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Attualità | giovedì 22 novembre 2018, 15:54

L'orrore delle Leggi Razziali anche nelle "Case e le cose" degli archivi del San Paolo (VIDEO)

Una mostra racconta con i documenti di archivio della banca ciò che fu sequestrato per conto dell'Egeli alle famiglie ebree di Piemonte e Liguria

L'orrore delle Leggi Razziali anche nelle "Case e le cose" degli archivi del San Paolo (VIDEO)

Tanti aspetti di un'unica tragedia. L'emanazione delle Leggi Razziali, 80 anni fa, portò tra le tante conseguenze anche il sequestro dei beni (definiti "eccedenti") ai cittadini ebrei, perché venissero rivenduti e il ricavato versato alle casse del Tesoro. E per il Piemonte e la Liguria fu affidato all'Istituto San Paolo da parte dell'Egeli - ente gestione e liquidazione immobiliare - il compito di tenere traccia e archivio di tutte queste confische.

E così, dagli archivi, la Fondazione 1563 per l'arte e la cultura della Compagnia di San Paolo ha estratto documenti e materiali per la mostra "Le case e le cose", che aggiunge un tassello a un mosaico di dolore che non smette mai di mostrarsi in tutta la sua severità. La consulenza storica e archivistica è affidata a Fabio Levi e Anna Cantaluppi."Gli archivi sono solo in apparenza grigi e polverosi, ma in realtà palpitanti di vita e possono tramandare ancora oggi una memoria come quella che racconta questa mostra - dice Piero Gastaldo, presidente della Fondazione 1563 -, uno strumento prezioso in un momento come questo in cui, soprattutto tra i giovani, questa stessa memoria si fa labile". 

Egeli rappresenta uno degli esempi, nella sua burocrazia, della banalità del male. Quasi indifferente al male che stava generando. Documenti, firme, fogli, carte, immagini di case (e non solo) sottratte a chi aveva come unica "colpa" quella di essere ebreo. "Torino è una città che sta raccontando in maniera particolare le leggi Razziste, più che Razziali, del 1938 - commenta Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino -. Spesso si è raccontato le Leggi come edulcorate e adottate solo per compiacere l'alleato tedesco. Ma è stato dimostrato che non è assolutamente vero, visto che hanno portato a una serie minuziosa di leggi, circolari e decreti che negavano ogni tipo di diritto ai cittadini ebrei, prologo della deportazione e della Shoah".

"Non c'era alcun fascismo buono fino al 1938, ma il razzismo era rivendicato con fierezza fin da principio, dal Duce e non solo"."C'era anche una cartella intestata al mio papà, una ricevuta della restituzione dei beni della casa di via Po, oggi via Morgari, dove poi sono nato io", ricorda con un velo di commozione Disegni.In mostra si contano 6300 tra fascicoli, lettere, pratiche e registri che scandiscono gli anni dal 1940 al 1950: minuziose descrizioni di edifici e inventari di ciò che si trovava al loro interno, nelle stanze ma anche nei giardini, alberi compresi. Ben 115 metri lineari di documenti "Finalmente questa documentazione può diventare di dominio pubblico - sottolinea Fabio Levi, già docente all'Università di Torino e da sempre impegnato nello studio di questi temi -. La persecuzione degli ebrei ha interessato indistintamente tutte le istituzioni, a cominciare dalle circolari che intimavano l'espulsione degli ebrei. La società italiana è stata interessata nella sua totalità".

Coinvolto nel 1940, l'istituto San Paolo creò un ufficio amministrazioni Egeli che a luglio 1942 toccò quota 47 unità addette, per arrivare a 61 nel maggio 1943. "Sette anni in tutto, dal 1938 al 1945, non sono pochi, specie se le energie sono concentrate contro un unico nemico - conclude Levi - e se una prima fase, ancora con il regime fascista, non conta episodi di violenza fisica e si muove all'interno di un confine di legge, oltre il 1943 la situazione degenera del tutto, senza alcun rispetto di alcuna regola e accettando iniziative di singoli o istituzioni".Dopo il 1945 scatta la fase delle restituzioni di ciò che è scampato alla vendita. "Soprattutto beni immobili, mentre i beni mobili sono spariti quasi tutti, anche a causa di razzie. Ma in moltissimi casi non c'era nessuno, discendenti compresi, a cui restituirli".

Massimiliano Sciullo

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