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Economia | 27 ottobre 2020, 19:05

La lunga notte di ristorazione bar e piccolo commercio: "Nuovi sacrifici del settore solo a fronte di garanzie"

Il punto di vista di Alessandro Cavo (Confcommercio) e Massimiliano Spigno (Confesercenti) sulla difficile situazione economica, fra interlocuzioni istituzionali e proteste per tutelare la categoria

La lunga notte di ristorazione bar e piccolo commercio: "Nuovi sacrifici del settore solo a fronte di garanzie"

Che la pandemia da coronavirus stia mettendo a dura prova l'intero sistema economico italiano è un fatto, ma certamente uno dei settori maggiormente in sofferenza è quello di bar, ristoranti e piccolo commercio. Proprio per questo le associazioni di categoria sono in movimento fra manifestazioni di piazza, gesti simbolici e interlocuzioni istituzionali volte a ottenere, se non un allentamento delle restrizioni a carico deli esercenti, almeno la certezza di contropartite economiche capaci di far superare questa difficile fase alle imprese.

La Confcommercio ha indetto per domani una manifestazione nazionale in molte citta italiane, che andrà in scena alle 18.00. A Genova la mobilitazione si svolgerà in maniera telematica, visto che i decreti regionali vietano le manifestazioni pubbliche.

"Noi diciamo che le nostre imprese non possono sopportare un lockdown di fatto - spiega raggiunto al telefono Alessandro Cavo, presidente regionale e provinciale FIPE -. Consideriamo che la chiusura serale per ristoranti e bar taglia l'unica fascia oraria che garantiva de fatturato, visto che lo smart working ha svuotato pranzi e colazioni. Non comprendiamo come avendoci imposto un protocollo di sicurezza avanzato che è andato bene per tutta l'estate, garantendoci di andare avanti con contagi molto bassi, ora si decida di colpire di nuovo noi in questa maniera. Le imprese non riescono a essere più economicamente sostenibili e abbiamo necessità che ci siano ristori immediati e automatici, cassa integrazione e contributi a fondo perduto. Possiamo fare ora un nuovo sacrificio come durante il lockdown solo nel momento in cui preventivamente vengano approvate misure che permettano al nostro settore di sopravvivere. Va anche considerato che misure importanti di investimento approvate a livello regionale, come il bando per la digitalizzazione o quello per l'acquisto di dpi, sono state vanificate dalle misure imposte dal governo nazionale, così come il provvedimento con cui il Comune ci veniva incontro sulla trasformazione dei dehor estivi per affrontre le temperature invernali".

"Allo stato attuale non si conosce l'entità dei contributi che verranno erogati, ma quello che noi chiediamo è una continuità di queste contromisure mese per mese, ove le imprese continuino a essere impossibilitate a fatturare - prosegue Cavo -. Questi aiuti non possono essere una tantum come ha detto il presidente Conte, ma devono  essere collegate con un automatismo ai tempi di applicazione del lockdown di comparto, perché effettivamente ci troviamo di fronte auna vera serrata per tutto il settore. Si tenga anche presente il fatto che ci sono ancora imprese che non hanno nemmeno percepito i primi aiuti a fondo perduto. Vogliamo toccare con mano il decreto che uscirà nelle prossime ore e valutarlo con attenzione. Noi siamo perplessi da come il governo si è mosso con questa stretta alle 18.00, giunta inaspettata. Credevamo che avremmo potuto continuare il servizio almeno fino alle 21.00 o alle 22.00, ma non così presto.  Staremo a vedere cosa farà il governo, e nel frattempo abbiamo convocato per mercoledì una manifestazione alle 18.00 in tutta Italia, che a Genova si svolgerà in forma virtuale visto che l'ordinanza regionale vieta manifestazioni pubbliche. E' certo che se non saremo ascoltati la protesta continuerà a livello nazionale".

Anche Confesercenti è fortemente critica nei confronti delle norme contenute nel Dpcm, e, come spiega il presidente genovese Massimilinao Spigno, l'associazione si è mossa per sollecitare adeguate misure di sostegno agli imprenditori.

"Abbiamo deciso di chiedere ai nostri associati - racconta Spigno - di appendere dei cartelli di protesta alle serrande; abbiamo poi scelto di intraprendere la via del confronto istituzionale con l'incontro dei nostri vertici nazionali con il presidente Conte invece della protesta di piazza, perché non è il nostro terreno. Riteniamo inoltre che non ci siano le condizioni per scendere in strada a far valere le nostre posizioni in maniera produttiva, e per capirlo basta vedere cosa è successo ieri notte a Torino e in altre città".

Dura la posizione di Fiepet Confesercenti rispetto alle determinazioni assunte dl governo nazionale: "Ci viene da ridere al pensiero che dopo le 18.00 non si possa più mangiare in un ristorante e prima sì, ma mettiamo comunque davanti il discorso della salute, che è una per tutti e nessuno la può rimborsare. Subiamo queste misure, perché non possiamo dire di essere contenti di quanto sta accadendo, ma credo che arrivati a questo punto occorra chiedere i ristori necessari per superare questo momento gravissimo. Oltre al discorso che noi siamo una delle categorie che ha speso di più per operare a norma, ci siamo anche trovati presi in giro, visto che ci viene chiesto di rimanere aperti solo di giorno, mentre di è proprio di sera che realizziamo la maggior parte dell'incasso. Dobbiamo comunque guardare oltre e andare a chiedere soluzioni rapide e senza perdite di tempo per superare questo momento e ripartire da zero".

Spigno spiega poi quali sono gli aspetti emergenziali per le imprese dei quali l'esecutivo romano si deve assolutamente fare carico: "Una delle priorità per le nostre imprese sono gli affitti, per cui abbiamo bisogno del credito di imposta o di qualunque misura ce ci consenta di rimanere nei locali che occupiamo in maniera legittima; non pagare le mensilità sarebbe scorretto nei confronti di chi ci fornisce l'immobile. E' poi fondamentale la cassa integrazione per i nostri dipendenti che da soli non possiamo mantenere, e poi i finanziamenti a fondo perduto, che devono arrivare in maniera veloce e sostanziosa. Noi non ci possiamo più indebitare: lo abbiamo già fatto e prima o poi, al netto delle moratorie, questi debiti andranno pagati, e ora non possiamo aggravare questi oneri in maniera ulteriore. Tutto questo anche alla luce del fatto che già prima del lockdown non partivamo da una situazione florida e ottimale, già esistevano difficoltà generalizzate al piccolo commercio. Pressione fiscale, burocrazia e concorrenza dell'e-commerce già ci tenevano sotto pressione, ma la pandemia ha assestato una mazzata a tutti dalla quale posiamo uscire solo grazie al governo".

 

Carlo Ramoino

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