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Cronaca | 25 ottobre 2019, 16:49

Il Comune: “Nessuno sversamento nel Varenna”. Ma restano troppi misteri

L’assessore all’Ambiente Matteo Campora risponde all’interrogazione di Fabio Ceraudo (M5S) dopo l’articolo de ‘La Voce di Genova’. Ma come mai il terreno non viene bonificato? E mentre Carmagnani tace, i residenti sono sempre più sconcertati: che cosa c’è veramente nel sottosuolo di Multedo?

Il Comune: “Nessuno sversamento nel Varenna”. Ma restano troppi misteri

Sversamento di sostanze inquinanti nel torrente Varenna durante la piena dei giorni scorsi, il Comune di Genova prova a smentire.

Nei giorni scorsi, durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Fabio Ceraudo, ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata (ex articolo 54) all’assessore comunale all’Ambiente, Matteo Campora, per sapere “se dagli ex terreni Eni ci sono stati degli sversamenti nel torrente Varenna e se, con un intervento tampone, si è riusciti a evitare la contaminazione in mare”.

L’episodio è accaduto, per la precisione, martedì 15 ottobre, ed è stato raccontato da ‘La Voce di Genova’, sulla base di fonti assolutamente verificate: quando il livello del torrente si è notevolmente innalzato, a causa delle forti piogge, dal muro di contenimento lato ex depositi Eni sono comparse delle panne, messe lì per fermare una ‘strana’ fuoriuscita da quegli argini, e impedire che i liquami finissero in mare.

Dal 2016, anno in cui quest’area è stata dismessa, si verificano puntualmente episodi di sversamento. A occuparsi della questione è Città Metropolitana, insieme a Carmagnani. Per fermare la fuoriuscita, è stata innalzata una barriera, ma quando il Varenna si riempie d’acqua, come lo scorso 15 ottobre, questa non risulta sufficiente e le sostanze vengono rilasciate nell’ambiente.

La Voce di Genova’ ha raccolto una serie di testimonianze, circa questo episodio, eppure la versione data da Tursi in Consiglio Comunale è stata differente: “La polizia ambientale del Comune di Genova, che ha eseguito un sopralluogo martedì 15 ottobre - informa l’assessore Campora - ha comunicato che non c’era in atto nessuno sversamento, ma solo il posizionamento preventivo, in considerazione della previsione di forti piogge, di una trincea drenante con panni assorbenti, già in opera dal 2014. Tale intervento era stato anche comunicato dalla ditta Carmagnani. Il 18 ottobre personale della stessa ditta ha provveduto a rimuovere le bande, per evitare il trascinamento a mare”.

Ora, al netto della buona fede dell’assessore Campora, persona stimatissima e di indubbia professionalità, sorgono spontanei alcuni interrogativi. Primo: come mai Carmagnani non ha smentito l’articolo della ‘Voce di Genova’? Secondo: come mai sono necessarie queste panne? Terzo: perché la barriera non è in grado di reggere da sola la portata di quel muro di contenimento? Quarto, e più importante: che cosa diavolo c’è sotto a quel terreno? Quali sostanze vi sono contenute? Che cosa c’è nel sottosuolo di Multedo, quartiere in cui vivono migliaia di persone, dove c’è una scuola elementare frequentata da centinaia di ragazzi, dove i depositi di materiale pericoloso sono a cinque metri dalle case? Perché nessuno vuol raccontare come stanno le cose? Perché non vengono fornite alla cittadinanza delle analisi complete e perfettamente ‘neutre’, ovvero eseguite da rilevatori che non hanno nulla a che fare con Arpal, né con Asl, ma sono invece completamente indipendenti rispetto agli enti locali?

Detto questo, e considerato, senza timore assoluto di smentita, che il sottosuolo di Multedo è marcio - altrimenti non ci sarebbero bisogno delle panne - quando arriverà il momento, caro assessore Campora, caro Comune di Genova, cara Eni, cara Carmagnani e cari chiunque di voi, di parlare in maniera responsabile di un intervento radicale di bonifica?

Questo è il nodo centrale del problema. Non già lo sversamento o meno, non già le notizie date e smentite, non già chi ha ragione o torto: lo vogliamo eliminare questo marcio, sin dalla radice?

Perché Carmagnani, al contrario di quando ha fatto diverse volte Superba, attraverso il suo amministratore delegato Alessandro Gentile, non ha mai detto una parola sulla delocalizzazione dei depositi costieri?

Perché risulta aperta, presso il Comitato Tecnico Regionale, una richiesta in cui l’azienda chiede di poter aumentare il proprio stoccaggio di circa seimila metri cubi? Coincide questo con la volontà di andarsene?

Perché se un cittadino normale è in procinto di traslocare, non sta certo a puntare l’appartamento a fianco, tanto per fare un paragone. Può venire qualche dubbio allora?

Pare pienamente legittimo. C’è una vecchia canzone dei Rem che dice ‘silence means security’, ovvero ‘il silenzio significa sicurezza’. Ma se questo garantisce pochi, sta diventando sempre più odioso e insopportabile per tanti.

Il tutto mentre, sempre rispondendo all’interrogazione di Ceraudo, l’assessore Campora tocca anche lo spinosissimo problema della nuova collocazione dei depositi. Ribadendo un concetto che è tutto meno che definitivo: “Entro fine novembre, la commissione incaricata da Autorità Portuale renderà noti i risultati tecnici relativi alle nuove possibili aree”.

Alla fiera dei ritardi, si aggiunge quella dei misteri, nel bel mezzo di una cittadinanza sempre più attonita e abbandonata.

Serve aggiungere altro?

Alberto Bruzzone

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