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Cultura | 17 aprile 2019, 15:44

i capolavori a bulino di Albrecht Durer in mostra presso i Musei di Strada Nuova

Le opere in mostra fanno parte di una collezione privata di incisioni di grandi maestri del passato, che il proprietario ha intenzione di destinare al Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso

i capolavori a bulino di Albrecht Durer in mostra presso i Musei di Strada Nuova

I Musei di Strada Nuova presentano in anteprima una straordinaria serie di incisioni a bulino di Albrecht Dürer, uno dei maestri più importanti del Rinascimento nordico e protagonista insuperato di questa particolare tecnica: la sua arte è stata un punto di riferimento per pittori, disegnatori e incisori di tutta Europa anche nei secoli successivi.  

Le opere in mostra fanno parte di una collezione privata di incisioni di grandi maestri del passato, che il proprietario ha intenzione di destinare al Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso: al momento più di duecento fogli, di alcuni artisti italiani – tra i quali Grechetto, Giambattista Tiepolo, Giandomenico Tiepolo - ma soprattutto di artisti tedeschi del primo Cinquecento, come Albrecht Altdorfer, Hans Sebald Beham, e in particolare di Albrecht Dürer (1471 – 1528).

Si tratta di una raccolta eccezionale per consistenza e qualità, davvero unica nel panorama dei fondi collezionistici privati e pubblici di questo artista a livello, quanto meno italiano. Con l’accordo del proprietario, che per ora vuole mantenere l’anonimato, i Musei di Strada Nuova presentano in anteprima una parte delle incisioni di Dürer presenti nel fondo, per far apprezzare fin d’ora al pubblico la qualità eccezionale di questi superbi capolavori.

La mostra aprirà al pubblico dal 18 aprile al 30 giugno. Durante il periodo della mostra saranno organizzate visite guidate, laboratori, approfondimenti e itinerari in città, alla ricerca dei segni dell’influenza di Dürer sugli artisti locali.

In mostra 54 bulini e 2 acqueforti, che consentono al visitatore di seguire l’evolversi dello stile e della perizia tecnica dell’artista e i cambiamenti di registro nelle diverse tematiche da lui affrontate: dalle prime stampe, in cui l’influenza dei maestri nordici precedenti è più evidente, come “La sacra famiglia con la libellula” (1495 c.) o “Giovane donna insidiata dalla morte” (1495 c.), alla creazione di uno stile personalissimo, con immagini dalla complessa e affascinante simbologia, come “La grande fortuna” (1501 c.) o “La strega cavalca una capra” (1505 c.), bulini fondamentali per la comprensione dell’iter artistico di Dürer sia per l’altissimo virtuosismo tecnico che per la profondità psicologica e la ricchezza di significati simbolici.

 

 

 

La complessità iconografica che caratterizza sia i soggetti profani che quelli religiosi – in mostra sono esposte molte versioni della “Madonna col Bambino” e, nella sua completezza, la “Piccola passione su rame” (1507-1513) – destinava i bulini di Dürer in via previlegiata a un pubblico di colti collezionisti, capace di apprezzarne la grande attenzione ai dettagli, la raffinata esecuzione e gli abilissimi passaggi chiaroscurali.

La preziosità dei fogli in mostra deriva insieme dall’altissima qualità e dall’ottimo stato di conservazione: le incisioni risultano straordinariamente inchiostrate, con neri profondi e un tratto di grande freschezza e liquidità. Si tratta infatti nella maggior parte dei casi delle prime impressioni della lastra su carta.

Albrecht Dürer, come detto, è stato uno dei maestri più importanti del Rinascimento nordico. L’ampia diffusione delle sue stampe, oltre che i suoi soggiorni a Venezia, hanno contribuito a diffondere anche in Italia un repertorio di sue immagini e invenzioni, cui moltissimi artisti, compresi i genovesi, hanno attinto fino al pieno ‘600 e oltre.

Grande pittore e mirabile disegnatore, mostrò in particolare nell’arte incisoria un’abilità incomparabile, imparando a usare il bulino nella bottega del padre, un orafo ungherese stabilitosi a Norimberga, per poi perfezionarsi presso altri incisori e aprire successivamente una propria bottega.

Redazione

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