, confermando un elemento già emerso nelle fasi iniziali dell’indagine, visto che il corpo del giovane è stato trovato senza evidenti segni di bruciature.
Vaccaro ha poi specificato che ora si attende l’esito della perizia per capire dove è morto Emanuele.
Sul fronte giudiziario, Vaccaro conferma l’intenzione di chiedere un ampliamento delle responsabilità penali. “Chiederò l’estensione delle accuse anche ad altri soggetti ritenuti responsabili, quindi non solo nei confronti dei coniugi Moretti, oggi interrogati, ma anche al Comune svizzero". Il legale sottolinea inoltre un punto che considera centrale: “Il mio chiodo fisso è quello venga riconosciuto il dolo eventuale come reato contestato”.













