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Cultura | 16 novembre 2019, 17:00

Bruno Morchio: “La destra sovranista è cancerogena, sparge veleni e odio”

Nuova avventura di Bacci Pagano: ne ‘Le sigarette del manager’, il popolare investigatore si muove in Val Polcevera. Sabato prossimo presentazione a Chiavari, insieme a ‘Destino’, romanzo di Raffaella Romagnolo

Bruno Morchio: “La destra sovranista è cancerogena, sparge veleni e odio”

Sono colleghi. Sono scrittori affermati. Sono interessanti romanzieri, nel panorama editoriale italiano. Ma sono, soprattutto, grandi amici. Sabato 23 novembre, dalle ore 17,30 in poi, presso la sede di Wylab, in via Davide Gagliardo 7 a Chiavari, Bruno Morchio e Raffaella Romagnolo presenteranno al pubblico i loro ultimi, rispettivi lavori, e parleranno di tanto altro.

‘Parlami di te’ è il titolo di questo pomeriggio a ingresso libero: Bruno intervisterà Raffaella, che a sua volta intervisterà Bruno, in un ping pong tra due assi della penna che si preannuncia scoppiettante. L’introduzione, invece, sarà affidata a Goffredo Feretto, per anni editor della Fratelli Frilli e che conosce entrambe le personalità, per il fatto di averci lavorato e di averli aiutati a sbocciare.

Raffaella Romagnolo parlerà di ‘Destino’, pubblicato da Rizzoli: Marzo 1946, su una lussuosa Aprilia con autista, Mrs. Giulia Masca fa ritorno a Borgo di Dentro. Quarantasei anni prima, sola, incinta e senza soldi, aveva detto addio alle campagne piemontesi imbarcandosi su un piroscafo alla volta di New York. Nella filanda che l’ha vista operaia bambina, il tempo dei geloni alle mani e delle guerre con i padroni si era compiuto, e in mezzo alla folla di Manhattan, tra i grattacieli e il profumo di hot dog, per Giulia era iniziata una nuova vita: un marito titolare di un alimentari nel cuore di Little Italy, un figlio, un piccolo impero commerciale. L’America le aveva regalato il riscatto che aveva sempre sognato. Ma il passato la tormenta.

Bruno Morchio, invece, presenterà il suo ‘Le sigarette del manager’, edito da Garzanti, ennesima avventura dell’investigatore da lui creato, Bacci Pagano, che questa volta è ambientata in val Polcevera, a Genova. Ecco una sua intervista.

 

Ha scelto la val Polcevera per ambientare l’ultima storia di Bacci: un progetto legato al crollo del Ponte Morandi o che aveva già in mente prima?

“Il crollo del ponte ha costituito un trauma dal quale sembra che gli scrittori genovesi non riescano a prescindere. Questo vale anche per me. Prima di iniziare a scrivere questo romanzo, ne ho scritto un altro, che ho consegnato per la collana NeroRizzoli e che uscirà a maggio: una vicenda noir ispirata a certi titoli di Caine (‘Il postino suona sempre due volte’, ‘La morte paga doppio’), Dard (‘Gli scellerati’) e Simenon, ambientata in val Polcevera. Una storia di periferia dove la voce narrante è quella di una ragazzina che sta per diventare maggiorenne e che, per realizzare il proprio sogno, spinge il suo ragazzo a uccidere. La tragedia del crollo dunque è stata uno di quegli eventi che hanno lasciato il segno, anche se il mio interesse da tempo verteva sulle periferie post-industriali, di cui la val Polcevera è un esempio emblematico. I miei interrogativi sono tutti ne ‘Le sigarette del manager’”.

 

Come ha trovato questa zona popolare della città? Più orgogliosa, più ferita, più rassegnata, più intenzionata a reagire?

“La caratteristica di questa valle, a differenza di altri distretti post-industriali della città, è che qui gli scheletri della passata stagione industriale sono ancora lì, vuoti, a occupare lo spazio e a ricordarci quello che siamo stati. In questa città sempre più vecchia, quasi moribonda, che non riesce a proporre alcuna prospettiva ai suoi giovani, bisogna smetterla di pensare al passato e sforzarsi di immaginare un futuro. La politica si è rivelata incapace di farlo, essa guarda ai sondaggi e all’immediato tornaconto elettorale e propone sciocchezze come ‘quota cento’, ma manca di progettualità a medio e lungo termine. Specula su falsi problemi (presunto allarme sicurezza, quando il numero dei reati è di gran lunga inferiore a venti anni fa, presunta emergenza immigrazione) e ignora i problemi veri: lavoro, scuola, sanità, tenuta del tessuto sociale. La destra sovranista è cancerogena, sparge veleni, odio e fake news, e allontana ‘il popolo’ dalla possibilità di migliorare davvero la propria condizione di vita.

 

Che rapporto ha con le periferie cittadine? Qui Bacci incontra un nuovo amore, c’è spazio anche per i buoni sentimenti nel contorno di un giallo e sullo sfondo di una tragedia che segnerà la città per sempre.

“L’amore non sempre è un ‘buon sentimento’; in questo caso sembra esserlo perché restituisce al protagonista la voglia di vivere; negli ultimi romanzi (diciamo da ‘Lo spaventapasseri’ in poi) Bacci Pagano sembrava piuttosto guardare gli altri vivere e, dopo avere incontrato la morte, si era rannicchiato in una sorta di letargo emotivo e fungeva da testimone delle vicende che contribuiva a sbrogliare”.

 

Nel panorama cittadino lei è molto ben inserito. Che rapporto ha con i suoi colleghi?

“Con molti miei colleghi intrattengo rapporti di amicizia e sono rimasto affezionato al mio primo editore, Frilli, e alla galassia di autori che gravitano intorno alla casa editrice”.

 

Per lei Genova è? I primi tre aggettivi che le vengono in mente.

“Vecchia, nostalgica, superba”.

 

Ha lavorato come psicologo e psicoterapeuta. Secondo lei, al giorno d’oggi, si può vivere di sola scrittura?

“Dipende da quanto si vende. In generale è molto difficile, direi quasi impossibile”.

 

Lei è abbastanza attivo sui social, e non fa mistero delle sue opinioni politiche, una scelta precisa?

“Lo sono stato durante il governo giallo-verde perché vivevo con angoscia gli effetti tossici sul Paese delle narrazioni fasulle del sovranismo nostrano, becero, bugiardo, razzista e sostanzialmente autoritario. Una prospettiva politica che ci porta fuori dall’Europa, in acque pericolose per la democrazia. Spero con tutto il cuore di non doverli ritrovare al governo”.

 

Dove sta andando l’Italia, come vede questa fase del Paese?

“Se non smettiamo di restare appiattiti sul presente, se le forze democratiche non recuperano una capacità progettuale, a partire dai dati reali e non dalle narrazioni della propaganda spicciola, la vedo davvero brutta”.

 

La lunga serialità, nel suo caso, ha portato successo. Secondo lei può durare ancora o alla lunga si dovrà fermare?

“Alla lunga, tutti ci dobbiamo fermare. Come dice Bacci, è la funzione igienica del tempo. Se la serialità si combina con altri tentativi di scrittura, essa non costituisce un problema. Personalmente quando scrivo un nuovo romanzo, che sia con Bacci o meno, cerco sempre di sperimentare qualcosa di nuovo. È sempre una sfida con me stesso”.

 

Se non ci fosse stato Bacci Pagano, di cosa le sarebbe piaciuto scrivere?

“Difficile rispondere: le case editrici mi hanno sempre lasciato libero, quando ho voluto scrivere di altro l’ho fatto (‘Il profumo delle bugie’, ‘Il testamento del Greco’). Se ne fossi stato capace, mi sarebbe piaciuto scrivere un romanzo come ‘L’Ulisse’ o ‘Il processo’, ma mi mancano i fondamentali”.

 

A Chiavari presenterà il suo libro insieme a Raffaella Romagnolo. Che rapporto ha con lei?

“Con Raffaella siamo amici fin dai tempi del suo primo romanzo, ‘L’amante di città’, un giallo pubblicato da Marco Frilli. È davvero brava: il suo romanzo, ‘Destino’ (sarà perché racconta la città di mio padre, Ovada, o perché sto diventando vecchio), mi ha commosso fino alle lacrime”.

 

Vi introdurrà Goffredo Feretto, che la conosce sin dai tempi della Fratelli Frilli. I più bei ricordi di quegli anni?

“Anzitutto le persone: Marco Frilli, i suoi figli, Monica, Michela, Ghiazza, Tebano, Ludovica Schiaroli, oltre ovviamente a Goffredo e sua figlia Ester. Con alcuni di loro ho mantenuto un rapporto e ne sono felice. Il ricordo più esaltante: il mio primo libro alla vecchia Feltrinelli primo in classifica nelle vendite per tante e tante settimane, nonostante nel frattempo uscissero titoli di autori più che affermati. Sono soddisfazioni che non si dimenticano”.

Alberto Bruzzone

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