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Innovazione | giovedì 05 luglio 2018, 12:22

Il Laboratorio: nei vicoli la cooperativa sociale dall'anima hi-tech

"Il Laboratorio" è un centro di ricerca, sviluppo e innovazione, dove si usano la stampante 3 D per restauri e progetti per disabili visivi, i robot umanoidi educativi, e dove si fa del riciclo un punto di forza. Intervista al presidente Mario Gagliardi

Il Laboratorio: nei vicoli la cooperativa sociale dall'anima hi-tech

Sono nati nel 1985 come cooperativa sociale trai i vicoli della Maddalena. Oggi, mantenendo sempre la stessa vocazione, sono diventati un centro di ricerca, sviluppo e innovazione per la sostenibilità ambientale, dove si usano la stampante 3 D per fare restauri e realizzare progetti per disabili visivi, e robot umanoidi educativi, dove si fa del riciclo un punto di forza e si progettano app per le attività per l’infanzia. Si tratta della cooperativa Il Laboratorio, che insieme alla Scuola di Robotica ha dato vita alla start up Mad Lab 2.0, diretta da Vladimiro Hamma. A parlare di progetti presenti e futuri è il presidente de Il Laboratorio, Mario Gagliardi.

Come si è evoluta la cooperativa?

La cooperativa Il Laboratorio nasce nel 1985 per svolgere servizi socio-educativi per minori sul territorio. Negli ultimi cinque anni, però, abbiamo iniziato un percorso di evoluzione e innovazione entrando in contatto con “mondi” vicini, ma paralleli: i musei, facendo i laboratori didattici, e il Festival della Scienza, facendo i laboratori di divulgazione scientifica legati alla stampa 3 D, insieme alla Scuola di Robotica. Successivamente abbiamo vinto un bando comunale con finanziamento della San Paolo, e il laboratorio di stampa 3 D ha avuto grandissimo successo, così, investendo ulteriori abbiamo risorse, con la Scuola di Robotica abbiamo creato un anno fa il Mad Lab 2.0, una start up innovativa a vocazione sociale. In pochi mesi il progetto è cresciuto ulteriormente: si è interessata a noi un’azienda milanese, la Realtà Group, sia per la stampa 3 D che per lo sviluppo della robotica in campo retail, e oggi è socia al 20%. Infine, dopo aver vinto un altro bando per l’innovazione del Comune di Genova, ci espanderemo in una nuova sede, sempre in Via della Maddalena, triplicando i nostri spazi.

Come usate i robot in ambito educativo?

Abbiamo otto robot di quattro diverse tipologie: Pepper, Nao, Elf e Aelos. Aleos e Nao sono costruiti per la didattica, mentre gli altri sono più commerciali. Infatti Pepper è presente in aeroporti e su Costa Crociere perché serve ad accogliere e interagire con i clienti. Mentre abbiamo portato Pepper all’inaugurazione di Euroflora. La Scuola di Robotica lavora da molto tempo sulla robotica umanoide per bambini, organizza la “Nao Challenger” in tutta Italia, e facciamo piccoli laboratori. Nao e Aleos servono a fare lavorare i bambini sullo sviluppo del software e le sue potenzialità.

Cosa realizzate con la stampante 3 D?

La stampante 3 D è rivoluzionaria perché è in addizione e non in sottrazione, perché crea partendo dal nulla. Serve soprattutto alla prototipazione, per cui professionisti come architetti e designer richiedono l’elaborazione di modelli e plastici; i designer, per esempio, oggetti come anelli o occhiali. La stampante 3 D serve a sviluppare un numero limitato di prototipi e affinarli o a personalizzare oggetti, mentre se si deve andare sui grandi numeri si va in fabbrica, perché il costo di produzione è inferiore. E abbiamo avviato diversi progetti.

Come il “Touch arte da toccare”?

Sì, lavorando molto con i musei, abbiamo realizzato il progetto, finanziato da San Paolo, “Touch arte da toccare”, in collaborazione con Palazzo Reale e Galleria Nazionale di Spinola, Istituto Chiossone e Scuola di Robotica, con obiettivo di facilitare la fruizione del patrimonio artistico per i non vedenti o disabili visivi. Abbiamo coinvolto bambini e studenti delle scuole superiori: abbiamo portato i bambini, un centinaio, in Galleria Spinola, facendo disegnare a loro un oggetto che li avesse colpiti, che poi è stato ridisegnato dai ragazzi più grandi, con la precisione fotogrammetrica: così abbiamo replicato diverse opere, poi donate al museo, e usate come ausili tattici per i non vedenti. L’idea è di progettare una visita settimanale dedicata.

Il Mad Lab 2.0 serve anche ai progetti di restauro?

Sì, lo abbiamo fatto per il teatro di Novi Ligure. Con la stampante 3 D abbiamo riprodotto una mensola di legno di 40 centimetri. Ci hanno dato il modello originale, abbiamo fatto il rilievo fotogrammetrico, circa cento foto, per ottenere il modello tridimensionale con la stampante. Ne abbiamo realizzate otto, che loro hanno decorato e ricoperto in foglia d’oro con le tecniche tradizionali di restauro. Il vantaggio della stampante in 3 D è che invece di dover usare il materiale originario e un artigiano che lo lavorasse e scolpisse il legno e ogni pezzo avrebbe avuto un costo superiore e un tempo di realizzazione maggiore. Noi usiamo plastica biodegradabile, di origine vegetale, o di riciclo. Infatti lo scopo del Mad Lab è proprio quello di usare plastiche di riciclo o che non abbiano alto impatto ambientale.

E poi ci sono i progetti ecosostenibili di riciclo e di utilità sociale.

Sì, abbiamo una filiera della plastica: usiamo i rifiuti plastici tritandoli e facendoli diventare di nuovo materiale prima. Sono sciolti e poi di nuovo solidificati a bobina e utilizzati con la stampante 3 D. Serve per creare gadget e oggetti semplici, con materiale di riciclo a cui viene ridata vita. Inoltre stiamo sviluppando un altro progetto con Sc’Art e il suo “Creazioni al fresco”, nato per persone che escono dal carcere di Pontedecimo. Con loro recuperiamo tele di ombrelli rotti, li cuciamo e creiamo borse e accessori, usando anche materiali plastici provenienti dal riciclo e diventati accessori creati con la stampante 3 D. In questo momento sono coinvolte due persone ex detenute e i ragazzi di Lab 85, il nostro centro di educazione al lavoro per adolescenti. L’idea è quella di commercializzare il prodotto.

Riciclate anche il legno?

Sì, stiamo cercando di creare oggetti con la bobina di legno: si tratta di polvere di legno e plastica che fa da legante: funziona nella stampante 3 D. In futuro vorremmo creare oggetti come quelli che facciamo con la plastica, ma per ora è solo un’idea, che comunque abbiamo portato all’interno di un progetto europeo a cui partecipa Amiu: Europe Force. Il legno è un problema notevole, viene tritato e portato fuori regione con costi elevati, ma con la ricerca e gli strumenti giusti potrebbe diventare una risorsa. Per ora usiamo il legno per farne nuovi oggetti d’arredo, come, per esempio, i bancali.

In ambito educativo create anche applicazioni?

Abbiamo creato un’app legata ai servizi per l’infanzia, che per ora stiamo affinando su Android e poi sarà disponibile anche per Apple. Si chiama “Buona storia social street” e a ottobre dovrebbe essere compiuta. Per ora è limitata alla nostra zona, ma la volontà è di estenderla a tutto il perimetro comunale, perché l’idea è che tutti gli enti potranno iscriversi per proporre servizi, come asili, laboratori ed eventi; chi scaricherà l’app potrà consultarla per cercare tutte le attività dedicate ai bambini, geolocalizzate. Speriamo che per fine anno l’app sia implementata per tutto il Comune.

Medea Garrone

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