Sono circa ottanta i manifestanti che sono stati denunciati per il blocco stradale avvenuto in via Cantore lo scorso 22 settembre, durante la manifestazione pro Gaza organizzata da Usb e da altri sindacati di base.
Nel corso della giornata la mobilitazione aveva portato a Genova migliaia di persone, circa ventimila secondo gli organizzatori, scese in piazza per esprimere solidarietà alla popolazione palestinese e sostenere la Global Sumud Flottilla. L’iniziativa si era svolta inizialmente senza tensioni: diversi cortei avevano attraversato la città fin dal mattino, confluendo poi nella zona del varco portuale di via Albertazzi.
Nel pomeriggio, mentre il corteo principale si dirigeva verso il centro cittadino, un gruppo più ristretto, composto da circa un centinaio di manifestanti, si era separato dal resto della manifestazione e aveva raggiunto via Cantore, nei pressi dell’area del Novotel. L’obiettivo dichiarato era quello di bloccare l’accesso autostradale: alla presenza delle forze dell’ordine, i manifestanti si erano seduti sulla carreggiata dando vita a un blocco stradale che aveva reso necessario, per motivi di sicurezza, la chiusura temporanea del casello di Genova Ovest.
L’azione era stata seguita e documentata dagli agenti della Digos, che avevano proceduto alle identificazioni dei partecipanti. Proprio a seguito di quell’intervento sono scattate le denunce per blocco stradale, che al momento riguardano circa ottanta persone ma potrebbero estendersi anche ad altri manifestanti. Nel mirino degli inquirenti ci sono infatti anche alcuni episodi di imbrattamento con vernice spray ai danni della sede del gruppo Cosulich, colpita da scritte contro l’armatore genovese accusato dai manifestanti di avere una nave diretta verso il porto di Tel Aviv.
Sulla vicenda incide inoltre il nuovo quadro normativo introdotto dal decreto sicurezza approvato dal governo Meloni, che ha irrigidito le sanzioni previste per i blocchi stradali. La norma, applicata per la prima volta a Genova proprio in questo contesto, prevede pene fino a due anni di reclusione nel caso di azioni compiute da più persone e sanzioni economiche che possono arrivare a 4 mila euro, includendo esplicitamente anche forme di protesta non violenta come il sedersi sull’asfalto.














