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Attualità | 07 settembre 2026, 12:06

"Siete disumani, vergognatevi", maestra assolta dopo il processo per oltraggio ai vigili

La frase era stata pronunciata nel 2020 in via San Lorenzo, durante un Tso eseguito dalla Polizia Locale. Per la giudice Lucrezia Novaro si trattò di diritto di critica; assoluzione anche dall'accusa di non aver fornito i documenti

"Siete disumani, vergognatevi", maestra assolta dopo il processo per oltraggio ai vigili

Era finita a processo per aver detto a due agenti della Polizia Locale impegnati in un Tso, nel pieno centro di Genova: "Siete disumani, vergognatevi". Ora, a distanza di anni dai fatti, una maestra genovese è stata assolta da tutte le accuse.

La sentenza, depositata nei giorni scorsi dalla giudice Lucrezia Novaro, ha escluso la responsabilità dell'insegnante, difesa dall'avvocato Emanuele Tambuscio, riconoscendo nelle sue parole l'esercizio di un "mero diritto di critica".

I fatti risalgono al 2020, quando la donna, che all'epoca aveva 36 anni, si trovava in via San Lorenzo mentre gli agenti stavano eseguendo un trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di una donna conosciuta in zona e affetta da problemi psichiatrici e di linguaggio.

Secondo la ricostruzione, la donna destinataria del Tso si sarebbe rifiutata di salire sull'ambulanza e sarebbe stata quindi trascinata a braccia da quattro agenti della Polizia Locale. Fu in quel contesto che la maestra pronunciò la frase contestata, finendo accusata di oltraggio a pubblico ufficiale. A suo carico era stata contestata anche la mancata esibizione dei documenti.

A processo si era costituito uno solo dei due agenti ai quali erano state rivolte le parole. L'agente aveva sostenuto che la frase, pronunciata davanti ad altre persone che stavano assistendo alla scena e che implicitamente l'avrebbero condivisa, avrebbe reso più difficile lo svolgimento dell'intervento.

Una ricostruzione che non ha convinto la giudice. Nella sentenza si legge che "non risulta in alcun modo lesa la dignità personale degli agenti". E ancora, secondo Novaro, le "paventate difficoltà nella gestione della vicenda devono ritenersi del tutto routinarie e comunque collegate alle particolari ed evidenti condizioni di infermità psichica della donna e non certo alle frasi pronunciate dalla maestra".

La sentenza ha affrontato anche la contestazione relativa ai documenti. La maestra aveva spiegato di non averli con sé quella sera e di aver comunque fornito le proprie generalità dopo essere stata accompagnata nell'auto di servizio.

Redazione

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