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Cronaca | 13 marzo 2019, 17:07

Uccise la compagna per gelosia: concesse le attenuanti e infuria la polemica

Il tribunale ha comminato una pena ridotta all'assassino, riconoscendo una mitigata responsabilità nell'atto, visto il forte turbamento emotivo nel momento del delitto

Uccise la compagna per gelosia: concesse le attenuanti e infuria la polemica

Javier Napoleon Pareja Gamboa, l'operaio di 52 anni che ha ucciso per gelosia la moglie nella sua abitazione di via Fillak, avrebe compiuto il delitto in uno stato di forte e incontrollabile turbamento emotivo, e questa cicostanza è stata ritenuta un'attenuante nella sentenza che lo ha condannato a 16 anni di carcere con il rito abberviato.

Per il giudice l'operaio avrebbe agito in "reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che o ha illuso e disilluso allo stesso tempo".  "Con questa motivazione è stato riesumato il delitto d'onore", afferma l'avvocato Giuseppe Maria Gallo che assiste i familiari di Jenny Angela Coello Reyes, la vittima della vilenza. "Ormai - aggiunge - assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico, gli omicidi a sfondo passionale sono inseriti in un circuito di tempesta emotiva".

I commenti tuttavia arrivano anche dal mondo dell'associazionismo e della politica: "Nessuna attenuante andrebbe riconosciuta nei femminicidi. Preoccupa l'orientamento di alcuni Tribunali che hanno dato pene ridotte riconoscendo motivi emotivi in chi ha ucciso - afferma Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell'Arci -. Riconoscere condizioni quali la gelosia, la delusione, sottolinea la visione che nelle coppie la donna non è libera di scegliere di lasciare un uomo. E se lo fa in qualche modo viene giustificata l'estrema reazione dell'uomo. Il numero di femminicidi in Italia è rimasto pressoché invariato nonostante gli omicidi in assoluto siano diminuiti. L'emergenza è che si sta affermando un modello più culturale che giudiziario che nei rapporti tra uomo e donna fa sì che l'uomo si senta legittimato a uccidere quando qualcosa va storto. Purtroppo - conclude - simili sentenze alimentano questo schema che condanna tutte le donne".

Sul tema interviene anche il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, che sottolinea: "La legge sul codice rosso è un punto di svolta importante. Un via libera celere ed all'unanimità su questo testo dimostrerà quanto alta sia l'attenzione sul tema. Da ministro della Giustizia non commento le sentenze e rispetto l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Sul codice rosso c'è un impegno concreto".

Redazione

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