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Attualità | 31 gennaio 2026, 08:00

Ex Ilva, il Comitato No Forno scrive a Michael Flacks: “A Cornigliano la decarbonizzazione è già avvenuta, non si torna indietro”

Nella lettera, inviata al gruppo pronto a investire su Acciaierie d’Italia, viene ribadito il no netto a qualsiasi ipotesi di forno elettrico. Dopo la replica del management, che parla di scelte ancora premature, il comitato risponde chiedendo certezze e partecipazione

Ex Ilva, il Comitato No Forno scrive a Michael Flacks: “A Cornigliano la decarbonizzazione è già avvenuta, non si torna indietro”

Non è un semplice scambio di lettere, ma un confronto che affonda le radici in una storia industriale e sociale ancora aperta. Il futuro dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, torna infatti a incrociare Cornigliano, uno dei luoghi simbolo della lunga stagione siderurgica genovese, proprio mentre si discute di investimenti, transizione ambientale e “acciaio verde”. A far riemergere con forza il nodo genovese è la presa di posizione del Comitato No Forno Elettrico Genova, che il 28 gennaio ha scritto al presidente del gruppo Flacks per chiarire, senza ambiguità, la propria contrarietà a qualsiasi ritorno della produzione siderurgica nel quartiere.

Nella lettera, il comitato prende le mosse dalle dichiarazioni pubbliche sull’intesa con il Governo italiano e sull’impegno a investire fino a cinque miliardi di euro per la modernizzazione degli impianti, attraverso elettrificazione, miglioramento degli altiforni e un percorso di decarbonizzazione. Un’impostazione che, secondo i firmatari, sembrerebbe richiamare il passaggio ai forni elettrici e agli impianti DRI, in linea con il piano industriale che prevede tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova.

È su questo punto che il comitato chiede un chiarimento netto, ricordando anche le parole pronunciate da Flacks in un’intervista, quando sull’ipotesi di un forno elettrico a Cornigliano aveva parlato di una fase ancora prematura. Da qui la precisazione considerata fondamentale: “Riteniamo necessario chiarire un punto fondamentale: a Genova, e in particolare a Cornigliano, la decarbonizzazione non è un obiettivo futuro, bensì una realtà consolidata da oltre vent’anni”. Una realtà ottenuta, viene sottolineato, con la chiusura della produzione a caldo, frutto di “una lunga e dolorosa mobilitazione dei cittadini, che per decenni hanno convissuto con emissioni altamente nocive a ridosso delle abitazioni". 

Il comitato richiama anche studi scientifici e dati già trasmessi alle istituzioni locali, nazionali ed europee sugli impatti sanitari e ambientali dei forni elettrici ad arco, ricordando come Cornigliano "presenti tuttora le conseguenze di una prolungata esposizione industriale" e registri “i più elevati tassi di mortalità dell’intera città di Genova”. Da qui una posizione che non lascia margini interpretativi: "I cittadini di Cornigliano non sono disponibili a un ritorno, sotto qualsiasi forma, della produzione siderurgica”. E l’avvertimento è esplicito: “Qualsiasi tentativo di reindustrializzazione siderurgica, anche presentato come ‘ecologico’, incontrerà una ferma opposizione civile e, se necessario, il ricorso agli strumenti giuridici nazionali ed europei a tutela della salute pubblica". 

Alla lettera risponde il gruppo Flacks attraverso Peter Kamaràs, che chiarisce come il lavoro sia ancora in una fase preliminare. “Al momento siamo concentrati su uno studio approfondito della situazione attuale degli stabilimenti ADI in tutta Italia”, scrive, precisando che il piano del gruppo "non seguirà ciecamente” quello sviluppato dal Governo. L’obiettivo dichiarato resta la definizione della soluzione “migliore, più sicura e più rispettosa dell’ambiente”, da elaborare "in collaborazione con le autorità locali, il governo italiano e anche i rappresentanti dei cittadini". 

Kamaràs ribadisce l’impossibilità, allo stato attuale, di indicare con precisione cosa verrà realizzato e dove: “Non posso dire ora cosa costruiremo esattamente e dove. È troppo presto, non siamo ancora a questo stadio”. Ma introduce anche un elemento fortemente simbolico, legato alla dimensione personale delle scelte industriali: “La mia famiglia e io vivremo vicino allo stabilimento siderurgico di Taranto… Io, se necessario per i miei spostamenti, avrò un appartamento vicino allo stabilimento di Genova. La maggior parte dei dirigenti del management Flacks che gestiranno la fabbrica farà lo stesso”. E conclude con una promessa: “La mia famiglia e io respireremo la stessa aria e berremo la stessa acqua di voi, di tutti i dipendenti di ADI e dei cittadini che vivono vicino agli stabilimenti. Di giorno e di notte".

Parole che il Comitato No Forno Elettrico accoglie con rispetto, ma senza arretrare nella sostanza. Nella rispostasuccessiva, il tono si fa più umano, ma anche più denso di memoria. “Apprezziamo il fatto che tu abbia scritto in modo personale e che tu abbia espresso l’intenzione di condividere direttamente con la comunità i luoghi, l’aria e l’acqua di chi vive accanto agli impianti”, scrive il comitato, sottolineando che si tratta di “un’affermazione che ha un peso umano e che non prendiamo alla leggera”.

Proprio per questo, viene aggiunto, è necessario ribadire un punto che a Genova Ponente non può essere eluso. “Questa parte della città porta ancora addosso il segno di decenni di industria pesante: non solo in termini economici e occupazionali, ma soprattutto in termini di salute e sofferenza”. Seguono parole che richiamano direttamente l’esperienza delle famiglie del quartiere: “Negli ultimi lustri la nostra comunità ha conosciuto troppe malattie, troppi lutti… tumori, leucemie, patologie respiratorie, endocrine e cardiovascolari molto gravi”. “Qui il prezzo è già stato pagato, e non può essere pagato ancora”.

Il comitato torna poi sul tema dell’incertezza: “Quando dici che è ‘troppo presto’ per sapere cosa verrà costruito e dove, comprendiamo la fase tecnica in corso, ma per chi vive in questi territori la fase dell’attesa è sempre la più inquietante”. Perché, viene spiegato, “è proprio nell’indeterminatezza che si sono consumate, troppe volte, decisioni irreversibili”.

La chiusura è un appello che suona anche come una linea rossa: “Se davvero il gruppo Flacks intende costruire ‘la soluzione migliore, più sicura e più ecologica’, allora sarà fondamentale che questo percorso sia fondato su trasparenza piena, partecipazione reale dei cittadini e garanzie sanitarie e ambientali verificabili”. Perché, conclude il comitato, “noi vi ascoltiamo, ma abbiamo anche bisogno di essere ascoltati fino in fondo, con la memoria e con la verità di ciò che Genova ha già sopportato”.

Intanto, in una nota pubblicata ieri Il ministero delle Imprese e del Made in Italy "ha conferito mandato ai Commissari straordinari di Ilva (ndr: Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli) in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria di dare corso alla negoziazione in vista della cessione del complesso siderurgico a Flacks Group", avendo "riguardo al consolidamento di possibili partenariati industriali e nel rispetto delle procedure previste dall'art. 47 della Legge 428/1990 in merito alle consultazioni sindacali". 

Dura la reazione dei sindacati: “Apprendiamo dalla stampa della decisione del ministro Urso di aver dato mandato a una trattativa privata in esclusiva con un fondo di investimento. Il ministro ha deciso da solo e non ha ritenuto necessario portare in trasparenza lo stato della gara con le organizzazioni sindacali, mentre la situazione di salute e sicurezza negli stabilimenti si aggrava ogni giorno di più. Pertanto, siamo a un abuso del senso di responsabilità dei lavoratori e delle istituzioni territoriali. Mesi senza confronto, dialogo e nessun ascolto delle istanze dei lavoratori e dei cittadini delle città coinvolte e nessuna risposta alla richiesta di Fim, Fiom e Uilm di convocazione del tavolo di Palazzo Chigi", dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil. 

Federico Antonopulo

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