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Attualità | 17 aprile 2026, 11:38

La Torre Grimaldina riapre al pubblico: un viaggio dalle carceri al tetto della città

Un restauro tra ingegneria moderna e memoria storica restituisce alla città la sua torre più identitaria: riaffiorano i graffiti dei prigionieri e apre la nuova vista a 360 gradi sul porto

Per secoli è stata il simbolo del potere politico e, al contempo, un luogo di sofferenza e isolamento. La Torre Grimaldina, simbolo identitario di Genova, riapre i battenti domani, sabato 18 aprile, dopo quasi tre anni di chiusura, di cui uno trascorso interamente sotto i ponteggi. L’intervento, parte del progetto "Palazzo Ducale: rendere accessibile il Palazzo per rendere accessibile la città", ha ottenuto il secondo miglior finanziamento PNRR nell’area del Centro-Nord Italia, a testimonianza del valore strategico dell'operazione.

Fino ad oggi, il pubblico poteva arrivare solo al piano della "grande campana" attraverso una scala in legno degli anni '30, opera di Orlando Grosso, ormai definita "ballerina e inadeguata". La sfida, vinta dal team guidato dall'architetto Roberto Segattini, è stata inserire una moderna scala metallica che non gravasse sulle antiche murature esterne né sulle volte. “La scala non scarica per terra, ma sulle pareti, mantenendo gli equilibri statici della torre” ha spiegato Segattini. Per progettarla è stato necessario un rilievo laser scanner ad alta precisione e l'uso della tecnologia BIM, assicurandosi che il "nastro d'acciaio" non interferisse con le antiche "catene" metalliche che tengono insieme la struttura. Un dettaglio tecnologico curioso: la torre è vitale per la comunicazione cittadina, poiché ospita le antenne di ripetizione del segnale cellulare. Gli impianti sono stati interamente riordinati e nascosti all'interno della struttura della scala per non compromettere l'estetica.

C'è un primato che la Grimaldina rivendica con orgoglio: ebbene il campanile della Cattedrale di San Lorenzo sia fisicamente più alto, la Torre del Ducale, sorgendo su un terreno più elevato, offre la vista più alta in assoluto di tutto il centro storico. Dalla terrazza sommitale, dove sventola la bandiera di San Giorgio, lo sguardo spazia a 360 gradi dai vicoli al Porto Antico, fino al promontorio di Portofino.

Un viaggio dall’oscurità alla luce: si parte infatti dalle carceri, utilizzate dal Medioevo fino al XX secolo, che raccontano storie di sofferenza e speranza. Qui fu rinchiuso nel 1815 Niccolò Paganini, accusato di "ratto di minore", che fu liberato solo dopo il pagamento di 1.200 lire. Accanto a lui, i nomi dei patrioti risorgimentali come Jacopo Ruffini e degli oppositori al fascismo.

Le pareti delle celle sono un "testamento" visivo: i restauri hanno riportato alla luce nuovi affreschi lasciati da prigionieri illustri, spesso pittori che avevano accesso ai colori, e una miriade di graffiti raffiguranti velieri, cavalieri e persino mongolfiere, simboli del desiderio di evasione. 

La visione della presidente Sara Armella e della Fondazione è quella di un Palazzo Ducale monumento di se stesso. L'accessibilità è stata declinata in ogni forma: sono stati creati un nuovo sito web, mappe 3D per l'interazione tattile, segnaletica inclusiva e sistemi ad induzione per ipoudenti. Per chi vuole prepararsi alla visita, è già disponibile il podcast "Grimaldina – Una torre da scoprire", prodotto da Chora e narrato da Davide Savelli.

“Siamo estremamente soddisfatti di questo complesso intervento che oggi ci permette di superare i vecchi limiti d'accesso per arrivare finalmente fin sul tetto della Grimaldina, offrendo a tutti un'occasione magica per riscoprire le carceri storiche e rilanciare Palazzo Ducale come il monumento più identitario nel cuore di Genova” spiega con orgoglio Ilaria Bonacossa.

La Torre sarà visitabile a piccoli gruppi contingentati per ragioni di sicurezza, con obbligo di caschetto protettivo. Un piccolo mistero rimane sulla campana: non è motorizzata e, per tornare a suonare come faceva negli anni '80, necessiterebbe di un ulteriore restauro. Al momento viene suonata manualmente soltanto in occasione del Confeugo. 

Chiara Orsetti

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