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Politica | 14 ottobre 2026, 20:01

Salis presenta il suo libro alla Feltrinelli: "A Meloni invidio l'elettorato e la loro memoria un po' corta"

Sala gremita per "È già domani", nel dialogo con Corrado Formigli. La sindaca: "Non sono moderata, sono progressista. Essere un sindaco operativo e rilevante dà potere alla città"

È arrivata con il figlio Eugenio in braccio, davanti a una sala gremita non solo al piano dedicato alla presentazione, ma anche a quelli superiori. Un successo di consensi per la sindaca di Genova Silvia Salis  che ha presentato alla Feltrinelli il suo libro "È già domani", intervistata dal giornalista Corrado Formigli. Tra il pubblico tanti esponenti della politica locale, assessori e consiglieri comunali. Il confronto, durato un'ora, ha attraversato le questioni cittadine e le prospettive del centrosinistra, insieme alle esperienze personali raccontate nel libro. Dopo la presentazione, la sindaca ha iniziato a firmare le copie ai tanti presenti che si sono messi in fila.

Ex Ilva e la richiesta al governo

La prima domanda di Formigli ha riguardato la vertenza dell'ex Ilva e le possibilità di intervento del Comune e del governo. Salis ha riferito dei contatti con i commissari e con Armando Palombo, sottolineando l'urgenza di una soluzione per i lavoratori.

"Sono in contatto proprio in queste ore con i commissari che stanno lavorando per una soluzione per lo stabilimento di Genova. Ho appena parlato con Armando Palombo, che mi ha riportato la fretta di avere una soluzione, perché ogni giorno in cui non lavorano sono più di cento euro in meno nella busta paga. È importante che una soluzione ci sia oggi piuttosto che domani. Questa è la richiesta che facciamo al governo: è uno stabilimento che può lavorare e che ha bisogno dell'approvvigionamento di materia prima. Questo stiamo chiedendo e questo speriamo di riuscire ad avere nelle prossime ore".

Il padre Eugenio e il senso di giustizia

Dal libro, dedicato al padre e al figlio che portano lo stesso nome, Formigli ha preso spunto per chiedere quale insegnamento le abbia lasciato il padre, operaio comunista.

"L'onestà delle persone semplici, che lavorano onestamente e in ogni azione della loro vita cercano di essere giuste. Quello che ricordo di mio padre è un uomo, nella sua semplicità, molto giusto e molto sensibile verso i più deboli e i più fragili. Questo suo senso di giustizia faceva parte del suo essere un uomo profondamente di sinistra, con valori molto identificabili, ai quali non cedeva mai. Mi ricordo che era ancora giovane, sapeva fare tante cose e faceva fare dei lavori in casa a un ragazzo. Gli chiedevo perché non li facesse lui, visto che ne era capace, e mi rispondeva che i giovani dovevano poter lavorare. È un messaggio semplice di un uomo che ha fatto l'operaio tutta la vita. Sono insegnamenti che porto con me e che mi accompagneranno sempre. Credo che tutti noi abbiamo ricordi dei nostri genitori che hanno fatto breccia nel nostro cuore e modificato il modo in cui ci comportiamo. Non vuol dire che ci comportiamo sempre bene, ma tante volte, quando sono di fronte a una decisione difficile, soprattutto da quando sono la vostra sindaca, penso a cosa avrebbe pensato un uomo semplice, un operaio".

L'identità progressista

Il rapporto con le idee comuniste del padre ha introdotto il tema del suo posizionamento politico. Salis ha respinto la definizione di moderata, spiegando che cosa intende per approccio progressista.

"Sono progressista, che non vuol dire essere moderata. C'è una grande confusione su questi termini: vorrebbero appiopparmi questa giacca della moderata, ma quando c'è da fare o dire cose di sinistra non mi tiro indietro. C'è bisogno della capacità di parlare con tutti i mondi, dall'impresa all'industria, di difendere gli operai, di sostenere le famiglie e i diritti. Ci sono valori di mio padre e dei suoi compagni che in questo momento non sono più di questo tempo, e noi stessi discutevamo su questo. Però il principio che deve ispirare una persona progressista, quando prende una decisione, è chiedersi se vada a vantaggio di pochi o di molti".

Renzi e l'unità della coalizione

Formigli le ha chiesto come reagisca all'etichetta di renziana, usata anche per mettere in discussione la sua affidabilità nel campo progressista. La risposta ha richiamato il percorso di Matteo Renzi e l'alleanza che l'ha portata alla vittoria a Genova.

"A chi dice che non si può fidare di me, mi spiace, ma l'importante è che si fidi di me la mia città. Voglio essere molto onesta: qui ci sono tante persone del Partito democratico, vedo tanti assessori. Il periodo renziano ha portato un uomo di 39 anni a essere presidente del Consiglio e il Partito democratico al 40%. Ha poi fatto grossi errori nel suo percorso, errori che lui stesso non nasconde. Però sminuire così tanto il percorso degli altri non fa bene a nessuno, a nessuna parte del nostro campo progressista. Per vincere le elezioni bisogna stare insieme, come abbiamo fatto a Genova. Se qualcuno fosse mancato nell'alleanza, non avremmo vinto al primo turno, e quando vai al secondo turno non sai cosa succede. Ho detto che mi sarei candidata solo se ci fossimo stati tutti, da Azione fino al Movimento 5 Stelle e ad Avs. Altrimenti l'argomento della destra sarebbe stato che non riuscivamo a presentarci insieme".

Il ruolo di sindaca e la dimensione nazionale

Alla domanda se davanti al pubblico ci fosse la sindaca di Genova o una potenziale candidata alla guida del centrosinistra, Salis ha rivendicato il proprio ruolo cittadino, tra gli applausi della sala.

"La sindaca di Genova, orgogliosamente. Non credo ci sia niente di male a diventare nel tempo una voce rilevante che possa sostenere il centrosinistra. Il punto è quale sia il tuo impegno: quello che vedete quotidianamente in questa città. I sindaci possono rappresentare tanto, non per il partito dei sindaci, che secondo me è un'idea completamente superata, ma per quello che rappresentano: un campo progressista che vince nelle città più importanti d'Italia e le governa, a fronte della miriade di problemi che abbiamo, gestendo una scarsità di risorse continua e crescente. Anche la capacità di parlare tra forze politiche diverse, nell'interesse della città, è una chiave che rende i sindaci figure politiche interessanti".

Il libro e le prospettive future

Formigli ha proposto un parallelo tra l'uscita dell'autobiografia di Giorgia Meloni prima delle elezioni del 2022 e quella di "È già domani" prima delle politiche del 2027, chiedendo se il libro rappresenti anche un passaggio verso una dimensione nazionale.

"Non ci avevo mai pensato. Nel futuro, negli anni, chiunque ha la legittima aspirazione di poter fare un percorso. Vorrei però invitare a una riflessione su quanto sia importante per una città avere un sindaco rilevante, per le istanze che si portano avanti con il governo. Quando parli dell'ex Ilva, di Ericsson, delle vertenze, della sicurezza, essere un sindaco operativo e rilevante dà potere alla città. Non bisogna sfuggire a quel tipo di rilevanza, non c'è niente di male".

Le primarie del centrosinistra

Sollecitata a confermare che non si candiderà alle primarie, Salis ha ribadito la propria contrarietà a questa prospettiva, riconoscendo però le aspirazioni della segretaria del Pd Elly Schlein.

"Io spero che non le facciano. Spero che non si buttino in questa avventura, e datemi atto che l'ho detto dal primo minuto. Elly ci vuole andare perché ha la legittima convinzione di vincere e di potersi candidare a fare la presidente del Consiglio. Credo che, dopo tutto questo tempo alla guida del maggior partito di opposizione, abbia tutto il diritto di pensare di farle e di vincerle. Il mio parere è diverso, ma sono anche in una posizione esterna. I nostri elettori meriterebbero un po' di più: sono stoici nel difendere un campo che spesso fa fatica a stare insieme. Non è facile, non è scontato. Sarei bugiarda a dire che non ci sono differenze all'interno della nostra maggioranza e che non le dobbiamo comporre. L'alternativa è perdere ed essere irrilevanti. Preferisco faticare insieme alle mie compagne e ai miei compagni di avventura, ma stare al governo e incidere sulle scelte. Altrimenti potremmo dire ognuno la nostra, anche forte, ma all'opposizione".

Protagonismo personale e sintesi politica

Alla richiesta di indicare che cosa dovrebbe evitare la sinistra, Salis ha parlato del protagonismo personale, richiamando anche le decisioni condivise nella maggioranza che governa Genova.

"Non tutte le decisioni che ho preso sono quelle che avrei preso da sola. Tante volte mi hanno convinto a cambiare idea, tante volte la maggioranza si è espressa diversamente da quello che pensavo personalmente. Altre volte ero completamente in linea, anzi ho proposto io e siamo andati avanti. È il protagonismo personale, il volersi differenziare per avere il titolo sul giornale, che non si deve fare. Bisogna trovare sempre una sintesi. Prima di parlare bisogna pensare: quello che sto dicendo ci aiuterà a vincere le elezioni oppure complica ulteriormente il dibattito di domani? Questa è la domanda che ci dobbiamo fare ogni volta che ci esprimiamo".

Il contributo al campo progressista

Formigli è tornato sulla possibilità di una candidatura alternativa a Conte e Schlein e sul ruolo che Salis intende assumere a sostegno della coalizione.

"Sono nella mia città e faccio la sindaca di Genova. Non vedo le condizioni per questo motivo e perché ognuno fa il proprio lavoro e il proprio percorso. Non ho un partito, non faccio parte di nessun partito: sono la sindaca di questa città e questo è il lavoro che faccio. Se mi chiedono cosa farò per sostenere il campo progressista, farò tutto quello che è necessario. Andrò a sostenere le nostre istanze in televisione, sui giornali, dando il mio contributo, dicendo quello che secondo me ci unisce, quello che potremmo fare bene e quello che non è stato fatto in questi anni. Credo che sarò in ottima compagnia degli altri sindaci".

Il centro e la frammentazione

Un'altra ipotesi proposta dal giornalista è stata quella di guidare un'area capace di riunire Italia Viva, +Europa e altre componenti centriste. Salis ha risposto mettendo al centro la loro disponibilità a unirsi.

"La domanda principale è: ma questi ci vogliono stare insieme? Qui nasce un partito a settimana e io non lo so se al centro vogliono stare insieme. Dovrei fare la copertina di un gruppo di persone che non ho ancora capito se vogliono stare insieme. Ricordo una grandissima imitazione di Bertinotti: il concetto principale era che il nostro obiettivo fosse scinderci fino all'irrilevanza. Quello che sta succedendo in questi mesi dà l'idea che stiamo andando verso un accorpamento?".

Il Pd e le sue diverse anime

Il confronto sul rapporto tra centro e sinistra ha portato Salis a soffermarsi sulla storia elettorale del Partito democratico e sulla capacità di parlare a un pubblico più ampio.

"Faccio un'analisi, essendo principalmente un'elettrice del Partito democratico, di quello che è successo negli anni: quando il Pd ha perso le anime più centriste, ha perso anche voti. Ha toccato una punta storica, unica in quel momento, del 40%, quando riusciva a contenere anche tutta una serie di realtà politiche che poi sono uscite. Quasi tutti i partiti di centrosinistra sono composti da persone che erano nel Pd o sono state nella sua area: anche questa è una riflessione da fare. Schlein ha preso un Partito democratico che era in grossa difficoltà e gli ha dato un'identità sicuramente più discussa: questa è la sua linea ed è giusto che il segretario abbia la sua. Ma, al di là dell'essere più di centro o più di sinistra, conta la capacità di parlare alle persone. C'è un elettorato che non ha una collocazione così precisa: è progressista, rifiuta certi toni, certe dinamiche e certe logiche, e aspetta un cambiamento".

La fine della carriera sportiva

Dal racconto dell'infortunio e della conclusione della carriera, Formigli ha chiesto come abbia vissuto il passaggio da atleta a ex atleta.

"Essere atleti è un grande privilegio ed è un sogno che si realizza. Ma, a differenza di altri lavori, l'atleta si identifica con il proprio lavoro e con i propri risultati. Quando smette non è più quella cosa lì: da un giorno all'altro non sei più un'atleta, sei un'ex atleta. Quel capitolo della tua vita è finito. È difficile da accettare, perché di solito corrisponde con l'entrata nel mondo degli adulti. Gli atleti di alto livello fanno la stessa vita da quando hanno quindici anni fino a quando smettono. La percezione del passare del tempo quasi non esiste: intorno a te ci sono persone sempre più giovani, le nazionali cambiano e tu nel frattempo cresci. Poi smetti e da un giorno all'altro sei insieme alle altre persone, quelle che si sono laureate, che magari si sono sposate, hanno figli e una casa. Tu sei stata in raduno con la nazionale, hai girato il mondo, hai fatto una vita fantastica, emozionante. Rappresentare l'Italia nel mondo era un orgoglio immenso. Poi finisce e devi capire".

Malagò e la scuola delle istituzioni

Il percorso successivo allo sport ha introdotto l'esperienza al Coni e il rapporto con Giovanni Malagò, che scelse Salis come vicepresidente vicaria.

"Ho un'infinita riconoscenza per Giovanni. È una persona che sa dialogare con le istituzioni, trovare soluzioni e raggiungere i propri obiettivi. Il Comitato olimpico italiano e il mondo dello sport in generale sono un ambiente conservatore, maschilista e misogino. Giovanni ha scelto come vicepresidente vicaria una donna di 35 anni. All'inizio non sono stata accolta a braccia aperte: in tantissime occasioni c'erano persone che mi facevano capire che non ero al posto giusto. Stare quegli anni al Coni, relazionarmi con ministeri e amministrazioni cittadine e regionali, è stata una scuola, anche di rispetto istituzionale. C'è stata una grandissima tensione tra il governo di allora e il Comitato olimpico per la riforma dello sport. Eppure, quando arrivavano i ministri, venivano accolti con tutti gli onori del cerimoniale e con il rispetto che ci deve essere tra istituzioni, pur nella dialettica politica. È una scuola che mi aiuta molto in questo percorso: rispettare le persone anche se sono in partiti diversi, stare dentro un'istituzione e cercare di rappresentarla al meglio".

Le donne nella dirigenza sportiva

Formigli le ha chiesto se si fosse sentita un corpo estraneo in quel sistema e quali occasioni di cambiamento siano state perse.

"Totalmente, per molto tempo. Però Giovanni ha scelto una donna di 35 anni. Il Comitato olimpico ha perso l'occasione di avere la prima presidente donna della storia. Non dico necessariamente io: ci sono tante dirigenti sportive competenti. Quelle che arrivano in quel mondo devono avere veramente le spalle larghe. Anche quella è stata un'occasione persa".

La situazione ereditata e il trasporto pubblico

Il riferimento del libro ai problemi trovati all'arrivo in Comune ha aperto il confronto sul trasporto pubblico e sulla precedente gestione.

"Dire 'Quando c'ero io gli autobus giravano ed erano anche gratis': grazie, abbiamo visto i risultati. Bellissima idea, però forse era meglio farli pagare e gestire il trasporto pubblico in un altro modo. Forse il sindaco successivo non si sarebbe trovato, dopo poche settimane dall'insediamento, una lettera sulla scrivania che segnalava la crisi di Amt. L'analisi su quello che è stato fatto prima dovrebbe essere un po' più obiettiva. Non cerchiamo i complimenti, ma non basta dire che prima gli autobus giravano".

New York e i modelli amministrativi

Formigli ha richiamato le politiche di New York sulla tassazione dei ricchi e delle case sfitte, chiedendo quali elementi possano essere ripresi anche in Italia.

"New York, con le sue opportunità, i suoi volumi, i suoi traffici e le persone provenienti da tutto il mondo, è un modello di città unico, che può essere amministrato in un modo unico. Non possiamo prendere i provvedimenti che si fanno a New York e trasportarli in una città con un'età media molto alta e con criticità legate all'essere una città post-industriale. Degli altri Paesi e delle altre città ci arrivano le notizie spot, i provvedimenti che fanno più notizia: della gestione amministrativa quotidiana non siamo altrettanto al corrente. Su temi importanti e identificativi della sinistra ha segnato punti molto radicali e soprattutto ha dimostrato che si può fare. Non è che certe cose non si siano mai fatte perché non si potevano fare, ma perché non si è voluto farle. Esportare però tutti i provvedimenti e farli diventare un esempio per tutte le città e tutti i Paesi è complesso".

Patrimoniale ed evasione fiscale

Il tema delle diseguaglianze ha portato alla patrimoniale e alla posizione della sindaca sulla tassazione dei grandi patrimoni.

"La patrimoniale va spiegata bene. Siamo riusciti a far credere che vada a incidere sulle persone che hanno semplicemente un reddito molto buono. È stata strumentalizzata dalla destra come un modo per mettere le mani nei risparmi di persone che hanno lavorato e costruito un piccolo patrimonio. Invece si riferisce ai grandi patrimoni. Prima di parlare di patrimoniale, penso che vada fatto un discorso più ampio sull'evasione fiscale. In questo Paese non è mai stata affrontata in modo radicale: su quello bisognerebbe essere radicali. Stiamo parlando di un governo che chiama le tasse 'pizzo di Stato'. Il mondo va verso una digitalizzazione totale e noi diciamo di pagare in contanti. Certo, se privatizzi la sanità e abbandoni la scuola puoi fare a meno delle tasse, ma poi manca lo stato sociale, manca uno Stato in grado di garantire".

Povertà e volontariato

Alla domanda se il governo abbia aiutato le persone più deboli, Salis ha risposto richiamando ciò che vede nelle mense sociali della città.

"Faccio la sindaca di una grande città e alle nostre mense sociali ci sono persone che lavorano e non hanno i soldi per fare la spesa. Noi queste cose le possiamo raccontare, non siamo lontani dalla realtà. Sappiamo chi ci va: persone che lavorano e che arrivano con i figli per mano. Sono questioni che, per chi amministra, creano un dolore e un senso di impotenza enormi. Viviamo in un Paese che, se non fosse per il volontariato, crollerebbe in due mesi".

Gaza e l'impegno sui diritti

Le iniziative con la Flotilla, gli aiuti per Gaza e la presenza accanto a Francesca Albanese sono state richiamate da Formigli per chiedere se vi sia una contraddizione tra un profilo considerato moderato e un impegno militante.

"Non sono moderata, sono progressista. Se c'è da mettersi in prima linea su alcuni temi non ho nessun problema, perché ci credo. Su altri temi le mie posizioni possono essere considerate più moderate, ma sui diritti e sul conflitto a Gaza come si fa a non esporsi? Quando vedi certe immagini, quando conosci la verità, come fai a tentennare? Non devi essere di ultrasinistra per dire queste cose, devi semplicemente essere una persona a contatto con la realtà. Mi stupisce che venga vista con sorpresa la posizione di una sindaca di sinistra su certi temi. Io la trovo inevitabile".

Ucraina e ruolo dell'Europa

Sull'invio di armi all'Ucraina, Salis ha prima osservato come le domande al centrosinistra si concentrino spesso sui punti di divisione, poi ha richiamato la diplomazia e il sostegno europeo.

"A noi figure politiche del centrosinistra fate sempre domande sui punti più controversi per vedere quanto ci dividiamo, ma anche a destra ci sono tante differenze. Lo sgomento è vedere che le armi hanno di nuovo sostituito la diplomazia internazionale. Pensavamo di andare verso un mondo nel quale la diplomazia sostituisse le guerre, invece no. Credo che il popolo ucraino non si aspetti di essere abbandonato di fronte a questo conflitto. È importante avere una posizione europea molto forte. Non faccio mistero delle mie posizioni europeiste: un Paese che vuole stare nello scenario internazionale deve sostenere l'Unione europea".

Immigrazione, formazione e lavoro

Formigli ha chiesto quale proposta possa avanzare la sinistra sull'immigrazione. Salis ha criticato l'impiego delle risorse per i centri in Albania e indicato una strada basata sulla formazione e sugli ingressi regolari.

"Bisogna riabituare le persone a risposte complesse. Da una parte ci sono quelli che parlano di remigrazione, dall'altra chi pensa a un'immigrazione incontrollata e irregolare. Entrambe le posizioni sono scorrette, ma non sono sullo stesso livello. Abbiamo investito centinaia e centinaia di milioni, quasi un miliardo, nei centri in Albania. Una soluzione sarebbe mettere quelle risorse realmente nel Piano Mattei, formare persone che possano lavorare, che sappiano parlare italiano e inserirsi nella società, e farle arrivare con i documenti a posto. Il presidente di Confindustria ha detto che, se nei prossimi tre anni non arrivano centinaia di migliaia di persone pronte a lavorare nelle nostre industrie e nelle nostre fabbriche, il Paese collassa. È una prospettiva che farebbe andare avanti l'impresa e l'industria e porterebbe una popolazione giovane che può lavorare e integrarsi".

Lo studio e la costruzione delle proposte

Alla successiva osservazione di Formigli sulla difficoltà della sinistra a formulare una proposta chiara e rassicurante, Salis ha richiamato le esperienze degli altri Paesi.

"Copierei dai Paesi che sono riusciti a fare percorsi virtuosi, nei quali le persone arrivano con i documenti in regola per lavorare e hanno già seguito un corso basilare di italiano. La Germania lo sta facendo da tempo. Basta copiare da chi le cose le fa bene. Per andare a vedere gli altri modelli e fare una proposta bisogna studiare. Oggi i partiti non studiano più, i politici non studiano più, e questo è il grande problema".

Lo sport e il rispetto degli avversari

Tornando al legame tra esperienza sportiva e politica, Formigli ha chiesto quale insegnamento possa offrire lo sport a chi amministra.

"Lo sport insegna a programmare, nel breve e nel medio termine, e ad avere la pazienza di lavorare per un obiettivo sapendo che potrebbe anche non arrivare, ma continuando a lavorare. Insegna il senso della fatica e dell'impegno, ma soprattutto a rispettare gli avversari. Se riconosci che la tua avversaria è seria e brava, quando ti batte hai perso contro una persona che ritieni valida. Se invece in politica diventa carne da macello, 'Barbie Pd', 'la velina', quando ti batte tu a quel punto cosa sei?".

Il percorso per diventare madre

Il racconto della fecondazione assistita ha introdotto la domanda sulla scelta di condividere nel libro un'esperienza così personale.

"La voglia di parlarne nasce dal sostegno a tutte le donne e agli uomini che hanno vissuto questo periodo. In tante occasioni, quando dicevo che non riuscivamo ad avere Eugenio e che avevo fatto la fecondazione assistita, altre persone si confidavano. Ma non iniziavano mai loro a parlarne, perché c'è ancora questa vergogna nel non essere riusciti ad avere un figlio in modo naturale. C'è uno stigma soprattutto per le donne. Quando non si riesce ad avere un figlio, la prima a fare gli esami è la donna, perché si pensa che abbia qualcosa che non va. Non è detto che sia la donna e non è detto che ci sia qualcosa che non va: nel nostro caso, alla fine degli esami, non c'era niente, ma non riuscivamo ad avere Eugenio. Avere un figlio facendo l'amore con la persona che si ama penso sia il sogno di tutti. Io ero in un laboratorio, con delle dottoresse. Non è stato romantico, ma quello che avete sentito urlare, mio figlio, è la cosa più romantica che ci sia. La natalità ha bisogno di proposte concrete, di supporti scientifici e di pianificazione. Non basta mettere i provita dove le donne vanno ad abortire, non basta dire loro di ascoltare il battito del feto. Servono innanzitutto i servizi, perché spesso i figli non si fanno perché non ce li possiamo permettere. Poi bisogna iniziare una pianificazione con le donne giovani, dando la possibilità di congelare gratuitamente gli ovociti. E serve una fecondazione assistita che funzioni veramente negli ospedali, con fondi dedicati. Allora puoi parlare di natalità. La fecondazione assistita è difficile, durissima fisicamente ed è carissima se la fai nel privato. Nel pubblico devi avere la fortuna di trovare posti e possibilità. Devi fare tantissimi esami e passare tanti giorni a farti iniezioni con farmaci che devono stare in frigorifero. Mi sono fatta le punture sulla pancia in treno, nel bagno di un aereo, in un parcheggio: questa è la realtà. Non c'è niente di eroico nel farcela e non c'è niente di cui vergognarsi se non ce la fai. Questo è un messaggio che deve arrivare alle donne: non c'è niente di sbagliato".

L'elettorato di Meloni

Nella parte finale, Formigli le ha chiesto che cosa invidi a Giorgia Meloni. Salis ha risposto con una battuta sul diverso atteggiamento degli elettori.

"Il suo elettorato e la capacità del suo elettorato di avere la memoria un po' corta, mentre i nostri si ricordano tutto".

Il rapporto con Schlein

Alla richiesta di muovere un rimprovero a Elly Schlein, Salis ha ribadito il buon rapporto con la segretaria del Pd e la volontà di non alimentare divisioni pubbliche nella coalizione.

"Ho un ottimo rapporto con lei e non mi sento di rimproverare una mia coetanea che da anni sta in uno dei posti più pericolosi della politica italiana, il Partito democratico, ed è sopravvissuta. Dopo anni di opposizione è più complesso di quello che sembra. Noi stiamo insieme nella stessa coalizione: le cose che penso me le tengo per me e invito tutti a fare come me".

Il riferimento politico

Quando Formigli le ha chiesto di indicare un maestro politico, Salis ha nominato Roberta Pinotti, presente tra il pubblico.

"Ho una donna che mi è di grande ispirazione: Roberta Pinotti".

Il rischio di sentirsi superiori

Il giornalista ha richiamato il passaggio conclusivo del libro sul complesso di superiorità della sinistra e sul rischio che rappresenta per la riconquista del consenso.

"Non ci sopravvalutiamo. Non siamo gli eletti, non ancora".

Il futuro a Genova

L'ultima domanda ha riguardato dove si immagini tra cinque anni. Salis ha riportato la risposta al mandato da sindaca.

"Vediamo come va il primo mandato. Magari mi vogliono così bene che me ne fanno fare un altro".

Chiara Orsetti


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