Un vero e proprio balzo in avanti per la ricerca italiana nelle neuroscienze. Negli ultimi tre anni non erano mai stati pubblicati così tanti studi nel settore: oltre 1.500 lavori scientifici, il 75% dei quali apparsi sulle riviste internazionali di maggiore prestigio. Un risultato senza precedenti reso possibile dal programma Mnesys, che sta contribuendo in modo significativo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche, dall’Alzheimer alla depressione.
Il bilancio del triennio di attività è stato presentato a Genova in occasione dell’evento conclusivo “Mnesys: viaggio nel cervello”. A guidare la classifica delle città più produttive sono Genova, Bologna e Napoli, con più di 200 studi pubblicati ciascuna, seguite da Roma Tor Vergata. Un dato particolarmente rilevante riguarda la riduzione del divario tra Nord e Sud del Paese nella ricerca scientifica: oltre 500 pubblicazioni, in costante crescita, arrivano da università ed enti del Mezzogiorno. Un risultato favorito anche dall’aumento delle collaborazioni nazionali, passate da poco più di 20 nel 2023 a oltre 150 nel 2025.
"Mnesys rappresenta la risposta italiana ai grandi progetti internazionali", spiega Antonio Uccelli, coordinatore scientifico del programma, ordinario di Neurologia all’Università di Genova e direttore scientifico dell’Irccs Azienda Ospedaliera Metropolitana Regione Liguria. "Con oltre 800 scienziati coinvolti e 65 centri che si sono aggiunti ai 25 soci fondatori, con l’Università di Genova capofila, sono stati raggiunti risultati scientifici mai visti prima". Tra le ricerche più avanzate, Uccelli cita i gemelli digitali del cervello, l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici per Alzheimer e Parkinson, il riutilizzo mirato di farmaci già noti per altre patologie e lo sviluppo di protesi bioniche sempre più integrate. "Scoperte che avranno ricadute concrete sulla salute dei cittadini e sull’organizzazione del sistema sanitario", sottolinea.
Soddisfazione anche da parte della governance del progetto. "Tre anni fa Mnesys era una scommessa, oggi dimostra che è possibile generare eccellenza attraverso partnership di valore, creando un legame solido tra ricerca ed economia reale", afferma Enrico Castanini, presidente di Mnesys.
Numerosi i risultati scientifici di rilievo emersi dal programma. Tra questi, la conferma del ruolo fondamentale del sonno nel corretto neurosviluppo dei neonati prematuri. Altri studi hanno evidenziato come alcune caratteristiche delle cellule del sistema immunitario, rilevabili nel sangue, possano fornire indicazioni utili per personalizzare le terapie nelle patologie psichiatriche, come la schizofrenia e il disturbo bipolare. Inoltre, specifici tratti del temperamento, ad esempio una maggiore dipendenza dalle gratificazioni sociali e dal supporto emotivo, possono aiutare a individuare i pazienti con depressione maggiore resistente ai trattamenti tradizionali che rispondono meglio alle terapie di nuova generazione, come l’esketamina.
Sempre più centrale anche l’uso dei modelli computazionali in ambito clinico. Oggi è possibile integrare l’imaging tridimensionale del cervello con simulazioni preoperatorie che consentono di prevedere l’impatto degli interventi neurochirurgici sulle funzioni motorie e linguistiche, rendendo le operazioni più precise, efficaci e rispettose delle funzioni cerebrali.
Infine, combinando biomarcatori fluidi e tecniche avanzate di imaging molecolare e strutturale, i ricercatori Mnesys stanno riuscendo a individuare marcatori precoci di Alzheimer e Parkinson, aprendo la strada a diagnosi e interventi sempre più tempestivi. Un traguardo che conferma il ruolo centrale dell’Italia nella ricerca neuroscientifica internazionale.














