Prosegue il confronto tra Comune di Genova e Ministero dell'Interno sulla definizione dei Patti per la Sicurezza Urbana. Nelle interlocuzioni in corso, il Viminale avrebbe subordinato il rafforzamento degli organici delle forze di polizia sul territorio all'accoglimento di alcuni punti, tra cui la realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR), l'introduzione del taser per la Polizia Locale e la previsione di accordi di vicinato. Un'impostazione che il Comune avrebbe contestato, ritenendo che tali richieste esulino dallo strumento dei Patti per la Sicurezza previsto dalla normativa.
Sul dibattito interviene il SIAP, il Sindacato italiano appartenenti polizia, che invita a riportare la discussione sul piano tecnico.
"In queste ore il confronto politico sui Patti per la Sicurezza si sta facendo sempre più acceso. Come SIAP riteniamo però necessario riportare il dibattito sul piano tecnico - afferma il segretario provinciale Roberto Traverso - I Patti per la Sicurezza Urbana, previsti dal D.L. 14/2017, non prevedono una contrattazione su organici delle Forze di polizia, CPR o Taser per la Polizia Locale. Se davvero la loro sottoscrizione fosse subordinata a queste condizioni, saremmo di fronte a una trattativa esclusivamente politica, destinata a fallire ancora prima di iniziare".
Il SIAP precisa di stare verificando "quale sia l'effettivo contenuto delle interlocuzioni in corso", ma ribadisce che i Patti rappresentano già uno strumento utilizzabile per rafforzare le politiche di sicurezza urbana senza trasformare il tema in uno scontro ideologico. "Se Genova vuole davvero imprimere una svolta alle politiche della sicurezza urbana, i Patti previsti dal D.L. 14/2017 rappresentano uno strumento operativo che può essere attuato senza trasformarlo in uno scontro ideologico". Il sindacato conclude chiedendo di passare dalle polemiche ai fatti: "Mettere insieme risorse, competenze e responsabilità per dare risposte concrete ai cittadini genovesi e per tutelare chi ogni giorno lavora in divisa, sempre più sotto pressione".
Sul tema è intervenuta anche la CISL FP, commentando le recenti dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi durante la presentazione del nuovo Disegno di legge Sicurezza. "Le dichiarazioni del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi confermano con chiarezza ciò che la CISL FP sostiene da tempo: la Polizia Locale è un presidio fondamentale di sicurezza urbana e svolge un ruolo sempre più centrale nella tutela delle comunità. Ma alle parole devono seguire i fatti", afferma Michele Marocco, coordinatore nazionale CISL FP Polizia Locale.
Marocco sottolinea come la Polizia Locale rappresenti un presidio essenziale negli oltre ottomila Comuni italiani e richiama i dati del XIII Rapporto ANCI, secondo cui nel 2023 gli agenti municipali hanno effettuato 17,9 milioni di accertamenti per violazioni al Codice della strada, 667 mila accertamenti anagrafici, 210 mila controlli ambientali e 108 mila controlli straordinari per la sicurezza urbana. Secondo la CISL FP, tuttavia, questi risultati vengono raggiunti nonostante una forte carenza di personale. "In pochi anni la Polizia Locale ha perso oltre 10 mila tra agenti e ufficiali. Significa oltre 10 mila presìdi di legalità in meno sul territorio", evidenzia Marocco.
Da qui la richiesta di una riforma complessiva del settore e dell'approvazione del Disegno di legge 1903 sul riordino della Polizia Locale, con nuove assunzioni, maggiori tutele previdenziali e assistenziali, equiparazione con le Forze di polizia statali, accesso alle banche dati interforze e rafforzamento degli strumenti operativi. "Le parole del Ministro rappresentano un importante riconoscimento del ruolo della Polizia Locale. Ora è il momento di tradurle in atti concreti", conclude il coordinatore nazionale della CISL FP.














