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Cronaca | 04 agosto 2020, 14:18

Il dossier ‘Spiagge’ di Legambiente: la Liguria è tra le regioni con meno spiagge libere

Grammatico: "La regione sta continuando a perdere la qualità del proprio paesaggio costiero, è necessario portare le spiagge libere al 40% come previsto dalla legge"

Il dossier ‘Spiagge’ di Legambiente: la Liguria è tra le regioni con meno spiagge libere

Nell’estate del covid si confermano alcune tendenze ma troviamo anche sorprese lungo le coste italiane: la prima è che trovare un posto libero dove prendere il sole liberamente e gratuitamente è sempre più difficile, aumentano infatti le concessioni balneari che ad oggi interessano oltre il 50% delle spiagge italiane, inoltre l’8% di costa non è balneabile perché il mare è inquinato. A dirlo è il nuovo rapporto ‘Spiagge’ di Legambiente che come ogni anno fotografa la situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere del Belpaese.

Legambiente ha messo assieme i dati del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di regioni e comuni, ed analizzato foto aeree per stilare una classifica dei primi dieci comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione, nella quale figurano Alassio, Jesolo, Forte dei Marmi, Rimini, Lido di Ostia, San Benedetto del Tronto, Alba Adriatica, Pozzuoli, Giardini Naxos e Mondello; lungo lo Stivale si registra una situazione composita, ma nel complesso decisamente allarmante per chilometri sottratti alla libera fruizione.

Oltre la spiaggia, il mare: dove però non sempre è facile fare un bagno in tratti di costa puliti, come emerge dai dati 2020 del portale ‘Acque’ del ministero della Salute elaborati da Legambiente. Il 7,8% dei tratti sabbiosi in Italia è sottratto alla balneazione per ragioni d’inquinamento, in special modo in Sicilia, Calabria e Campania che in totale contano circa 73,5 km sui 90 interdetti a livello nazionale; mentre sono complessivamente 169,04 i chilometri di costa abbandonati in tutta Italia; il risultato è che la spiaggia libera e balneabile nel nostro Paese si riduce mediamente al 40%, ma con grandi differenze tra le regioni.

Mentre l’attenzione si concentra su ombrelloni e stabilimenti, a dover preoccupare è la scomparsa delle spiagge per l’aggressione dell’erosione costiera: dal 1970 i tratti di litorale soggetti ad erosione sono triplicati ed oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni e picchi del 60% in Abruzzo, Sicilia e Calabria. In media è come se avessimo perso 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione. Se i dati sono inequivocabili a preoccupare è quanto potrà avvenire in uno scenario di cambiamenti climatici e innalzamento del livello del mare come quello in atto, con 40 ambiti costieri a rischio d’inondazione secondo gli scenari elaborati da Enea; intanto aumentano i danni economici che nei prossimi anni rischiano d’essere davvero rilevanti. Le notizie positive vengono dalla crescita di stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità.

“Le spiagge rappresentano una straordinaria risorsa del nostro Paese sia in chiave ambientale che turistica, - dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - ma anche spazi vissuti da milioni di persone per diversi mesi all’anno, eppure se ne parla solo per le polemiche, in primis la Bolkestein, senza che vi sia un dibattito all’altezza di queste sfide; per farlo serve alzare il livello del confronto ed entrare nel merito delle questioni coinvolgendo tutti gli attori in campo, nessuno escluso. La sfida che vogliamo lanciare ai comuni costieri, ai balneari, al governo è di aprire un confronto sul futuro delle spiagge italiane: se entriamo infatti nel merito delle questioni diventa possibile trovare soluzioni di qualità ed innovative: è un obiettivo condiviso che vi siano maggiori e più efficaci controlli rispetto alle trasformazioni in corso lungo le coste italiane, per trovare regole capaci di migliorare e diversificare l’offerta, di affrontare questioni ambientali come l’erosione che si aggraveranno in una prospettiva di cambiamenti climatici”.

La Liguria vanta il record della percentuale maggiore di costa sabbiosa occupata: è il 69,8% che risulta concessa a stabilimenti balneari (1175), campeggi (273), circoli sportivi e complessi turistici; per quanto riguarda la costa non fruibile perché inquinata è terza con il 7,3%, prima la Sicilia (18,9%) e seconda la Campania (15,5%). Altro record negativo è quello del comune di Alassio che insieme a Jesolo e Rimini è tra i comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione: su 7 km di costa sono presenti 95 stabilimenti balneari con un’occupazione della costa pari all’88,2%. Per quanto riguarda le spiagge date in concessione il paradosso è che con la legge regionale del 2008 si è stabilita la porzione di litorale di libero accesso, ma ad anni di distanza dalla sua emanazione non viene rispettata perché non prevede sanzioni per chi non la applica. I comuni sarebbero infatti obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari né autorizzare interventi che eccedano l'ordinaria manutenzione.

“La regione sta continuando a perdere la qualità del proprio paesaggio costiero, - dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria - la forte urbanizzazione, la presenza di porti commerciali e turistici, i servizi e lo sviluppo industriale hanno ridotto lo spazio libero e fruibile per i cittadini e l'erosione costiera, con l'intensificarsi di fenomeni sempre più intensi come le mareggiate, stanno mettendo a dura prova questo ristretto spazio; è necessario rinaturalizzare e rigenerare dove possibile tratti di costa, evitare la costruzione di impattanti opere di difesa che non risolvono il problema, se non localmente spostandolo su tratti di costa limitrofi e portare le spiagge libere della Liguria al 40% come previsto dalla legge”.

Ma ci sono anche le buone notizie perché è sempre più ricco il racconto d’esperienze di gestione di qualità anche in Liguria nel rapporto di Legambiente, tra le buone pratiche di quest’estate Legambiente segnala:

Lido Idelmery - Arma di Taggia. Il lido ha attuato, con l’Università di Savona, un progetto di gestione della Posidonia spiaggiata con cartelli esplicativi in tutto lo stabilimento. Nel 2018 ha sollecitato l’abbandono della plastica usa e getta, offrendo ai clienti che consumavano il pranzo in spiaggia, un kit di piatti e posate compostabili e ha realizzato insieme ai bambini dei clienti dei costumi per il carnevale di Arma fatti con rifiuti plastici.

Bagni Capo Mele - Laigueglia. Lo stabilimento ha partecipato ad un progetto sperimentale con il dipartimento del territorio dell’Università di Genova che consisteva nella realizzazione di una sorta di parco con tutte le specie dunali autoctone che sono ormai quasi estinte in Liguria: il giglio di mare, il finocchio di mare, il papavero di mare e tutte le specie floreali che crescevano sulle spiagge prima che venissero costruiti gli stabilimenti balneari. Lo scorso anno la spiaggia è diventata anche museo. Si tratta del primo Museo della Spiaggia in Italia ed è un progetto che coinvolge più enti ed università e terminerà nel 2022.

Spiaggia 20Riviera - Varigotti. È la spiaggia comunale libera attrezzata, a Finale Ligure. L’ingresso alla spiaggia, ai bagni, alle docce fredde e agli spogliatoi è gratuito per tutti. In questa spiaggia vengono serviti solo prodotti italiani e nel chiosco solo ingredienti stagionali, in gran parte provenienti da aziende agricole a km0. La spiaggia è eco-friendly e pet-friendly. La spiaggia non è artificiosa: è composta da materiali presenti in loco e rielaborati da onde e correnti.

Bagni Garibaldi - Finale Ligure. I bagni si distinguono perché completamente accessibili a persone con disabilità grazie a rampe e passerelle localizzate ovunque ed hanno in dotazione la sedia per l’ingresso in acqua dei disabili. I titolari riescono a tenere aperto lo stabilimento per 8 mesi l’anno stabilizzando quasi tutto il personale con contratti a tempo indeterminato (una vera eccezione per la categoria).

Massimo Bondì

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