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Cronaca | 21 luglio 2019, 16:37

Pegli, passaggio cruciale a Tursi per il progetto del nuovo centro sportivo del Genoa

La società rossoblù intende rimanere a Villa Rostan, sta raddoppiando i campi di gioco, ma chiede il permesso edilizio per realizzare tre fabbricati da adibire a regia, palestra, sala stampa e magazzino. Necessaria una variazione del Puc

Pegli, passaggio cruciale a Tursi per il progetto del nuovo centro sportivo del Genoa

Settimana cruciale, per quanto riguarda l’iter che prevede il completo restyling del complesso sportivo ‘Gianluca Signorini’ di Multedo, che ospita il quartier generale del Genoa Cfc, sia come sede centrale che come campi per gli allenamenti. 

In queste settimane, uscendo dal casello dell’autostrada di Genova Pegli, tutti hanno potuto notare gli ingenti lavori in corso al vecchio ‘Pio XII’, storico punto di riferimento della società rossoblù per quanto riguarda la preparazione delle partite. Si tratta di una struttura privata, di proprietà dei marchesi Reggio, ma siccome il Genoa ha chiesto alcune modifiche strutturali e un titoli edilizio, anche in questo caso interviene il Piano Urbanistico del Comune di Genova, nella parte che appunto riguarda l’edilizia privata. 

La società del presidente Enrico Preziosi, attraverso il suo amministratore delegato Alessandro Zarbano, ha chiesto nei mesi scorsi le autorizzazioni per realizzare tre nuovi fabbricati, a servizio del centro sportivo ‘Signorini’, con contestuale aggiornamento del Puc cittadino. La pratica dev’essere sottoposta a diversi passaggi, previsti dalla legge. Al momento, esiste un parere positivo da parte della giunta Bucci, su proposta dell’assessore comunale all’Urbanistica, Simonetta Cenci

Ora, si passa all’esame in Commissione e poi al voto in Consiglio Comunale. La Commissione è convocata per venerdì mattina alle ore 9,30 a Palazzo Tursi. Si tratta, per la precisione, della Commissione V, ovvero quella che si occupa di Territorio e Politiche per lo Sviluppo delle Vallate. Contestualmente, è convocata anche la Commissione III, che si occupa invece di Bilancio

La pratica relativa al progetto del Genoa è passata in Giunta Comunale ai primi di luglio. L’oggetto è: ‘Realizzazione di tre nuovi fabbricati a servizio del centro sportivo Gianluca Signorini, sede del Genoa calcio, in via Ronchi a Pegli, con contestuale aggiornamento del Piano Urbanistico’

Si tratta di una prospettiva alla quale la società rossoblù tiene molto: oltre ai tre fabbricati, infatti, si sta lavorando per un raddoppio dell’attuale manto erboso a undici, con la sostituzione del piccolo terreno di gioco a sette. Quanto ai fabbricati, il progetto porta la firma dell’architetto Mario Zeduri

Nella sua corposa relazione, il professionista incaricato dal Genoa parte evidenziando le criticità dello stato attuale: “Un solo campo da gioco, inidoneo al mantenimento in salute della superficie erbosa, messa duramente alla prova dagli allenamenti, soprattutto invernali; tribune costruite a servizio del precedente campo di calcio perimetrato dalla pista di atletica, ammalorate, in parte crollate, pericolanti, praticamente inutilizzabili; costruzioni inappropriate, costruite con varie finalità: sala regia, riabilitazione degli atleti infortunati, stoccaggio di materiali e macchine, senza nessun valore estetico e inidonee all’uso; percorsi per il pubblico che assiste saltuariamente agli allenamenti, senza sede propria, senza protezioni laterali, inidonee per i portatori d’handicap, non illuminate”.

Il Genoa, si ricorda, ha avviato ormai un anno fa gli studi per la riqualificazione del centro sportivo, come detto, “totalmente inadeguato alle esigenze del calcio moderno. È stata quindi presentata in Comune di Genova una prima Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), relativa alla riqualificazione delle strutture sportive esistenti, e sono iniziati i lavori che prevedono: la realizzazione di due campi da gioco al posto di quello esistente, al fine di consentire l’uso degli stessi agli atleti e contemporaneamente gestire al meglio la rigenerazione del manto erboso; la demolizione parziale delle tribune e la riqualificazione della porzione che si conserva; il ridisegno delle aree scoperte conseguente alle opere di cui sopra”. 

Ma, secondo il progettista, tutto questo non basta, ed ecco il perché della richiesta di variante al Puc: “È assolutamente necessario che nell’area vengano ricollocate alcune strutture, già oggi esistenti ma assolutamente inadeguate e fatiscenti, relative a: recupero e/o preparazione atletica indoor degli atleti infortunati e non; registrazione delle sedute di allenamento; conferenze stampa; magazzinaggio attrezzi e materiali in uso alla società che gestisce i campi da gioco. Ecco quindi che, in armonia alla riqualificazione delle aree scoperte, sono stati collocati nel progetto generale di riqualificazione del centro sportivo tre fabbricati da adibire alle funzioni di cui sopra”.

Gli edifici occuperanno complessivamente uno spazio di 3174 metri cubi (294 per la sala regia/stampa; 2340 per la palestra; 540 per il magazzino): “Si tratterà di tre corpi di fabbrica a pianta regolare, dalle dimensioni contenute (pressoché analoghe in termini di volumetria totale a quelle oggi esistenti), da realizzare con strutture portanti leggere (ferro e legno), aventi caratteristiche con elevate prestazioni energetiche e che saranno caratterizzate da linee sobrie ed essenziali al fine di non porsi ‘in concorrenza’ con i caratteri tipologici di Villa Rostan ma di connotarne la natura di contemporaneità. I materiali di finitura saranno di colore bianco (presumibilmente metallo e vetro), con rimandi formali alle architetture marine contemporanee”.

L’architetto ricorda che “il progetto di realizzazione dei tre fabbricati è però in contrasto con la normativa vigente. Ecco quindi che si richiede che venga apportata al Puc una variazione di zonizzazione urbanistica che consenta la realizzazione dei suddetti volumi”.

Quindi, Zeduri avanza considerazioni di carattere generale, che sono, evidentemente, in linea con il pensiero della società rossoblù: “È evidente la necessità funzionale della richiesta, perché, mantenendo l’attuale previsione urbanistica e impedendo quindi la realizzazione di nuovi volumi a servizio dell’attività calcistica, si impedirà di fatto al Genoa di mantenere la propria sede nel sito attuale, con tutti i rischi di impoverimento globale del sito, già caratterizzato tra l’altro al suo intorno da strutture sportive inutilizzate e in stato di forte degrado. È altresì improponibile la soluzione, compatibile con la destinazione d’uso attuale, di vincolare all’uso pubblico l’impianto sportivo e gli erigendi fabbricati, trattandosi di strutture specifiche a servizio di una società calcistica di serie A che non può in nessun modo, per ragioni di sicurezza, organizzazione e riservatezza, ‘aprire’ le proprie strutture al pubblico, fatte salve ovviamente le tribune per assistere agli allenamenti, nei tempi e nei modi che la società stessa decide. Gli stessi campi da gioco hanno caratteristiche tali da non poter essere utilizzati da chicchessia, con il rischio concreto che il manto erboso non si rigeneri adeguatamente e che quindi i giocatori ne risentano. L’intervento di riqualificazione in progetto, nel suo insieme, ha l’obbiettivo di modernizzare una infrastruttura sportiva privata ma dall’indubbio carattere pubblico, visto il ruolo che riveste il Genoa Calcio nel panorama sportivo nazionale e internazionale. La società sportiva desidera rimanere collocata con le proprie strutture dentro la città di Genova, ma lo potrà fare solo dotandosi delle attrezzature necessarie allo svolgimento della propria attività in sicurezza, efficienza e visibilità”. 

Spetterà alla politica trovare la giusta sintesi tra le varie esigenze. 

Alberto Bruzzone

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