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Attualità | 19 marzo 2019, 16:40

La genovese Giulia Sezzi a bordo della nave Mare Jonio: "Siamo nel giusto"

Mentre la nave che ha soccorso 50 migranti è ancora al largo delle coste di Lampedusa, abbiamo intervistato l'operatrice genovese della Ong Mediterranea Saving Humans, che a bordo si occupa della loro assistenza. E' la 24 enne Giulia Sezzi

Giulia Sezzi e Mario Pozzan a bordo della nave Mar Jonio

Giulia Sezzi e Mario Pozzan a bordo della nave Mar Jonio

Sulla nave Mare Jonio, che ha salvato durante la notte scorsa un barcone con a bordo 50 migranti, operano diversi volontari della Ong Mediterranea Saving Humans. A bordo, tra i giovani operatori, c’è anche la genovese Giulia Sezzi, 24 enne impegnata da anni nel sociale, che abbiamo intervistato mentre la nave è ancora al largo di Lampedusa, in attesa di poter attraccare. Intanto sulla terraferma imperversano le polemiche, con un Ministro Salvini che giura che i porti in Italia resteranno chiusi e che definisce la Mar Jonio “nave dei centri sociali”.

Cos’è successo? Perché siete stati voi a recuperare il barcone?

Stiamo operando con Moonbird, due aerei legati alla Ong Sea Watch, che se vedono barche in difficoltà, ce le segnalano. Dal momento che noi eravamo a poche miglia dalla zona siamo intervenuti subito. Siamo arrivati prima di altre navi, come La Guardia Costiera libica, che, comunque, non si era assunta la responsabilità del salvataggio. Quindi, per rispondere a Di Maio, non abbiamo contravvenuto a nessuna legge del mare, perché nessuno si era assunto la responsabilità prima di noi.

Qual è la situazione al momento?

Da stamattina alle 6 siamo davanti a Lampedusa, a nemmeno un miglio di distanza. Abbiamo passato una notte di traversata difficile per il mare mosso, a causa del quale tutti stavano molto male, personale a bordo e ospiti. Stamattina abbiamo evacuato un ragazzo probabilmente malato di polmonite. Gli altri stanno meglio, ma sono provati dal viaggio e dalla permanenza in Libia, dove erano richiusi nei lager.

Ci sono anche minorenni?

Ci sono 13 minori, si tratta di ragazzi di circa 15 e 16 anni, da soli, è impressionante. Non possiamo raccontare nei dettagli le loro storie, ma molti hanno fatto le esperienze peggiori sia durante i mesi di viaggio per arrivare in Libia, poi là e durante la traversata. Sono stati in mare per 10 ore e sarebbero morti senza il nostro intervento. In totale 49 migranti. Chi vuol vederli come un pericolo pubblico, come una minaccia per la sicurezza del Paese, è offensivo verso di loro e verso di noi. Al centro dell’attenzione bisogna riportare loro come persone ed essere solidali con la loro lotta.

Hai un ruolo specifico a bordo della nave Mare Jonio?

Mi occupo di tutto ciò che riguarda gli ospiti dalla loro accoglienza a bordo, alla loro gestione beni di sopravvivenza, ai rapporti con il team legale e il mediatore, fino alla raccolta delle testimonianze e alle informazioni legali.

Qual è la tua storia? 

In passato sono stata sono molto vicina a Defence for Children. Mi ci ero avvicinata da molto giovane, perché mio zio, Pippo Costella ne è a capo e mi ha sempre coinvolta. Questo mi ha portato a interessarmi al tema dei migranti fin da piccola. Successivamente ho iniziato a fare politica anche in Germania, sempre occupandomi di questo tema e poi a Bologna, dove vivo e dove faccio parte del collettivo Ya Bas e TPO. Anche l’equipaggio di Mediterranea è caratterizzato da attivisti giovani, che hanno un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, e che fanno parte di diverse organizzazioni.

Salvini dice che la Mare Jonio è la nave dei centri sociali e che non attraccherà. Cosa rispondi?

Rispondo che non si possono chiudere i porti con un hashtag e che, anche se definire una nave che salva delle vite, come dei centri sociali è una riduzione, sono ugualmente fiera di farne parte. Non tornerei mai indietro e non mi pentirei mai di quello che stiamo facendo: siamo dalla parte giusta.

Avete idea di quanto dovrete restare in mare aperto? 

Non ne abbiamo idea, ma sta arrivando mal tempo, per cui speriamo ci indichino un posto. In qualche modo dovremmo ripararci: siamo 70 persone su una imbarcazione per 11 posti. Abbiamo viveri a sufficienza, ma dovremmo organizzarci se dovessero tenerci qui ancora per molto.

Medea Garrone

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