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Sanità | 25 luglio 2020, 07:00

I nostri organi accolgono le nostre emozioni. I consigli di nutrigenomica di Simona Oberto

I nostri organi accolgono le nostre emozioni. I consigli di nutrigenomica di Simona Oberto

Immaginatevi seduti sulla riva di un bellissimo lago di alta montagna: la luce del sole illumina lo specchio d’acqua intensificando così i suoi mille colori verde-turchesi. La cima innevata della vetta vicina si specchia come a voler ricordare al mondo la sua imponenza. Guardate il cielo azzurro e respirate a pieni polmoni: l’aria è frizzante e leggera e ve ne sentite nutriti ed energizzati. Una lieve brezza trasporta i profumi del vicino campo fiorito che, come una tela multicolore di un dipinto, fa da cornice allo splendido specchio d’acqua. Vi sentite sereni, in pace con voi stessi e con il mondo. State vivendo un momento di emozioni intense che stanno entrando nel vostro organismo man mano che le vivete. Ma cosa sono le emozioni e perché hanno un così grande impatto sulla nostra salute psicofisica? Immaginate di buttare un sasso in questo lago.

Osservate i cerchi concentrici che si formano. Ecco, ora pensate al sasso come a un’emozione e all’acqua come fosse il vostro corpo. Ebbene sì, le emozioni si propagano per l’organismo, penetrando all'interno degli organi. Ogni emozione si somatizza e ogni organo ne diventa il ricevente. E non dobbiamo stupirci di ciò, perché l’uomo non è semplicemente un corpo fisico, una macchina da aggiustare e a volte da rattoppare alla meno peggio, ma è una persona dotata di indole, carattere, intelletto, predisposizioni, capacità adattative, spiritualità. Tutte componenti energetiche che gli permettono di provare emozioni che, se mal gestite, possono nel tempo farlo ammalare. Sto parlando di una “fisiologia tradizionale”, carica di significati simbolici e metaforici, attraverso la quale più che una diagnosi clinica si effettua una “diagnosi energetica”, basata su una serie di interrelazioni, corrispondenze e connessioni, perché l’essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come una complessa unità-totalità, non riducibile ad un semplice assemblaggio delle sue parti costituenti. Ragionando in modo olistico allora non sarà difficile comprendere che nello stomaco e nella milza si conserva il pensiero, nel polmone dimora l’intuizione, nel rene riposa la volontà, nel fegato troneggia la capacità decisionale e nel cuore risiede la gioia. Ma c’è anche tutta l’altra faccia della medaglia e così il rene sente la paura, il fegato incassa la collera, il polmone ospita la tristezza, la malinconia e l’inquietudine.

I polmoni sono il “centro del dolore”! Sono l’organo che quando è in  carenza energetica, predispone la persona al pianto, al disinteresse per la vita e per le persone, alla perdita dell'istinto di conservazione, ma anche  a un senso di oppressione generale. Il polmone è indiscutibilmente legato all'aria. L'aria, tra i quattro elementi della natura, è quello che permette la comunicazione tra gli esseri viventi. Noi dunque siamo esseri “aeriferi”, perchè da lei dipende la nostra sopravvivenza, prima ancora che dall'acqua e dal cibo. Le vie respiratorie, sono le vie di comunicazione e di scambio tra l'ambiente interno ed esterno.  Tutti i disturbi legati all'apparato respiratorio rappresentano simbolicamente il nostro “bisogno di aria", di spazio e autonomia. Proviamo a pensare all'asma, essa comunica il rifiuto di prendere contatto con qualcuno (o qualcosa) ad esempio con una  madre troppo soffocante o, peggio, fredda e distante.  I modi di dire, che hanno a che fare con l'aria e la respirazione, spiegano esattamente questo concetto:" Mi sento a corto d'aria o Non mi sento neanche libero di respirare”. Ora pensiamo al nostro cuore, lui non è semplicemente la “pompa del sangue” ma in esso sono custoditi i sentimenti profondi della nostra anima, esso è una sorta di “memoria emozionale” di tutte quelle sensazioni ed emozioni proprie dell'uomo. Bellissima questa citazione: “Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso...lo stesso se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.

Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana. Invece è silenzioso e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga completamente dal dolore”. Il cuore è la sede della felicità e della gioia ed emana saggezza e intelligenza e le patologie dell'apparato cardiocircolatorio sono collegate a un'insufficiente "circolazione" di amore e gioia nella nostra esistenza. Le forti emozioni, le tensioni e lo stress infatti, hanno un effetto negativo sul suo buon funzionamento. Avere il cuore sereno non è solo un modo di dire, ma è l'espressione del giusto equilibrio che il cuore  deve raggiungere. Che dire dello stomaco. Lo stomaco è “luogo e strumento di trasformazione”, come viene raccontato in molti miti antichi e moderni, in cui l’eroe viene inghiottito da un mostro e rimane nel suo stomaco fino a quando viene restituito al mondo, trasformato. È quanto accade ad esempio nella storia di Pinocchio, dove l’essere inghiottito dalla balena è il passaggio-chiave che consente al piccolo eroe di ritrovare il padre e tornare nel mondo dove da burattino diventerà bambino, cioè dalla materia grezza diviene essenza vitale. Lo stomaco è quindi una cavità profonda in cui discendere sembra dunque il passaggio obbligato perché si possa verificare una vera trasformazione, un “passaggio di maturità”. Il cibo non sfugge a questa regola: entra grezzo nella cavità dello stomaco, viene purificato e infine trasformato in materia vivente, nella nostra stessa carne.

L’essenza di ciò che mangiamo, con la digestione e l’assorbimento, diventa di giorno in giorno il nostro corpo. E la frase:” Noi siamo quello che mangiamo”, per quanto inflazionata, è dunque veritiera. Ma esiste anche un “cibo emozionale”, il cui sapore è intimamente legato al vissuto personale e all’atmosfera affettiva della quale ci si nutre. Lo stomaco dunque non è chiamato solo a digerire gli alimenti, ma anche le emozioni che la nostra psiche vi associa. Per diventare “noi”, perciò il cibo deve essere piacevole e digeribile, ma non è sempre così.  “Quante ne ho dovute mandar giù!”, “Questa proprio non la digerisco”, “Quel tipo mi sta sullo stomaco”, sono frasi comuni in cui l’avversione emotiva per persone e situazioni è vissuta proprio a livello gastrico. E poi c’è lui, l’organo più potente di tutti: il nostro fegato, che è la “sede della collera”, dello spirito di intraprendenza, del dinamismo. Quindi un suo squilibrio in eccesso porta alla gelosia, alla collera violenta, alle nevrosi. Al contrario un suo difetto porta all'apatia, al poco dinamismo, alla scarsità di idee. I problemi al fegato sono determinati da inquietudini, da preoccupazioni oppure da un rifiuto ad adattarsi. Si "blocca" per qualcosa che è sempre “troppo”: troppo grasso, troppo cibo, troppo alcool... La sua sofferenza indica smoderatezza ed eccesso.

L' emozione “paura” è invece legata al rene. La paura di non essere in grado di portare a termine i propri progetti di vita, di non riuscire a sviluppare le proprie potenzialità intrinseche. I reni sono gli organi “custodi della vitalità”, in essi risiede l'energia vitale che ci viene data alla nascita. Sono lavoratori instancabili, organi che devono eliminare le scorie. Chi spende molte, troppe energie per sé stesso  o per gli altri, può mandare “in rosso” il proprio bilancio energetico e  mettere a serio rischio la funzionalità di questi organi. Il rene è anche la sede della “forza di volontà” intesa come forza necessaria per portare a compimento gli obbiettivi prefissi. Essi rappresentano anche la socialità: sono “organi di contatto”. Infatti i disturbi ai reni si manifestano quando sono presenti conflitti interpersonali e scarsa socializzazione. Insomma che dire, ogni volta che provate una emozione, ricordatevi che lei verrà sempre somatizzata.

Non esistono emozioni negative in sé, ognuna fa la sua “parte” nel garantire e favorire il nostro equilibrio psicofisico. Sono le emozioni eccessive o cronicamente trattenute che favoriscono le patologie! Quindi dobbiamo imparare a riconoscere, comprendere e gestire le nostre emozioni, in modo che non si trasformino, se mal gestite, in un’altra  causa di malattia, perché la salute è un nostro diritto ma anche un nostro dovere.

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