La sentenza del Tar sulla tassa sugli imbarchi di martedì 29 settembre diventa, per Fabio Ceraudo, presidente del Municipio VI Medio Ponente, il punto di partenza per rilanciare un tema che riguarda direttamente le delegazioni del Ponente genovese: quello delle ricadute economiche e sociali delle grandi realtà portuali e industriali sul territorio che le ospita.
Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha respinto il ricorso presentato contro l’addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale, introdotta dal Comune con un importo di 3 euro per passeggero. Una decisione che Ceraudo legge anche in chiave territoriale. “Il Medio Ponente è stato per decenni il volano economico della città: porto, cantieri, industria, lavoro. È il territorio che ha generato ricchezza per tutta Genova, mentre troppo spesso Genova gli restituiva solo disagi, traffico, inquinamento e briciole”, afferma il presidente del Municipio.
Ceraudo ricorda di aver posto il tema già durante la sua esperienza in Consiglio comunale, chiedendo maggiori compensazioni per i quartieri direttamente interessati dalle attività portuali. “Le ricadute economiche del primo porto d’Italia sul territorio sono state vergognosamente basse. Ogni volta che chiedevamo compensazioni, investimenti e rispetto, ci veniva detto che non era il momento o che non si poteva alzare la testa. Oggi è chiaro che si poteva fare”.
Da qui il collegamento con il confronto aperto sul futuro di Fincantieri e sul rapporto dello stabilimento con Sestri Ponente. “Non si può continuare a dire che non si deve disturbare il gigante. Il gigante è qui da un secolo e il Medio Ponente gli ha dato tutto: manodopera, territorio, sacrifici, identità. Ora è il momento di un dialogo serio con Fincantieri, con ricadute vere, investimenti veri e impegni veri verso il territorio”.
Secondo Ceraudo, il percorso avviato deve quindi portare a una maggiore attenzione verso le delegazioni che ospitano le principali attività produttive cittadine. “Il Medio Ponente non è un fondale. È il cuore industriale di Genova e va tutelato, difeso e rispettato”.
Un principio che il presidente del Municipio estende anche alle vertenze industriali aperte sul territorio. “Ericsson significa 131 posti di lavoro da difendere. Ansaldo è un patrimonio industriale che non può essere smontato pezzo per pezzo. E sull’ex Ilva ci sono lavoratori e famiglie che vivono nella nostra città e nelle nostre delegazioni e che non possono essere lasciati nel limbo”.
Per Ceraudo la questione va dunque oltre la singola sentenza sulla tassa portuale. “Difendere il lavoro non è una bandiera: è una responsabilità”, conclude, tornando a chiedere che una parte maggiore della ricchezza prodotta dalle grandi realtà economiche cittadine abbia effetti concreti sui quartieri del Medio Ponente.














