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Innovazione | 21 marzo 2019, 18:00

Chiara Luzzana, sound designer: "Ho creato la colonna sonora di Genova"

La sound designer Chiara Luzzana ha presentato al TedXGenova la colonna sonora della città, inserendola nel progetto internazionale THE SOUND OF CITY® con New York e Tokyo (FOTO)

Chiara Luzzana, sound designer: "Ho creato la colonna sonora di Genova"

Che suono ha la Lanterna mentre gira? E la finestra dell’ascensore di Castelletto mentre si apre? Ci ha pensato Chiara Luzzana a cogliere questi dettagli sonori particolarissimi, fino a creare la colonna sonora di Genova.

Lecchese, ma con casa a San Lorenzo al Mare (Imperia) Chiara è una delle pochissime sound designer donne esistenti, compositrice di colonne sonore per gallerie e brand famosissimi (ha saputo perfino cogliere il suono della pelle per un noto marchio di cosmesi), e che ha registrato i suoni e i rumori di Genova facendola entrare nel progetto THE SOUND OF CITY® insieme a metropoli come New York e Tokyo (ma che ancora non possiamo rivelarvi perché l'anteprima spetta a un noto marchio di orologi). Ed è così che scopriamo che i genovesi, in realtà, sono aperti più degli altri e che la melodia della nostra città ha il “ritmo energico, con radici solide e una passione viscerale. Come le canzoni d’autore, dove il dialetto genovese è musicale più di un pianoforte”.

Come ti è venuta l’idea di registrare i suoni di Genova?

Fa parte di un progetto, THE SOUND OF CITY®, iniziato nel 2013. A Shangai, New York, Venezia, Tokyo, Zurigo e Belgrad, ora si è aggiunta Genova. Ho pensato a questa città perché ho una piccola casa a San Lorenzo al Mare, dove vado da quando sono nata e che per me è meravigliosa, e proprio lì è nata l’idea del progetto, nel 2010 circa. Per andare là, da Milano, dove vivo, sono sempre passata da Genova, quindi quando mi hanno chiamata per partecipare allo scorso TedX ho pensato di farlo per Genova, che spesso sembra solo una città, appunto, di passaggio per varie ragioni, come il turismo e il porto. Invece io ho voluto fermarmi e ascoltarla, per darle l’attenzione che merita, e facendolo mi si è aperto un panorama infinito. A differenza del preconcetto secondo cui mi dicevano che avrei trovato solo chiusura e che nessuno mi avrebbe voluto parlare, ho scoperto un’apertura incredibile da parte delle persone, alle quali chiedevo qual è il suono più caratteristico della città. Fare entrare nel progetto la gente mi ha aiutato a trovare suoni speciali e caratteristici di Genova.

Che cosa hai registrato e perché?

Quello che mi ha stupito di più è che, essendo Genova e il porto molto rumorosi - nel senso positivo del termine, perché il suono per me è strumento musicale per eccellenza - ho immerso il microfono, che ho creato io, nel Porto Antico e sott’acqua. In quel momento è partito un traghetto che mi ha restituito un suono che, con il vociare delle persone, aveva una sinusoide quasi perfetta, che ho messo in loop dentro a una sorta di campionatore, e suonando ho potuto creare la melodia predominante del suono di Genova, mentre il traghetto che parte si è trasformato in un sintetizzatore. Bellissimo è stato anche il suono recuperato alla Lanterna, il un suono del faro che gira, che diventa qualcosa di fondamentale, in quello che poi si va ad ascoltare. Guardando la città nel dettaglio, si trovano gemme preziose che non esistono altrove: come il riverbero dei caruggi. E registrare al Mercato Orientale, è stato come trovarmi in un’orchestra dei famosi “mugugni” di cui sentivo parlare.

Che melodia ne viene fuori nel complesso?

Al Porto Antico si trova un grande tubo di ferro decorato, dove sono entrata da sola, con grande microfono. I bambini mi hanno chiesto che cosa ci facessi e la mia risposta non li ha stupiti, anzi, si sono messi a correre nel tubo: da lì ho recuperato il ritmo della colonna sonora, che quindi è energico e vitale, proprio come i genovesi. Il senso del mio progetto è quello di perdersi in una città perdendo i preconcetti che si hanno, e così ho trovato qui una delle città più accoglienti e calorose mai viste prima. Ho camminato per la città per 48 ore con uno zaino di 16 chili sulle spalle, e tra i diversi giri fatti, ho preso l’ascensore di Castelletto: aprendo la finestra con i vetri colorati, la maniglia ha fatto suono particolare: anche questo rientra nella colonna sonora, anche il dettaglio più piccolo ne fa parte.

A quale genere musicale potremmo paragonare la melodia di Genova?

La melodia sarebbe sicuramente un ritmo energico, con radici solide e una passione viscerale. Mi vengono in mente le canzoni d’autore dove il dialetto genovese è musicale più di un pianoforte.

Come si fa a fissare i suoni?

Ho studiato vari strumenti musicali, per cui ho imparato il metodo rigido, per esempio col pianoforte, ma ho capito che la mia creatività era bloccata. Sono diventata prima ingegnere audio, quindi un tecnico, e poi sound designer. Per ogni suono ci vuole un microfono per captarlo, per esempio per Nivea ho creato il microfono per sentire il suono della pelle. Ogni microfono, che è una membrana che vibra, si salda e si fa delle dimensioni più adatte a ciò che si deve captare e registrare: è come un pennello per il pittore.

Esattamente cosa fa il sound designer?

Ci sono sound designer che usano strumenti normali e che creano suoni per cinema ed altri che invece si dedicano al suono puro, come me. In Italia ce ne sono pochi. Sound designer dedicati solo alla materiala si contano sulle dita di una mano: donne ancor meno. Nel mio lavoro come sound design e compositrice, il ruolo del rumore è importante, e il progetto THE SOUND OF CITY®, supportato dalle ambasciate, per me ha l’importanza di ristabilire la priorità dell’ascolto, quindi visitare la città con le orecchie e non con la vista. Questa passione per il rumore nasce da quando ero piccola, infatti ho iniziato il TedXGenova dicendo che la mia fortuna è stata avere i genitori separati, perché per non sentire il vuoto attorno, ho iniziato a fare rumore con tutto quello che avevo attorno: infatti non uso strumenti musicali, ma mi dedico alla materia pura, quindi al suono e al rumore che si trasformano in melodia.

E attualmente sei presente alla Triennale di Minalo con un’installazione sonora.

Sì, la fondazione Francesca Rava mi ha chiamata per il padiglione di Haiti, dove ho realizzato un’installazione sonora che portasse il visitatore là. Per alcuni problemi non sono potuta partire, ma mi sono fatta mandare il materiale, come le risate dei bambini, il rap tipico dei ragazzi del posto, ma anche le frequenze del sisma del 2010 e 2018 e ho trasformato tutto in una melodia. Nel padiglione si entra con la lamiera, che vibra al suono dell’installazione: si chiama “Broken Nature”. Ma Haiti torna sempre in piedi, come si legge nella speranza negli occhi dei bambini.

 

Medea Garrone

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